"Fargo" stagione per stagione

20 dicembre 2015

LA PAGINA DEGLI ESPERTI

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STAGIONE 1 (2014)

***** Il rischio era grande, eppure il risultato non ne esce con le ossa rotte, tutt'altro. Dialoghi acuti, interpretazioni pressoché perfette e non un solo momento di stanca. Sembrava impossibile calcare le orme di Jerry Lundegaard, eppure Lester/Freeman non lo fa rimpiangere e lo stesso dicasi per Marge, eccellentemente trasformatasi in Solverson/Tolman. Nota di merito per il perfetto Thornton, che da cinico anti eroe entra puntata dopo puntata sempre più nei nostri cuori. La sfida è vinta, chi adora Fargo non resterà deluso. (Redeyes)

*****
Da un capolavoro cinematografico, l'ispirazione per un serial con la stessa ambientazione, geniale nel replicarne il mix fra dramma ed humor nero, fra sarcasmo e tenera ironia. Nel corso di una narrazione sincopata che alterna pause distensive ed accelerazioni violente, seguiamo col fiato sospeso le vicende intrecciate di un modesto assicuratore, umiliato ed offeso dal comportamento imprevedibile, e di un killer nichilista ed annichilente, fratello di Anton Chiqurh e figlio del diavolo. Thornton e Freeman straordinari, resto del cast in parte. Ghiacciolo da gustare fino all'ultima sequenza. (Daniela)

**** Non solo non sfigura nel confronto, ma diventa il degno complemento dell'omonimo capolavoro dei fratelli Coen questa bellissima serie televisiva che del film stesso condivide l'ambientazione fredda e nevosa ma che presenta una storia sostanzialmente differente. Il lungo "respiro" della serie consente un'ottima caratterizzazione dei personaggi e lo sviluppo completo di quella commistione tra dramma, umor nero e una spruzzata di sentimentalismo che, già presente nel film, viene espresso al massimo in questa produzione. Imperdibile. (Galbo)

***** Sotto le coltri nevose, l’equatore di un’umanità votata alla gehenna, generata non creata da un Male che, per calcolo o per caso, tutto corrompe e sovrasta, e non trova limite nella ratio della giustizia o nell’agere poliziesco. Soluzioni di script che sono genio elevato a sistema narrativo; coté interpretativo a immagine e somiglianza di Dio; una texture registica strapiena di Grazia, che ripercorre in reverse tutte le fasi della Divina Commedia, che senza soluzione di continuità raggela, diverte, commuove, incanta e manda in iperventilazione.Ce n’è d’avanzo per decretare ecceduta la matrice. (Schramm)

***! Una serie complementare che ingigantisce ulteriormente (semmai ce ne fosse bisogno) il soggetto utilizzato dai Coen per il loro capolavoro. Elementi e impostazione sono i medesimi ma il racconto si biforca, acquista personalità e moltiplica in un mosaico ottimamente giostrato fra indagine incalzante, dialoghi al vetriolo e disumanità assortite. Non ultima, appare granitica la messinscena generale della nefandezza umana con assoluti protagonisti lo strepitoso Martin Freeman e il gigantesco Billy Bob Thornton. Davvero notevole! (Mickes2)

**** Pur preferendo le paludi di McConaughey, devo dire che anche la distesa gelata di Bemidji ha il suo bel perché. Partendo dallo spunto coeniano, la serie riesce a percorrere vigorosamente la propria strada regalando dieci puntate che si vedono avidamente una dopo l'altra: ottimo il lavoro di scrittura per mantenere alta la tensione, incastri a loro modo perfetti e due personaggi eccezionali (il male assoluto Thornton e il male in divenire Freeman). Una serie che lascia poche speranze sulla bontà dele genere umano ma molte sulla qualità delle fiction (ben fatte). (Jandileida)


STAGIONE 2 (2015)
***** Prequel di identica ambientazione, con un salto all'indietro di oltre 25 anni. Il controllo della regione è conteso fra una banda familiare locale e la mafia di Kansas City. Nella contesa si trova coinvolta casualmente una coppia comune - lei casalinga insoddisfatta, lui tranquillo macellaio - con esiti del tutto imprevedibili... Se la prima stagione si era retta sul duetto Thornton/Freeman, la seconda è un coro con cui ogni personaggio viene caratterizzato in modo indimenticabile. La trama avvincente, la confezione superba in ogni comparto dalla fotografia alla colonna sonora, l'uso creativo dello split screen e soprattutto la prestazione superlativa del cast: tutti elementi che contribuiscono a fare anche di questa seconda stagione un capolavoro. (Daniela)

****! La genialità coeniana eccellentemente riprodotta nel primo capitolo continua il suo percorso senza ostacoli. Evito di lodare lo split screen e mi soffermo sui personaggi, godendo senza soluzione di continuità del duo macellaio-parrucchiera, con quest'ultima pazzesca e apprezzando ogni singolo interprete. Dovessi, e voglio farlo, muovere una critica, resto soddisfatto a metà del personaggio di Ohanzee, un po' troppo caricaturale, e soddisfatto a metà dei flash dal cielo, ma siamo nell'Olimpo delle serie tv. Eccellenti le musiche, geniali i dialoghi. Poesia, o quasi. (Redeyes)

**** Nonostante la serie non perda nemmeno una virgola in qualità, è evidente il cambio di direzione impresso rispetto alla prima stagione, molto più vicina, per spirito e atmosfere, al prodotto dei Coen bros. Ad una black-comedy intrisa di surrealismo e stupidità succede una vera e propria gangster-story, cinica e violenta, dove una delle famiglie rivali ricorda molto da vicino i Corleone. Soprattutto nelle caratterizzazioni dei figli e di tutto lo spaccato familiare. Nulla di male, visto che comunque il prodotto funziona e anche alla grande, ma come già detto, le situazioni-limite cui ci hanno abituato i Coen bros non appartengono a questo giro. (Piero68)


STAGIONE 3 (2017)
****! 
Anche se si apre con due omicidi efferati, fin dal primo episodio è evidente un cambio di passo rispetto alle prime due splendide stagioni. Fargo 3 si prende i suoi tempi nel disporre le pedine sul tavolo da gioco, procedendo come una partitura musicale in crescendo, sulle orme di quel "Pierino e il lupo" di Prokof'ev più volte citato. La svolta avviene dal sesto episodio in poi, con il precipitare degli eventi e l'entrata in campo del sovrannaturale, con l'ineffabile Ray Wise che questa volta gioca nella squadra dei "buoni", fino ad un finale ambiguo e beffardo. Confezione di altissima classe anche questa volta, e anche se non tutti i personaggi convincono pienamente, il Varga interpretato da David Thewlis entra a pieno titolo fra i criminali più ributtanti ed insidiosi mai apparsi sul piccolo schermo.  (Daniela)

****! L'epistassi, come un eccitato Genio delle tartarughe, per i fratelli Stussy e la loro storia è per me verità. Quando sembrava arduo perpetuare la qualità di questa serie ecco questo terzo capitolo. Questa volta siamo in un freddo Michigan, ma dopo un primo impatto, di qualche puntata la storia comincia a scaldarsi e catturare. Sul bel gruppo di attori spicca un pazzesco David Thewlis che ci regala un villain che resterà nelle nostre menti per molto tempo. La poesia di Fargo continua a vivere! (Redeyes)

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