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Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Quattro fratelli e l'azienda di famiglia: onoranze funebri Pasti. Cassamortari, per dirla alla romana, che vivono agiatamente organizzando funerali e tutto ciò che attorno vi ruota. Figli di un libertino (Leo) e di una moglie (Lojudice) non meno aperta a esperienze extramatrioniali, Giovanni (Ghini, il più legato al lavoro, distribuisce i compiti), Maria (Ocone, non manca di portarsi a letto ogni vedovo a tiro), Marco (Tognazzi, il truccatore dei cadaveri) e Matteo (Sperduti, per distacco il più giovane, non a caso specializzato nella comunicazione via social) proseguono nel solco della tradizione senza gran problemi fino a quando i loschi giochi contabili del padre defunto...Leggi tutto non vengono improvvisamente alla luce: c'è da pagare un conto salatissimo e i soldi non ci sono. All'orizzonte un'unica speranza: il funerale di una star morta di fresco, il cantante Gabriele Arcangelo (Pelù, sostanzialmente nel ruolo di se stesso); sua moglie (Bergamasco), colpita da una bella idea di Matteo trovata online, decide di affidare ai Pasti l'organizzazione delle esequie, ma in forma privata. Per i nostri cassamortari una gran fregatura... Matteo allora interviene di nuovo e, maneggiando sui social, promuove una tale campagna online da costringere anche la figlia (Benvenuti) a valutare l'idea della cerimonia pubblica, da trasformare in un autentico evento con tanto di cadavere in bella mostra da usare come soggetto per selfie e show di contorno... Un Piero Pelù che quindi, dopo un paio di veloci scene in vita, recita per la gran parte del tempo ad occhi chiusi e rigido in perfetta tenuta da WEEKEND CON IL MORTO, anche se qui nessuno mette in dubbio che sia defunto. Difatti le gag, ahinoi, non possono essere altrettanto spassose. Anzi, diciamo che sono proprio rade. Alla ricerca di un black humour poco in linea con la tradizione italiana, Claudio Amendola al suo terzo film da regista (compare nel finale in foto nella parte di se stesso come nuova celebrità da seppellire) gira in economia - molto evidente il product placement, perfino nella pubblicità ad autentiche società di onoranze funebri - puntando tutto su di un cast folto di volti noti il cui valore in assoluto non è in discussione. Ad esclusione di un Gianmarco Tognazzi troppo macchiettistico dal fare effeminato, che parla coi cadaveri mentre li trucca esprimendosi invece solo a gesti con i vivi, il resto del cast fa quel che deve, pur in assenza di una sceneggiatura che ne faccia brillare le qualità. Soprattutto la Ocone, che potenzialità comiche ne avrebbe, è costretta a un ruolo sì cinico (era per forza di cose questa la cifra su cui impostare l'operazione) ma stancamente ripetitivo, evidenziando i limiti di uno script che non trova mai la scena capace di farsi ricordare. La storia procede senza sussulti, come troppo spesso capita alle commedie italiane attuali che non siano ricalcate da modelli stranieri cui pagare il gettone per il remake. Si sfruttano banalmente un paio di spunti magari insoliti (e mettere al centro una famiglia di cassamortari lo è) e si tira avanti contando sul mestiere degli attori. Nel caso specifico si aggiungono un po' di delirio social, battibecchi col committente (qui la coppia in contrasto Bergamasco-Benvenuti) e un finale al solito stiracchiato in cui infilare un po' di buoni sentimenti che conducano a una moraletta in grado di riabilitare l'eccesso di indifferenza nei confronti del dolore altrui. Regia poco incisiva, ma il difetto maggiore sta proprio nell'incapacità di far evolvere la vicenda, gonfiata con personaggi scipiti come il giovane disperato che paga il funerale per la sua adorata cagnetta. Amendola aveva mostrato più coraggio nelle due prove precedenti, qui gli intenti dissacratori restano in buona parte sulla carta. Per centrare i toni della commedia amara ci volevano più inventiva, varietà e capacità di piazzare battute vincenti. Fortunatamente il ritmo è alacre e non ci si annoia troppo. Piccole parti per Antonello Fassari (il commercialista), Massimo Dapporto (lavora per la concorrenza) ed Edoardo Leo (il padre, si vede praticamente solo nel prologo).

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 26/03/22 DAL DAVINOTTI
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Markus 26/03/22 19:05 - 3673 commenti

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Claudio Amendola si riconferma poco capace di imbastire una commedia dilettevole. Dopo la graziosa parentesi de Il permesso, ritenta la fallimentare carta della (non) risata alla romana che aveva già deluso tutti con La mossa del pinguino. Ancora una volta uno stuolo di amici attori in funzione di questa vicenda - scritta con la moglie Francesca Neri - che poteva aver miglior sorte e soprattutto avrebbe potuto beneficiare di situazioni ridanciane meglio costruite. Ci si trascina invece in una storia poco appassionante che non genera la sacrosanta risata tanto attesa.

Galbo 26/03/22 19:27 - 12368 commenti

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La terza regia di Claudio Amendola parte come una commedia leggera, con spunti di comicità per la verità deboli e non sfruttati adeguatamente, e continua come un apologo sarcastico sullo sfruttamento spettacolare della morte. Con una sceneggiatura più incisiva e sviluppata poteva uscirne opera significativa, anche per l'impiego di un buon gruppo di attori, tra i quali spiccano Ghini e la Ocone (difficilmente sopportabile invece Tognazzi); così è invece un'occasione mancata che non fa ridere e riflettere come dovrebbe. 

