I flagelli di Breslavia - Film (2018)

I flagelli di Breslavia
Locandina I flagelli di Breslavia - Film (2018)
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Titolo originale: Plagi Breslau
Anno: 2018
Genere: thriller (colore)

Cast completo di I flagelli di Breslavia

Note: Distribuito da Netflix. Aka "The Plagues of Breslau".

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Tutti i commenti e le recensioni di I flagelli di Breslavia

TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/04/20 DAL BENEMERITO ANTHONYVM
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Anthonyvm 22/04/20 15:36 - 6767 commenti

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Dalla Polonia arriva una storia di vendetta creativa à la Abominevole dr. Phibes, fortemente debitrice nei confronti di Seven (l'assassino è un giustiziere "morale" che marchia le vittime in base alle loro malefatte), ma scorrevole e teso quanto basta. Le uccisioni sono crude e inventive (alcune sembrano riprese da 2000 maniacs!), con tocchi splatter degni di Resurrection. L'identità del colpevole è facilmente individuabile, ma la beffarda svolta finale lascia soddisfatti. Non rivoluzionerà il cinema dei serial killer, ma Vega sa il fatto suo.
MEMORABILE: L'autopsia iperrealistica; Il piano sequenza che mostra il cadavere smembrato attaccato al cavallo; Il tizio fatto rotolare dentro un barile chiodato.

Daniela 24/04/20 01:48 - 13506 commenti

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Breslavia è teatro di una serie di delitti messi in atto con modalità simili a quelle anticamente utilizzate in pubbliche esecuzioni di particolare ferocia... Ecco dalla Polonia l'ennesimo serial killer etico/enciclopedico, modesto epigono di tanti colleghi al centro di film migliori o comunque più godibili, mentre qui l'unico elemento distintivo è costituito dalla predominanza di personaggi femminili. Lo splatter non manca ma anche le forzature e le incongruenze, la confezione è sufficiente ma l'ambientazione anonima come le prove del cast, il "giustificazionismo" effettistico.
MEMORABILE: Il look punk della poliziotta; Sempre in negativo: la litania delle disgrazie sciorinata dalla madre prima di chiedere il perché delle domande

Nicola81 25/04/20 21:56 - 3035 commenti

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Poliziotta indaga su efferati delitti seriali ispirati ai flagelli settecenteschi... Thriller polacco chiaramente debitore di Seven e pellicole similari, ma comunque in grado di ritagliarsi una propria dignità. L'identità del colpevole viene svelata con largo anticipo, ma paradossalmente è lì che inizia la parte migliore e questo è un ulteriore punto a favore di un film abbastanza crudo ma ben congegnato, scorrevole e sorretto da un ritmo che concede poche pause. Credibili le motivazioni che muovono la mano omicida.

Minitina80 25/04/20 22:42 - 3224 commenti

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L’idea di fondo del soggetto sembrava intrigare, soprattutto all’inizio quando lasciava presagire un qualcosa a metà tra il John Doe di Fincher e il richiamo a precisi omicidi di secoli passati. Con il passare dei minuti fa cadere le supposizioni a favore di un thriller più classico che cerca di spingere non lesinando i particolari più cruenti delle vittime. Ciò che resta più indigesto, però, è il tratteggio delle due protagoniste: una perennemente in un tuta, l’altra sempre sopra le righe e piuttosto insopportabile.

Jandileida 25/04/20 19:20 - 1723 commenti

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Dimenticabile tentativo polacco di inserirsi, fuori tempo massimo, nella scia dell'oramai mitologico Seven. Stavolta il killer ha la passione per le punizioni d'antan e recupera una vecchia tradizione della città di Breslavia con cui si punivano i colpevoli di reati morali. Gli omicidi sono truci e truculenti al punto giusto, purtroppo però non basta: delle interpretazioni così così, una storia insipida e un paio di svolte narrative degne di un Marco Antonio Adinolfi poco in forma danno come risultato un film che oscilla tra lo scarso e lo scarsissimo.

Corinne 27/04/20 15:25 - 422 commenti

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Vega rispolvera il thriller alla Seven e lo fa con una vicenda che non lesina in crudezza e grand-guignol, con un killer che si vendica dei torti subiti ispirandosi a feroci punizioni capitali del passato. Oltre al raccapriccio però non c'è molto altro: fotografia e regia da telefilm poliziesco mitteleuropeo, tensione tendente allo zero (tranne nella scena del cavallo in corsa) e due protagoniste facilmente dimenticabili.
MEMORABILE: Il cavallo in corsa; Il casco d'oro.

Galbo 1/05/20 07:02 - 12717 commenti

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Thriller polacco ambientato in una delle più belle città del paese. Molti i riferimenti ad opere più riuscite, Seven in primis per le dinamiche degli omicidi e il contesto generale, ma nel complesso un film abbastanza riuscito, con alcuni momenti coinvolgenti, come la corsa dei cavalli nel centro cittadino. Peccato per alcuni personaggi non centrati, il procuratore “avvinazzato” ad esempio, e per due protagoniste femminili non irresistibili, ma, complice una durata non eccessiva, un film dalla buona tensione che si segue con interesse.

Cotola 15/12/20 20:26 - 9656 commenti

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Thriller così, ce n'è a pacchi. Scordatevi quindi l'originalità: persino l'elemento che dovrebbe essere più "gustoso" e originale (la catena di delitti ed il modus operandi dell'omicida, per non parlare del movente) è già visto e realizzato meglio altrove. A mancare è anche la suspence e nemmeno il colpo di scena, piazzato forse un po' presto, risolleva l'interesse dello spettatore. Velo pietoso sull'epilogo. Con un suo perché, ma puzza di tv lontano un miglio (produce Netflix) specie per la sua fotografia slavata. Tentativi polacchi di cinema di genere, per ora poco riusciti.

Piero68 27/03/23 12:26 - 3001 commenti

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Nonostante alcuni evidenti limiti, soprattutto nella sceneggiatura, il film non demerita affatto, anzi. E' un robusto noir con forti connotazioni splatter e, se si pensa che è polacco, viene da pensare che persino loro sono più avanti di noi italiani, in questo tipo di prodotti. Riesce a tenere alta l'attenzione e, nonostante alcune prove attoriali sotto tono e la mancata centratura di alcune caratterizzazioni, si arriva alla fine abbastanza sorpresi e soddisfatti. Buona anche la fotografia.

Rufus68 9/10/23 22:23 - 4007 commenti

I gusti di Rufus68

Inizio discretamente interessante con assassinii lambiccati e bislacchi che evocano pallidamente la serialità del Phibes. Purtroppo manca del tutto la grottesca e morbosa aria dei Settanta che creava la sospensione dell’incredulità: il tutto si riduce, perciò, a una sequela d’inverosimili colpetti di scena che preludono a un finale delirante (in senso negativo) e un post-finale gratuito. Di buono c’è solo la presenza stropicciata della Kozuchowska.

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