Summertime - Film (1983)

Summertime
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MMJ Davinotti jr
Anno: 1983
Genere: drammatico (colore)
Note: Presentato nel 1983 al Festival del cinema di Venezia.

Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Prodotto e diretto da Massimo Mazzucco nonché da lui ideato con Luca Barbareschi e scritto con Michelle Reedy, SUMMERTIME gioca col titolo, che indica l’estate in un film in realtà ambientato d’inverno e che ricorda la prima solo nell’incipit, in cui il protagonista Marco (Barbareschi) è a Disneyland sotto il sole della Florida insieme a una sua coetanea, Valerie (Gilder). E’ per ritrovare lei che il giovane giunge a New York e si stabilisce nel seminterrato di un ragazzo (Ferguson) che gentilmente si offre di ospitarlo.

Appena di fronte a un telefono Marco chiama, ma a casa di Valerie risponde un uomo; lei non c’è, tocca richiamare. Marco...Leggi tutto così esce, ne approfitta per esplorare Manhattan e subito viene avvicinato da un assicuratore che vorrebbe rifilargli una delle sue polizze. Lui ci scherza, ci si diverte, anche per entrare quanto più possibile in sintonia con la gente del posto. Non ha un vero progetto e, quando finalmente Valerie lo richiama, dice di esser lì per un errore, che dovrà ripartire a breve. L’importante è rivederla, e dopo una sfilata alla quale la donna partecipa come modella, esce con lei. Si capisce presto, però, che il tempo che potrà dedicargli è poco e Marco resta spiazzato. Prova a divertirsi altrove, accetta i consigli del suo amico americano, frequenta un bar, conosce una ragazza, ma è evidente quanto a interessargli sia solo Valerie… D’altra parte è lì per quello.

Dimostrando bella padronanza dell’inglese, Barbareschi va alla scoperta della Grande Mela senza grande convinzione; proprio come il suo Marco, incerto su come approcciare la città e come riuscire a riconquistare Valerie. Del loro passato nulla ci viene detto, se si esclude il loro incontro felice in Florida, ma non è necessario. Conta di più il modo in cui New York viene descritta agli occhi di un ragazzo semplice, talora utilizzando uno stile quasi documentaristico: i negozi, la frenesia, la gente per le strade, le sale da biliardo, i fast food, i locali (il “G.G.’s Barnum” esisteva veramente, dalle parti di Times Square, simbolo di una certa disco a cavallo tra la fine Settanta e i primi Ottanta).

Marco cerca di assorbire la cultura americana del tempo, vi si pone di fronte col candore tipico del primo Barbareschi, che si era costruito un personaggio di giovane romantico e ingenuo, sempre sorridente, anche quando doveva fronteggiare le ovvie problematiche del quotidiano. Come in questo caso, naturalmente: l’amore di una donna troppo impegnata lavorativamente per dedicarsi a lui lo deprime ma non gli toglie il sorriso, né gli impedisce di capire quanto l’illusione possa scontrarsi col mondo reale riportando tutti sulla terra. Un breve percorso di maturazione compiuto attraverso l’immersione in una realtà cosmopolita. Mazzucco racconta la sua breve storia (appena un’ora e dieci) con leggerezza, disincanto, senza tuttavia troppo incidere e restando in superficie, limitandosi a mostrare angoli caratteristici della città e un italiano che se ne va alla sua scoperta spiegandoci come essa potrebbero apparire agli occhi di chi, alla sua età, s’imbarcasse in una simile avventura.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/05/24 DAL BENEMERITO PANZA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 24/05/24
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Panza 7/05/24 21:52 - 1866 commenti

I gusti di Panza

Piccola avventura americana per Barbareschi (come nel suo esordio) realizzata con pochissimi mezzi e retta da una storia davvero minimale: tanti silenzi e riprese sulle stranianti architetture di New York per rappresentare lo stato di malinconia di un italiano che incontra una donna conosciuta tempo prima. Questa storia non riesce però a fare breccia e resta la sensazione di un esperimento non particolarmente riuscito, quasi come se fosse messo in piedi più per il piacere di farlo che per lo spettatore. Però il finale con la canzone "La vita", resa nota da Shirley Bassey, non è male.

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