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Curiosità su Il fantasma - Film (2000)

  • TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/07/08 DAL BENEMERITO PIGRO
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  • Grande esempio di cinema:
    Gippal
  • Davvero notevole!:
    Lucius
  • Non male, dopotutto:
    Pigro, Rebis
  • Scarso, ma qualcosina da salvare c’è:
    Daniela
  • Gravemente insufficiente!:
    Renato

CURIOSITÀ

4 post
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  • Lucius • 12/04/10 19:53
    Scrivano - 9052 interventi
    Un articolo sul film:

    O Fantasma
    sconvolge il Lido

    Tante scene scabrose e una penetrazione anale



    dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE

    VENEZIA - Sergio è un netturbino omosessuale, ossessionato dal sesso, che prova piacere immergendosi nelle atmosfere più degradate possibili. Gira per la città a caccia di avventure tra le discariche, con manette e tuta di lattice nero, alla ricerca dell'uomo di cui si è innamorato. Ed è attraverso la sua disperazione, e soprattutto i suoi (moltissimi) rapporti intimi mostrati senza reticenze, che lo scandalo investe in pieno la Mostra della Laguna. Scandalo atteso e quasi invocato, almeno a giudicare dalla folla presente all'anteprima per addetti ai lavori della pellicola in questione: "O fantasma" del portoghese Joao Pedro Rodrigues. Al termine della proiezione, però, ci sono stati molti più fischi che applausi.

    Ma l'importante è che le tanto annunciate scene scabrose ci siano. Eccome. Si comincia dopo pochi secondi dall'inizio, con una penetrazione anale tra due uomini. E si prosegue con una galleria di sequenze che alla fine sembrano un po' tutte uguali, anche se le situazioni variano: dalla mastubazione sotto la doccia in ipossia, cioè facendosi quasi soffocare dal tubo dell'acqua, alla scena in assoluto più discussa, quella di un rapporto orale, sempre tra gay, mostrato in tutta la sua crudezza. E le citazioni potrebbero continuare.

    Si tratta insomma di sequenze non molto comuni, in un film presentato a Venezia col massimo dell'ufficialità, e cioè in concorso. E il dibattito su quanto questa trasgressione sia opportuna finisce per oscurare l'altro discorso, quello sulla qualità estetica dell'opera. Alcuni hanno apprezzato l'atmosfera della pellicola, il suo racconto quasi silenzioso. Altri l'hanno trovato privo di trama e irrisolto".

    Pareri contrastanti, dunque. Quanto al trentaquattrenne regista, anche lui omosessuale, di fronte allo scandalo annunciato sostiene che non era questo a cui mirava, girando "O fantasma": "La mia intenzione spiega era raccontare una storia, usando il sesso come mezzo. Per filmare la brutalità del sesso non potevo non filmare scene di sesso". E, pur negando motivi autobiografici nella vicenda, ammette di essere stato "ossessionato" dal protagonista Sergio (interpretato da Riccardo Meneses): "I fantasmi conclude Rodrigues sono quelli che abitavano nella mia testa". Adesso spetta al pubblico, con la proiezione di domani, dare il giudizio sul suo lavoro.

    (7 settembre 2000)
  • Lucius • 15/04/10 01:13
    Scrivano - 9052 interventi
    Un articolo sul regista Joao Pedro Rodriguez:

    Joao Pedro Rodriguez
    Una delle figure di spicco della nuova cinematografia portoghese
    "O' Fantasma" e "Parabens" presentati a Venezia 2000


    di Matteo Merli



    Si è tenuto alla Sala Truffaut, situata nel centro cittadino di Modena, la rassegna La Manica tagliata, dedicata al tema gay & lesbica nel cinema. La serata ha avuto una importanza particolare, per la presenza a Modena di Joao Pedro Rodrigues, una delle figure di spicco della nuova cinematografia portoghese, che è venuto in Italia per la prima volta, per incontrare il pubblico modenese, e discutere del suo cinema.

