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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Tavarelli punta in alto, guarda al cinema drammatico senza cercare la lacrima facile, cerca di sviluppare i suoi "short cuts" in una Roma poco riconoscibile (se non nel finale, con il tuffo da Ponte Sant'Angelo), spesso ripresa di notte. Sostanzialmente fallisce quanto i personaggi che racconta, eppure sa dirigere bene un cast folto di bei nomi, bravi soprattutto sul versante maschile perché se si esclude la verace commessa della Ramazzotti le altre sono tutte donne costrette a ruoli marginali, spalle chiamate a sostenere le nevrosi e le crisi dei loro partner maschili. A cominciare da una Cortellesi che divide il set con uno dei protagonisti (Giorgio Tirabassi), al quale nel film diagnosticano un tumore al cervello. Lui lo dice prima di tutti...Leggi tutto a lei, cerca il conforto che in fondo otterrà, ma senza che mai lei sappia trovare una frase davvero azzeccata per solidarizzare. Anche perché lui si rinchiude in se stesso, pensa alla propria battaglia e semmai si consola con l'affetto della giovane figlia (Zoe Tavarelli, figlia in realtà del regista). Nanni invece (Binasco), professore d'università che insegna cosa sia l'amore e poi lo trova in qualche allieva accondiscendente, fatica a stare con la donna che le è più vicina (Finocchiaro) e si diverte a scherzare con l'amico Vittorio (Battiston), deciso a continuare la sua relazione con la prostituta cinese da cui andava a farsi masturbare subendo le inevitabili prese in giro di Nanni. Sono le uniche due o tre scene in cui ancora si respira un'aria da commedia, perché al di là del sorriso contagioso della bella Ramazzotti (che Virzì meglio di tutti saprà valorizzare in LA PRIMA COSA BELLA), anche l'episodio con Zingaretti è fosco e tetro quanto il suo sguardo di uomo intelligente e indeciso. Lasciare la moglie per accontentare lei, l'amante giovane, attraente e un po' coatta? Lui interpreta il ruolo al meglio, lei lo stimola e lo rintuzza fino all'inatteso epilogo in quelli che sono tra i momenti migliori del film. Meno interessante il segmento con Gassmann, benché anch'egli sia diretto bene e sfoderi una performance in cui ha modo di mostrare fin da giovane un bel talento: battibecchi con la sua ragazza (Inaudi) mentre il vicino fa cigolare il letto per ore intere, scontri con sconosciuti quando è in fila al negozio. L'episodio che più sembra mal inserito nel contesto è quello con l'uomo d'affari (Renzi) ossessionato da mille paure, a cominciare dalla claustrofobia: un po' per lo scarso apporto dell'attore, un po' per la banalità dell'idea lascia il tempo che trova. Né va troppo meglio a Papaleo cameriere d'un ristorante pugliese in una parte secondaria. Qualche incrocio blando che appare del tutto casuale non permette di cogliere i collegamenti che potrebbero esistere tra gli episodi, ma quel che meno convince è inaspettatamente proprio la regia di Tavarelli, che si dilunga spesso senza motivo, si lascia affascinare dalla poesia della città e dei suoi luoghi ma non sa poi restituirceli con la dovuta intensità. Insomma, nonostante la cornice di classe e la pregevolezza degli intendimenti, il film si sfalda in storie che colpiscono in qualche scambio, in qualche sguardo e parola ma nel loro complesso si sfarinano inducendo spesso alla noia. E il finale, ahinoi, è tra le cose peggiori...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/12/09 DAL BENEMERITO TARABAS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 14/01/20
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Tarabas 28/12/09 14:06 - 1716 commenti

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Magnolia all'amatriciana con carpiato nell'ex biondo Tevere. Gruppo di uomini e donne con problemi, manciate di minuti e inquadrature per ciascuna storia, troppi personaggi troppo poco interessanti. Possibile che fra tutti non ce ne sia uno al quale ci si possa affezionare almeno un po'? Tavarelli tenta una strada visivamente non banale per raccontare storie che però non hanno vigore e alla fine le scelte più simboliche rimangono fredde e fini a sé stesse. Cinema che ha poco da dire.
MEMORABILE: L'unica immagine che resta impressa è quella della ragazzina che cerca di incollare le foto e le lettere fatte a pezzi dal padre malato di cancro.

Trivex 25/07/11 10:32 - 1504 commenti

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Polittico, con i quadri che stanno vicini a malapena, ma che appunto riescono a formare un insieme logico. Devastante a volte, con un'efficace cattiveria, che aspira a descrivere l'impotenza e la rassegnazione agli eventi, quando sono tragici. Le storie sono un po' un luogo comune, dove la disperazione trova una sua medicina oppure muore per davvero. Il buono è stato rinnovare quell'atmosfera simil 70, disegnata degradata anche grazie agli scorci abbandonati della città e delle sue anime. Senza gridare all'evento, anzi rimanendo appartati, si tratta di un buon film.
MEMORABILE: L'importanza degli eventi legati all'acqua, che uccide ma che rinnova anche lo spirito.

Galbo 25/03/13 20:31 - 11445 commenti

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Una serie di storie che si intersecano tra loro e che hanno in comune il disagio dei quarantenni. Ne viene fuori un quadro generazionale piuttosto cupo e probabilmente poco veritiero. Il limite principale del film è la sua natura "bozzettistica", con troppi personaggi le cui store sono necessariamente poco sviluppate. Buona la prova degli attori per un film nel complesso mediocre.

Nando 28/06/13 01:26 - 3495 commenti

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Varie situazioni che s'intrecciano nell'ambito romano tra vicende sentimentali e personali. Cast molto ricco con personaggi non sempre approfonditi che genera una lieve forma di superficialità. Nel complesso la narrazione è accettabile, con Tirabassi sopra le righe.
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