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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Tra Reggio, l'Aspromonte e la cittadina di Scilla, splendidamente abbarbicata sul suo sperone di roccia, una semplice storia di faida, di azioni e conseguenti reazioni tra chi uccide per proteggere e chi lo fa per mantenere il proprio potere sulla città. Tra i primi Simone, un adolescente che nel vedere in fattoria sua sorella sul punto di essere violentata da un bruto (l'autista del veterinario) prende un forcone e glielo ficca in gola. Don Salvatore, che di quell'autista era amico, non può certo permettere che in città si uccida senza il suo permesso. D'accordo, c'era violenza carnale, c'era anche una minaccia con pistola, ma se il ragazzino è il responsabile dev'essere consegnato alla polizia. Suo padre Don Luigi, tuttavia, non è affatto...Leggi tutto d'accordo. Ha difeso dallo stupro la sorella minore uccidendo chi voleva ammazzarlo, che ha fatto di male? Anche il prete - che tanto l'aria da prete non ha visto che si ritrova la faccia truce di Gordon Mitchell, mena che è un piacere e si irrita per un nonnulla calmandosi col segno della croce (uno dei più improbabili rappresentanti della Chiesa mai visti al cinema!) - sta dalla parte di Don Luigi. Così Simone se ne va a stare in un casolare sull'Aspromonte da amici di amici (il tramite è Tano Cimarosa, valoroso caratterista di tanti mafia-movie siciliani qui in trasferta oltre lo Stretto). Intanto però Don Salvatore gli uccide il babbo, che fingeva di andar per funghi e invece stava portando il cibo fino al rifugio del figlio "latitante" (non gli ha creduto nessuno). Parte così la più classica delle spirali di violenza, alla quale partecipa pure il terzo fratello, che se ne stava a far soldi con la ristorazione a Parigi. Capisce che per salvare Simone deve portarselo in Francia e parte quindi per la terra natia col suo ex-socio di colore. Seguendo dinamiche fin troppo prevedibili Paolo Pecora sfrutta comunque degnamente i begli scenari calabresi e riesce a farci respirare l'aria di quelle zone. Gli manca a dire il vero un cast che possa dare consistenza al suo lavoro, perché al di là di due o tre personaggi gustosamente caratterizzati (il migliore è Don Salvatore, spietato boss che sogna un mondo in cui esista solo il rispetto senza nessuna violenza mentre approfitta sessualmente di una giovane biondina drogata), la maggioranza fatica a inserirsi credibilmente nella vicenda; condotta poi con qualche impaccio registico di troppo, per quanto volonterosamente, e ritmi blandi. Non si capisce bene cosa in tutto questo c'entri la figura del prete, col citato Mitchell a officiare in chiesa mentre soavi cori di voci bianche accompagnano più di una scena (nonché i titoli di coda, su un primo piano del Cristo). Chiaramente penalizzato da un budget minimale e da una sceneggiatura tirata su senza grandi sforzi, il film difficilmente potrà soddisfare gli amanti del genere, abituati a confezioni più vivaci e storie che non si esauriscono in un semplice gioco di vendette e scambi di pallottole (non male quello da dietro due auto distanti tra loro un paio di metri). Ad ogni modo la storia procede sviluppandosi correttamente, testimonianza di una conoscenza del campo che avrebbe meritato miglior sorte. Da annoverare nella colonna "trash" lo stupro interrotto e il tirapiedi di Don Salvatore con look afro, che riceve dal fratello "francese" un tappo di champagne accompagnato dall'invito a infilarselo dove si può immaginare. Finale sconsolante, con il sangue dell'ultima vittima che fluisce da una cannuccia...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 14/03/09 DAL BENEMERITO RENATO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 22/11/19
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Renato 14/03/09 19:48 - 1591 commenti

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Dramma in salsa calabrese con qualche nome noto nel cast. Noto, insomma... Tano Cimarosa, Karin Well, roba così. Paolo Pecora (anche attore!) butta nel calderone anche un po' di nudo tanto per rimpolpare una storia ad altissimo rischio di noia, ma il tutto è davvero improponibile, e ci sono troppi non-attori lasciati allo sbando per dare un minimo di credibilità all'operazione. Curioso, comunque.
MEMORABILE: L'apparizione di una specie di sosia di Sai Baba regala un momento di inattesa ilarità.

Daidae 19/06/11 03:54 - 2762 commenti

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Tipico film di serie Z italiana. Alquanto scadente e con un finale davvero patetico; gli attori non brillano e ci sono alcune scene ridicole (una su tutte: Mitchell nel ruolo di un prete che mena!). Contando però che non è una produzione del tutto professionale, diamogli pure un pallino in più.

Panza 17/05/15 18:34 - 1505 commenti

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Tremendo dramma mafioso con momenti di indescrivibile naif tra cui un'uccisione con un forcone scagliato in gola (gulp!), la partecipazione di Gordon Mitchell nei panni di un prete, gli orrendi cori che sentiamo durante la messa e, primus inter pares, la comparsata di uno sgherro del boss mafioso di turno con capelli alla Giorgio Ariani coinvolto in un'inenarrabile gag con protagonista un tappo di champagne (avete capito...). Difficile da portare a termine a causa della povertà dell'assunto, nonostante si sia persino andati a girare in Francia.

Maik271 1/05/16 21:49 - 436 commenti

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Il produttore francese Pothier ci mette i soldi e ficca due "attrici" di famiglia nel cast, il regista Pecora oltre a "recitare" ci mette il figlio Peppe, Cimarosa, unico attore degno insieme a Mitchell, ci piazza un altro parente; insomma, un film di "famigghia" in cui con difficoltà si arriva alla fine; ciò che spicca è la scarsa capacità del cast di recitare, del regista di dirigere, dello sceneggiatore di scrivere una sceneggiatura decente. Evitare.
MEMORABILE: Il sosia di Sai Baba e il tappo di sughero; I capelli di Peppe Pecora; I cori di chiesa.
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