Crime spree - Fuga da Chicago - Film (2003)

Crime spree - Fuga da Chicago
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Crime pulp anglocanadese con un gruppo di maldestri delinquenti poco organizzati che da Parigi se ne parte per Chicago dopo aver fallito in patria tutto quello che era possibile fallire. Il loro boss, preso dalla disperazione, ha deciso infatti di affidare al gruppo un compito all'estero ma... entrati nella casa di Zammeti (Keitel) - il numero due della mafia locale - i nostri eroi lo imbavagliano credendo di svaligiare l'appartamento di tutt'altra persona. Insomma, è evidente come non ne combinino una giusta e quando dalla casa di Zammeti sottraggono due preziose cassette contenenti testimonianze scottanti, intorno a loro si scatena il putiferio. Tutti a rincorrerli in una sarabanda di scene ad effetto che sembrano uscire da un film di Guy...Leggi tutto Ritchie ma che conservano comunque una certa personalità, legata anch'essa a un black humour britannico sceneggiato niente male. Le trovate si susseguono soprattutto nella prima parte stupendo per efficacia e nonostante un fondo d'ingenuità poco in linea con il pulp di quegli anni. Meno sangue (anzi, zero), più comicità vecchio stile, con i duri a far le facce da duri (buona la coppia Johnny Hallyday/Renaud, entrambi cantanti molto noti in Francia), Depardieu un po' spaesato a presenziare senza troppa convinzione e altri caratteristi meno incisivi a completare il quadro. A lungo andare però, purtroppo, le polveri si bagnano, le idee cominciano a latitare e la sceneggiatura s'incarta abbandonando la componente più vicina alla commedia trovandosi nell'impellenza di spiegare una storia non semplicissima da dipanare. Un peccato, perché le facce erano quelle giuste: Keitel mafioso sotto le righe è perfetto e sfrutta forse meglio di tutti l'ironia del copione, bazzicando da anni nel noir e conoscendone più di chiunque le regole che lo sovrintendono. Non mancano scene assolutamente tipiche come quella in cui il vicino grosso e buzzurro ascolta la musica a volume esagerato e tocca andare a dirgli di abbassare o quella in cui il più “colto” della banda abbozza analisi psicologico comportamentali dei compagni annoiandoli a morte. Insomma, una commedia pulp minore, meno stilizzata del consueto e più imperniata su dialoghi e sceneggiatura. Zero (Renaud), che parla sempre in terza persona, è forse la figura più divertente. Finale in discesa, verso la banalità.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/07/16 DAL DAVINOTTI

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