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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Le commedie in cui compare d'improvviso un'eredità da dividere tra fratelli spesso si somigliano: spingono uno dei due a riscopre le proprie radici, i luoghi in cui è cresciuto e dove l'altro è regolarmente rimasto. L'emigrato in questo caso è l'Aldo Baglio del trio con Giovanni & Giacomo, qui assenti, mentre Milano (da sempre loro città simbolo) resta sullo sfondo a mostrare il Duomo, la Madonnina e i Navigli prima di essere abbandonata in favore della Sicilia. Nel capoluogo lombardo Salvatore Macaluso (Baglio) ha una pizzeria, "Il Gelso", che gestisce con la moglie (Ocone) facendosi saltuariamente aiutare dal figlio Enzo (Calgaro), che sogna una carriera da sound designer...Leggi tutto ma poco conclude. Sommerso dai debiti, sull'orlo del tracollo, Salvo riceve la fatidica telefonata del notaio: papà (Sperandeo) è morto, vieni in Sicilia a ritirare l'eredità. Giunti lì (siamo a Vita, caratteristico paesino del trapanese) si scopre l'impedimento: il bel casale coi terreni annessi, per il quale il sindaco fa subito un'offerta molto allettante (notevole Aldo che cerca di nascondere l'estrema contentezza alla vista della cifra), appartiene anche al fratello Lillo (Calcagno), al quale Salvo non parla da anni e che non ha alcuna intenzione di vendere. Comincia così l'ovvio tuffo nel passato (con flashback di gioventù che in realtà non aggiungono nulla e anzi appesantiscono la narrazione) e il riavvicinamento tra fratelli nemmeno propiziato dal padre che, apparendo in sogno a Salvo, si limita a dare parchi consigli e a definirlo, come da bambino, "cosa inutile". Non passerà molto prima che ai due si aggiungano poi la famiglia di Salvo - compresa di figlia incinta (Martino) di rientro da Amsterdam - e pure la napoletana Carmela (Ventura), a cui il protagonista da giovane aveva dedicato una canzone tentando vanamente d'intraprendere una carriera alla Nino D'Angelo (il quale offre la sua bella voce per un paio di pezzi), con tanto di caschetto biondo. Con l'arrivo di un bimbetto figlio di Carmela a far folklore il parco attori è sostanzialmente completo. Detto quindi di una storia che ricalca schemi ampiamente abusati, di un'ambientazione che coglie sufficientemente bene lo spirito di una Sicilia legata alle tradizioni e alla terra, è però da segnalare una sceneggiatura assai povera sia dal punto di vista comico (le battute "vere" si contano sulle dita di una mano, le altre sono estemporanee uscite di Aldo da catalogare alla voce "mestiere") che contenutistico. II quadretto familiare consegnatoci ha tratti deprimenti e dispiace soprattutto vedere come male vengano sfruttate le potenzialità umoristiche della Ocone e come si dibattano tra logori, spesso antipatici botta e risposta i due figli coi genitori. Un po' meglio la figura del fratello orso, gigante semimuto che si rivitalizza un minimo quando non deve contrastare Salvo. Poi le solite ceneri del defunto che finiscono in faccia, l'incapacità di chiedere scusa, il rapporto difficile tra padre e figlio... tutte cose già viste troppe volte: per dar loro un senso era necessario un soccorso ben maggiore del copione, o una regia più agile che regalasse brillantezza al film. Invece ci si deve accontentare di scoprire un Aldo meno caricaturale del consueto e del classico ritratto buonista mascherato da fasullo cinismo di facciata. Spiccano come simpatici innesti surreali le prolungate pernacchie allo scemo del villaggio. Una mediocrità poco aurea che si traduce in semplice “guardabilità”. Una Sicilia "soft" per un film dimenticabile, nonostante un lodevole garbo nell'esposizione, una buona recitazione complessiva e qualche momento in cui si coglie bene la predisposizione comica del protagonista.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/07/22 DAL DAVINOTTI
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Markus 10/07/22 14:20 - 3522 commenti

I gusti di Markus

Siamo alle solite. Prendi un meridionale trapiantato nella stereotipata Milano (quanto ci manca quella Anni '70 e '80 di Pozzetto, quella vera) e lo riporti - per forza di eventi - al "paesello" dove naturalmente riaffioreranno ricordi d'infanzia, drammi, ma anche buoni sentimenti. L'idea è molto banale, supportata però da un Aldo Baglio in forma, capace di fatto di rendere la pellicola a tratti godibile; al regista invece il merito d'aver evitato lo spesso tragico "effetto secondo tempo", in cui per carenze d'idee ci si trascina verso un finale atteso come l'aria. Scorrevole.

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