Equus - Film (1977)

Equus
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Titolo originale: Equus
Anno: 1977
Genere: drammatico (colore)
Note: Soggetto tratto dall'omonima opera teatrale di Peter Shaffer, rappresentata per la prima volta dalla compagnia National Theatre all'Old Vic di Londra nel 1973.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 13/03/09 DAL BENEMERITO PIGRO
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Pigro 13/03/09 09:33 - 9672 commenti

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Psichiatra in crisi racconta del ragazzo che, morbosamente attratto dai cavalli, ne ha accecati sei. Tratto da una bellissima opera teatrale, il film articola bene ambienti e azioni, e Lumet gestisce con forza e tensione le rievocazioni dei rapporti del ragazzo (bravo Peter Firth) con i cavalli. Ma la sceneggiatura dello stesso drammaturgo (Shaffer) è troppo fedele all'originale: così l'impianto teatrale (in particolare con lo psichiatra-raisonneur, peraltro un ottimo Richard Burton) schiaccia tutto risultando retorico e micidiale.

Cotola 22/08/11 17:15 - 9052 commenti

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Tratto da una pièce teatrale, sceneggiata dal suo stesso autore, il film mette tanta, forse troppa, carne al fuoco: la famiglia, la religione, il sesso, la psichiatria ed altro ancora. Trattasi di temi importanti e tuttavia Lumet, nonostante costruisca una pellicola a tratti molto verbosa, riesce a costruire una bella tensione emotiva e narrativa ed in alcuni momenti raggiunge una notevole "potenza". Eccezionale la prova di Burton, cui tiene testa anche il giovane Firth. Da affrontare con un pò di impegno e pazienza.

Saintgifts 20/04/12 19:38 - 4098 commenti

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Lavoro (da una pièce teatrale) che attraverso il racconto di uno psichiatra riesce a mettere in dubbio "tutto". Il dottor Dysart deve "curare" un ragazzo che ha accecato sei cavalli; il dottore è in un momento particolare della sua vita e del suo lavoro, si trova così a dover curare pure se stesso. Film indubbiamente diretto bene e bene interpretato, notevoli pure le disquisizioni sull'uomo, sulla religione e su come essere genitori; forse un po' troppo imbottigliato e allo stesso tempo troppo ampio, arriva spesso, quindi, a contraddirsi.
MEMORABILE: I genitori si rendono conto che molto (tutto) è dipeso da loro (il padre assente o quasi e la madre fanatica religiosa) ma non lo vogliono ammettere.

Galeon77 10/08/16 09:21 - 14 commenti

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Film che mette a confronto un giovane psicopatico e un esperto psichiatra. Caso difficile per il dottore (un grande Burton), che conclude una serie di riflessioni che mettono in crisi la sua stessa identità: chi è normale? chi malato? Chi guarisce e chi cura? E se la follia non fosse altro che la ribellione alla normalità? Si affrontano molti temi riguardo all'origine della nevrosi (e non solo) e Equus è un idolo - affascinante per lo stesso Dysart - creato dal giovane per sopravvivere alle ferite e contattare il sé più profondo.

Daniela 10/12/19 23:33 - 12670 commenti

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Psichiatra prende in cura un giovane che ha accecato i cavalli della scuderia presso cui prestava servizio: la ricerca dei motivi che lo hanno spinto a questo folle gesto gli fornirà l'occasione per riflettere sulla propria vita professionale e privata... Lumet accetta la sfida di trasporre l'arduo testo di Shaffer e ne trae un'opera più che dignitosa grazie all'ottima prova del cast, senza però riuscire a sublimare la pesantezza di un carico da 90 di simbolismi, suggestioni letterarie e mitologiche, bigottismo, sessuofobia, masochismo, omosessualità repressa. Film irrisolto ma intessante.

Lucius 13/05/20 18:08 - 3015 commenti

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Un dramma psicologico magnificamente interpretato da Burton. Il problema di film così è l'eccessiva lunghezza che li rende in vari momenti più vicini a un trattato di psicologia che a un film vero e proprio, ma non si può non riconoscere a Lumet di averlo condotto con mano ferma, una regia impeccabile sotto tutti punti di vista: analitico, formale, liberatorio. L'irrazionale scala di lavori del paziente, il suo trauma subito e rimosso sono le chiavi di lettura di un'opera dalle mille sfaccettature, tra inconscio e onirico.

Myvincent 6/05/21 08:29 - 3744 commenti

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Fra terapeuta e paziente non ci sono grandi differenze di ruoli: tutti e due sono messi di fronte a se stessi. Al centro della storia l'inspiegabile atto di un giovane che acceca ben sei cavalli nella scuderia dove lavorava con tanto ardore. Si scava nel suo rapporto genitoriale, si prova faticosamente a indagare sulla sua sessualità. Il tutto con un senso letterario e poetico che solo Lumet poteva avere. Merito anche di un grande Richard Burton e della sua presenza scenica ineguagliabile.
MEMORABILE: La crisi del terapeuta che si specchia nella storia del giovane paziente.

Paulaster 20/02/24 18:00 - 4425 commenti

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Ragazzo acceca dei cavalli in un maneggio. Soggetto teatrale per inscenare temi piuttosto importanti: i danni ricevuti da un’educazione bigotta (col padre che va al cinema porno) e il delirio che ne deriva. La società propone solo il carcere, ma l’obiettivo dovrebbe essere capire. Notevole Burton che umanizza un ruolo professionale, Firth è credibile nella sua fragilità. Lumet dirige ottimamente il duo e accosta la Passione di Cristo senza cadere nell’iperbole. Qualche metodo di lavoro (ipnosi ed effetti placebo) datano la visione.
MEMORABILE: L’abbraccio col cavallo; Nel fienile con la ragazza; Il sangue in volto.

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  • Discussione Raremirko • 21/05/18 22:43
    Call center Davinotti - 3862 interventi
    Imho il miglior Lumet di sempre, forte di un soggetto coraggiosissimo, un ritmo avvincente (130 minuti che volano), attori notevoli (perfetto anche Burton) ed un senso della regia inimitabile.


    Nonostante tutto, non si scende mai nello scabroso, restando sempre in biblico tra sogno ed atmosfera morbosa.

    Meriterebbe moooolta più risonanza.


    Lumet, maestro indiscusso.
  • Curiosità Daniela • 10/12/19 23:53
    Gran Burattinaio - 5928 interventi
    Soggetto tratto dall'omonima opera teatrale di Peter Shaffer, rappresentata per la prima volta dalla compagnia National Theatre all'Old Vic di Londra nel 1973.
    Il ruolo del giovane paziente fu interpretato da Peter Firth, che ricoprì lo stesso ruolo nella trasposizione cinematografica diretta da Lumet. Peter Shaffer stesso curò l'adattamento della sua opera.

    Golden Globe 1978 per Richard Burton (miglior attore in un film drammatico) e Peter Firth (miglior attore non protagonista). Per entrambi ci fu anche una nomination all'Oscar nelle rispettive categorie.

    In occasione dell'assegnazione dei premi BAFTA, riconoscimenti al resto del cast: miglior attrice non protagonista a Jenny Agutter, candidature per i migliori attore non protagonista a Colin Blakely e Joan Plowright.