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TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/11/20 DAL BENEMERITO COTOLA
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Cotola 11/11/20 20:34 - 8048 commenti

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Un violoncellista incontra una donna sulla metropolitana: da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. E non è un modo dire. Spiazzante cortometraggio firmato da Lanthimos che non manca di singolarità e bizzarria come tutte le opere del greco di cui si intravedono anche qui i tratti caratteristici del suo stile. Perturbante, straniante, coinvolgente, non lascia certo indifferente. E il plot narrativo si presta a non poche interpretazioni. Interessante e complesso come non sempre accade. L'ennesima dimostrazione che possono bastare pochi minuti per fare grande cinema. 

Pinhead80 2/12/20 20:28 - 4155 commenti

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Le opere di Yorgos Lanthimos non sono mai banali e si pongono come metafora di un mondo malato e asettico incapace di comunicare. Anche questo cortometraggio continua il discorso iniziato tanti anni fa dal regista e rafforza il suo messaggio attraverso la solita intercambiabilità dell'essere umano nella quotidianità domestica. La società moderna ne esce con le ossa frantumate, schiava di una routine asfissiante, che lobotomizza con il nostro assenso e senza pietà. Tanti i momenti che inducono allo smarrimento e che allo stesso tempo diventano l'occasione per interrogare il presente.

Daniela 4/01/21 19:57 - 10772 commenti

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Tornando a casa in metropolitana, un violoncellista rivolge una domanda banale ad una sconosciuta che risponde ripetendo le sue parole. Da questo "contatto" deriva prima una duplicazione e poi una sostituzione a cui la famiglia dell'uomo non sembra fare caso... Solo una manciata di minuti, ma densi per la complessità della metafora che si presta a molteplici interpretazioni: del resto, le opere del regista non sono mai di immediata fruizione e buona parte del loro fascino deriva dalla persistente sensazione di inquietudine che riescono ad instillare. Piccola grande opera. 

Bubobubo 8/01/21 18:01 - 1537 commenti

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È forse una tacita shibboleth, la domanda che Dillon rivolge a una sinistra Patakia sulla metropolitana: una richiesta generica per sapere l'ora (un tentativo di tenere il passo di giornate tutte identiche, scandite dall'iterarsi rituale di gesti meccanici?), che crea inavvertitamente un riflesso e scatena la grottesca sostituzione del soggetto agente. Permette decine di letture diverse l'ultimo corto di Lanthimos, a partire da un titolo che evoca il "nulla" alludendo però al "doppio": un gioco intellettuale di negativi sullo smarrimento del sé e sul ruolo sociale dell'individuo.

Capannelle 15/01/21 20:23 - 3928 commenti

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Oh sì, il succo che Lanthimos pare suggerire è che è facile essere rimpiazzati, a tal punto che perfino i nostri cari potrebbero non accorgersene e lasciarci di stucco. Un corto che denota stile ma anche una certa presunzione da parte del regista greco nella pomposa alternanza tra gesti quotidiani e fanfare orchestrali. Dillon con la sua faccia incredula ci sta bene, ma alla fine quello basta e sarebbe stato interessante vedere qualche variazione narrativa in più.

Pigro 23/09/21 10:56 - 8518 commenti

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In dieci minuti di corto si spalanca una voragine perturbante che scardina le certezze identitarie e sociali dell’individuo. La quotidianità del protagonista è insidiata da una presenza femminile che si sovrappone a lui, (im)perfettamente intercambiabile: ma ha poco senso rincorrere una storia, quel che conta è la sensazione di destabilizzazione, di spossessamento del sé, in una narrazione tanto apparentemente cervellotica quanto cinematograficamente folgorante (con una musica di archi spietata) che spiazza, disturba, incuriosisce, atterra.

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