Mutaforme 26/03/22 20:05 - 415 commenti

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Classica commedia italiana che vorrebbe esorcizzare uno dei mestieri più particolari, come da titolo. In realtà l’operazione è molto soft e il risultato non è diverso da qualunque altra commediucola comica del Belpaese. Il cast è accettabile e c’è pure Piero Pelù, più morto che vivo, che tutto sommato regge, ma la sceneggiatura è piuttosto banale. L’unica cosa da sottolineare è la clamorosa operazione commerciale della nota azienda di onoranze Taffo, che in pratica riesce a piazzare un continuo spot commerciale nel film: dei veri geni.

Rambo90 27/03/22 15:21 - 7632 commenti

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Un film poco incisivo, nonostante un'idea di base che poteva rivelarsi vincente e un bel cast in parte. È la sceneggiatura a non offrire abbastanza momenti divertenti e a rendere la vicenda ripetitiva già dopo il primo quarto. Ghini come protagonista meriterebbe di meglio, mentre altri come Pelù e Tognazzi sono semplicemente sacrificati. Regia statica. Mediocre.

Cotola 27/03/22 20:23 - 8977 commenti

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Niente umorismo nero, siamo italiani potremmo dire dinanzi a questo film, alterando il titolo di un vecchia commedia inglese. Ma il vero problema è che si ride poco, molto poco anche sotto altri profili comici. La storia è ripetitiva ed accumula situazioni che vorrebbero essere grottesche ed iperboliche ma si rivelano poco riuscite. Crolla nel finale e, ovviamente, proprio perché siamo italiani non si esime da moralina annessa e dal volemose bene. Incredibile, e per certi versi triste e disdicevole, lo spottone continuo alle onoranze funebri capitoline Taffo ed Exequia.

Jandileida 28/03/22 09:41 - 1554 commenti

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Appare lontano il tempo in cui la società italiana era sottoposta a indagini ciniche e spietate da parte di registi, attori e sceneggiatori. Nell'A.D. 2022 ci si accontenta piuttosto di qualche fievole risata favorita da una storia oltremodo stiracchiata che parte da un presupposto anche interessante ma che si risolve poi in modo scontato e, al solito, abbastanza pantofolaio. Amendola ci mette un po' di ritmo ma non va oltre, gli attori fanno quello che devono fare ma senza picchi; tutto scorre insomma ma la retina dello spettatore non viene incisa in nessun modo. Accessorio.

Daniela 29/03/22 11:25 - 12577 commenti

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Ereditata dal padre un'impresa di pompe funebri, quattro fratelli rischiano il fallimento quando il Fisco reclama l'IVA. Per saldare il debito, ci vorrebbe un bel funerale e la morte accidentale di un famoso rockettaro sembra l'occasione giusta... L'humor nero è merce rara nel cinema italiano e questo film lo conferma annegando i suoi già deboli spunti in un mare di buoni sentimenti che straborda nello stucchevolissimo epilogo all'insegna del "volemose bene" mentre la scarsa coerenza nella definizione dei personaggi è aggravata dalle prestazioni altalenanti del cast. Occasione persa.

Redeyes 4/04/22 10:58 - 2440 commenti

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Cast ricco per questa pellicola che, contrariamente alle aspettative conseguenti, non brilla assolutamente. Il limite principale è probabilmente da cercarsi nell'ingessatura degli interpreti che, proprio a causa di ciò, appaiono poco incisivi o, vedi Tognazzi, al limite del macchiettistico. Fra pochi sussulti e molto rigor mortis comico l'unica a spuntarla pare proprio essere l'agenzia funebre Taffo, per la quale la pellicola sembra essere un'estensione dei tormentoni musicali estivi ("Magari muori" docet). Il finale, se possibile, peggiora pure qualcosa.

Orson 7/04/22 17:44 - 118 commenti

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L'azienda di pompe funebri Taffo, già famosa sui social, entra a gamba tesa nel cinema producendo tramite tax credit questa commedia di Amendola, qui interamente al servizio dei committenti che nella storia figurano sia come protagonisti (Exequia è un ramo della stessa Taffo) sia come rivali (appunto i più volte menzionati Taffo). La comicità si basa tutta sul solito black humour relativo al business dei becchini, già sfruttata (meglio) da Verdone nell'episodio con Massimo Marino. Purtroppo su tutto pesa come un macigno l'aria nefasta da product placement dell'intera operazione.

Caveman 4/06/22 23:07 - 523 commenti

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Amendola mette insieme un buon cast, e in effetti si naviga a vista grazie alla scaltrezza della Ocone e di Ghini; la sceneggiatura però non è delle più brillanti e alcune scelte sono troppo forzate. Perché inserire la figura del quarto fratello tanto più giovane del trio? Solo per ritagliargli lo spazio "social" buco nell'acqua. Alla fine forse quello che a prima vista pare il personaggio troppo macchiettistico risulta il più calibrato (Tognazzi) simpatico il ruolo di Pelù, se rimane un unicum. Moraletta finale, semplicemente fuori luogo.

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Il ferrini 21/07/22 23:44 - 2325 commenti

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Evitabile commedia di Amendola basata su un'idea interessante che ben presto viene gettata alle ortiche per poi addirittura sprofondare nella melassa di un finale a tratti imbarazzante. Peccato perché oltretutto c'è anche un cast discreto, sprecato anche quello in ruoli eccessivamente stereotipati (soprattutto Tognazzi). La regia è piuttosto anonima, le gag che funzionano sono poche e quasi sempre per merito degli attori, che col mestiere cercano di salvare una sceneggiatura mediocre. Più inutile che brutto. Bravo Piero a fare il morto.
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