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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Le paradisiache immagini delle Florida Keys sulle quali si apre sono già quanto di meglio si possa ottenere dal film di Jared Cohn, che finché riprende meravigliose panoramiche di mari dai colori incredibili, spiagge bianche, isole e scogli predispone al meglio l'appassionato. L'ambientazione c'è. Manca tutto il resto, purtroppo... Produzione Asylum tra le meno fantasiose di sempre in tema, si limita a piazzare tre ragazzi in kayak in balia degli squali: Jason (Pearson), ex fidanzato della protagonista Sarah (McGarvin), sta accompagnando lei e una giovane make-up artist in ascesa, Meghan (DeStefano), verso una nuova isola da poco emersa grazie a un uragano. L'idea è quella di realizzare un bel servizio...Leggi tutto fotografico (Jason lavora nel campo) in un Eden tutto da scoprire. Già alla prima tappa su uno scoglio in mare aperto, tuttavia, il gruppo si ritrova a che fare con gli squali. Rimasti sullo scoglio, capiscono che non ce ne sarà per molto: la marea è destinata a sommergere tutto e allora... Solo il telefonino di Sarah, a corto di batteria, prende; ma può essere utilizzato per un'unica chiamata. La ragazza decide di contattare il padre (Meghan l'aveva inutilmente supplicata di comporre il 911): lavorando per la Civil Air Patrol, quest'ultimo (Madsen) si mette immediatamente a studiare come aiutare la figlia. Lo fa via computer a dire il vero, perché Madsen dalla sua stanzetta (anzi, dalla sua sedia) non si muove praticamente mai per tutto il film, limitandosi a fingere preoccupazione e terrore, a lanciare messaggi telefonici alla segreteria del cellulare della figlia, a sgranare gli occhi senza perdere la bussola. Non che diriga grandi operazioni... Giusto qualche chiamata alla Guardia Costiera o ai suoi uomini, il minimo indispensabile per farci capire che qualcosa sta facendo. Ma ovviamente il film è altrove, in mare, dove in kayak tocca combattere contro le immancabili orde di squali digitali e sperare di pagaiare fino alla vicina isola (che è poi quella alla quale il gruppo puntava inizialmente). Attacchi contenutissimi e ben poco spettacolari, lunghe riprese subacquee dei pescecani alternate ad altre dall'alto che mostrano le sagome muoversi intorno ai protagonisti o altre ancora (un paio di una certa suggestione) che inquadrano le minacciose pinne in avvicinamento. Il problema è che non c'è niente da dire: esaurite quelle quattro parole riguardanti i ricordi di Sarah circa la madre morta di cancro o il suo periodo con Jason, si raschia il fondo del barile troppo a lungo rifugiandosi per forza di cose, appena possibile, sulle espressioni di terrore dipinte sui volti. Con una sceneggiatura tanto misera, incapace di rendere minimamente coinvolgenti pure le ricerche di papà Madsen dalla sua stanzetta in legno (non che lui si sprechi, sa bene in che film è finito e non è certo la prima volta), si rimpiangono le riprese documentaristiche iniziali, in cui almeno qualcosa di più di qualche canoa in mare aperto si vedeva. Inutile soffermarsi sulla sfida finale, ovviamente lontana da ogni credibilità e risolta sbrigativamente nel peggiore dei modi. Recitato decentemente (soprattutto dalla McGarvin), impacchettato in una piacevole fotografia dai colori sparatissimi, con effetti speciali che nel 2020 cominciano a farsi quasi accettabili anche quando non ci sono i soldi, è purtroppo debole in troppi reparti nonché superfluo nella migliore delle ipotesi: tensione inesistente, inquadrature sempre uguali e un Madsen in versione mummia che ripete instancabilmente alla figlia via telefonino (in diretta e via segreteria): “Ti  voglio bene, I love you, ghe pensi mi”.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/09/20 DAL DAVINOTTI

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