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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Le apparenze rimandano alla stagione d'oro del nostro cinema di genere, segnatamente di quello argentiano; per le musiche in tema di Luis Bacalov, per la fotografia del grande Luciano Tovoli, per i begli scorci di una Roma ripresa sovente tra le ombre della notte... Anche l'atmosfera, da thriller sofisticato e personale, è quella giusta e l'avvio in teatro, con qualcuno che vestito di nero infila dietro le quinte una busta nella borsa di Michela (Gerini), l'attrice in scena per un provino, suggerisce un ripescaggio completo di temi e stile di quegli anni. Aperta la busta a casa, dove vive insieme all'amica fotografa Corinne (Lynch), Michela vi trova un mucchio di soldi e alcune istruzioni su come guadagnarli: dovrà...Leggi tutto raggiungere un bar del centro da sola e lì recitare, con chi gli si presenterà al tavolo, le battute scritte nel foglio allegato. Giunta lì accompagnata (poco di nascosto) da Corinne, aspetta inutilmente. Una seconda busta ricevuta in seguito le spiega che al bar avrebbe dovuto essere sola, e che se vorrà quei soldi... Ma una seconda volta non ci sarà: distratta da una telefonata che le annuncia di aver superato il provino a teatro, Michela lascia il campo libero a Corinne, la quale senza dirle niente si sostituisce a lei per il secondo appuntamento conoscendo finalmente l'autore dei messaggi. E' un uomo dall'aria seria e compita (Pryce), che con la ragazza recita la parte di un professore d'arte ascoltando le risposte che Corinne - costretta, dal “copione” inviatole in busta, a fingersi tale Fiammetta - gli dà. I motivi di una tale messa in scena non vengono chiariti subito e gli incontri tra i due si moltiplicheranno proseguendo "il gioco", ovvero una recita a beneficio esclusivo di quell'uomo misterioso che nemmeno si capisce se nella realtà sia davvero un professore. D'altra parte su quest'unica idea si basa il film e sarebbe stato poco furbo bruciarla troppo presto. Si cerca infatti di mantenere l'alone di mistero mentre si prova a far muovere, nel frattempo, anche i due personaggi estranei al rapporto insolito tra la "strana coppia": una è l'amica, che una Gerini al top della forma fisica (ci regala pure un notevolissimo nudo integrale) interpreta con naturalezza mostrando già buone dosi recitative, l'altro è Tino, ovvero il fidanzato di Corinne cui dà il volto (e le caratteristiche "orecchie a sventola") un simpatico Enrico Silvestrin. Entrambi figure d'importanza quasi equivalente alle altre due, pur se dedite ad azioni marginali estranee alla traccia principale, entrambi a domandarsi se Corinne faccia bene a proseguire quello strano rapporto che forse la sta portando a provare un sentimento imprevisto, nei confronti del suo... datore di lavoro. Ma l'indagine quasi non esiste e si capisce che le risposte vere dovranno prima o poi giungere dal professore stesso. Per arrivarci, tuttavia, tocca traversare indenni un film strenuante, di rara lentezza, che tira avanti la stessa situazione esageratamente a lungo senza variazioni di rilievo. Il clima ambiguo, sospeso, avvalorato dalle belle riprese in esterni, si arena in un nulla di fatto che stagna e che mette in luce l'inconsistenza della sceneggiatura. Il cast funzionerebbe anche (per quanto Pryce venga poco sfruttato, in relazione alle sue alte capacità), ma le possibili riflessioni sul valore del falso, che emergono in più parti coinvolgendo l'arte in primis, appaiono svuotate di ogni vero significato, pretestuoso contorno chiamato a giustificare la scarsa capacità d'intrattenere attraverso i mezzi tradizionali. Del tutto slegate dal contesto le lunghe parentesi in teatro con la Gerini Desdemona scespiriana o la reiterata caccia alle formiche in casa...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/07/21 DAL DAVINOTTI

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