    Alla proiezione si è potuto vedere il corto Parabens! ( 1998 ), che nella sezione del concorso cortometraggi della Mostra del cinema di Venezia di quell'anno vinse un premio. Il corto segue le vicende di un incontro amoroso consumato in una notte tra un ragazzo di vent'anni e un uomo di trent'anni. Il mattino dopo, l'uomo ripiomba nella vita reale, con la telefonata della sua ragazza, mentre il giovane esplicita il suo sentimento, ingenuo ma diretto. Il ragazzo si muove nella casa, giocando e adattandosi a quello spazio: in fondo lui ama quell'uomo. Alla fine, il desiderio di un amore vero allontana le incertezze e dubbi. Il corto di Rodrigues, è la sua prima opera, e lo stile acerbo e trasparente di questa storia risalta i toni e i modi del suo "fare" cinema, che si esprimeranno compiutamente nel suo primo lungometraggio, O' Fantasma. Questa pellicola, è stata presentata in concorso a Venezia 2000, facendo discutere critica e spettatori. Il controverso film di Rodrigues, segue le pulsioni segrete di uno spazzino a Lisbona, che sogna il corpo di un motociclista, in una visione incontenibile di sesso e passione, che il protagonista ossessivamente alimenta, e che alla fine lo condurrà alla sparizione, ad essere il fantasma di se stesso. O' Fantasma è un film di sensazioni forti, che si accumula di desideri istintivi, che scuote lo spettatore, lo inquieta e lo disturba. Con il pubblico, Rodrigues spiega che il suo cinema richiede tempo, poiché il suo scopo e materializzare il corpo, in una visione naturalista dell'uomo, nei suoi atteggiamenti più semplici. Autori come Bresson, Rossellini e Tsai Ming Liang, rappresentano per il regista punti di riferimento, anche come preparare gli attori alla scena. Infatti per il suo primo lungometraggio, Rodrigues ha cercato per un anno attori non professionisti, per poi prepararli al set, provando e riprovando la scena, in puro stile Bresson. Molti spettatori, hanno chiesto spiegazione per alcune scene, e il regista trentaquattrenne ha risposto che non spetta lui giudicare il film, ma è chi vede il film, che deve vivere le sensazioni altalenanti del protagonista. Insomma, non c'è niente da spiegare, perché come suggerisce il regista, O' Fantasma è un film visionario, da vedere e rivedere. Dopo, il regista ha spiegato il suo percorso artistico, dalla Scuola di cinema, all'incontro con la Rosa film, che gli ha prodotto i suoi lavori. Rodrigues che con coraggio rispondeva alle risposte del pubblico, con un italiano comprensibile, ha detto di essere contento della accoglienza che ha ricevuto la sua pellicola in Italia ( primo paese al mondo a distribuire la sua pellicola al cinema ), e ha annunciato che sta lavorando alla sceneggiatura del suo prossimo film. L'incontro con Rodrigues, è stata un'occasione rara e unica, per conoscere da vicino uno dei talenti del cinema moderno portoghese, e non solo.
  • Lucius • 15/04/10 04:14
    Scrivano - 9052 interventi
    Mi perdonerà Zender se posto una recensione di uno spettatore alla Mostra di Venezia, presa da internet, per Filmscoop.it,è importante per capire di che tipo di opera stiamo parlando:

    Volete sapere perchè esiste un cinema gay? Per suscitare sdegno e ripugnanza nei giurati di un festival o in alcuni critici allocchi capaci di dire "Film del genere fanno male alla causa degli omosessuali" perchè: udite udite, si vede una fellatio in bella vista.
    In realtà la provocazione di Rodrigues, pur imperfetta, non è così pretestuosamente scandalosa come si vuole far credere.
    E non è nemmeno un film gay, se si vuole ad ogni costo affibbiare un'etichetta a un genere che di per sè non dovrebbe manco esistere.
    Film-scandalo della mostra di Venezia 2000, "O fantasma" è potenzialmente un vero capolavoro. Dico "potenzialmente" perchè non sempre le (migliori) intenzioni sono dettate da un'altrettanto efficace resa artistica.
    Perchè alla fine il film rischia di perdersi in se stesso, di diventare troppo lobotomico nel suo tortuoso tragitto, e di scivolare nel gratuitismo grottesco.

    Eppure basterebbe da sola la Lisbona notturna e ombrosa, logora ed equivoca come mai si è visto in un film, a dare a "O fantasma" la celebrità underground di un vero e proprio Cult.

    Si rassicurino i movimenti gay: qui non c'è nulla che faccia incetta di soap-opera e bei giovanotti come nel tanto decantato "Che mi dici di Willy?"

    E si vergognino le masse "normali": questo è un film ben diverso dal solito clichè sull'inclinazione sessuale.

    "O fantasma" è una sorta di noir estremo, che affronta il tema dell'abuso del proprio corpo e dell'ossessione feticista verso l'oggetto/soggetto del desiderio, Un film "disturbante", irritante e geniale, che dà vita attraverso la degenerazione del rito sessuale (forma di sottomissione e possesso, mai di piacere) all'emblematica forma Bunuelliana dell'Uomo di oggi davanti al proprio destino di dipendenza e ossessione.
    Gli eccessi del protagonista, Sergio, diventano il black out mentale di qualsiasi altro individuo: prigionia dell'uniforme (curiosa la metafora dello spazzino-rifiuto), passione carnale che annaspa nel buio, l'odore dei rifiuti, il bondage, il rumore assordante del camion della spazzatura.

    Metafora forse confusa ma illuminante sull'umanità che non accetta di diventare rifiuto di se stesso, forse troppo simbolico, forse eccessivamente prolisso, ma vitale come pochi nel suo impudico coraggio.

    Il cinema ha bisogno di film come questo, per quanto la provocazione annunciata (fobie censorie da "ultimo tango" del 2000) sia soprattutto mentale, e non (solo) visionaria.
  • Lucius • 29/04/10 20:36
    Scrivano - 9052 interventi
    Vincitore del Gran Premio della Giuria come miglior film straniero al Festival di Belfort del 2000.