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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Giallo assai complesso ambientato a Vienna, richiede un'attenzione non comune per essere compreso nella sua interezza. Sia per la confusione generata dal gran numero di nomi tedeschi non facilmente memorizzabili (il problema riguarda solo chi non ci è abituato, come lo spettatore italiano medio) che per la velocità con cui l'azione procede, fitta di dialoghi e di date da ricordare. Al suo attivo, però, alcune ottime trovate che attestano il valore del soggetto (di Wolfgang Menge, anche autore della sceneggiatura), a cominciare dall'incipit in cui seguiamo un pianista trafelato giungere nella sala dove si deve esibire. Alla richiesta dei colleghi che chiedono il motivo del ritardo, l'uomo dice di aver appena...Leggi tutto commesso un delitto. Vero? Falso? Di sicuro da qui si torna indietro di qualche giorno per capire di cosa l'uomo stia parlando. L'omicidio in questione è quello di Miriam Capell (Schwiers), proprietaria di un'azienda di moda iperattiva e molto risoluta. Maltratta il suo principale collaboratore (Willinger), col quale non si capisce bene quale tipo di relazione abbia, accompagna a scuola la bella nipote (Frey) e conosce per motivi di lavoro molte persone, presto destinate a trasformarsi in potenziali sospetti. Uccisa un lunedì in casa propria, Miriam viene ritrovata solo in un secondo tempo, nuda in vasca da bagno. L'ispettore capo che si occupa delle indagini (Qualtinger) è un simpatico ometto un po' sovrappeso, che viene raggiunto in commissariato da un ispettore di Düsseldorf, dove è stato commesso tempo prima un delitto a quanto pare piuttosto simile. Come detto i personaggi che ruotano attorno alla vittima sono numerosi e non sarà facile verificare gli alibi di tutti (a cominciare da quello del giovane collaboratore di Miriam, fin da subito individuato come principale indiziato e che scopriamo mostrare interesse per la nipote studentessa). Penalizzato da una regia poco dinamica e da una verbosità che a tratti fa davvero arrancare chi tenta di non perdersi tra le ramificazioni della trama, il film può tuttavia contare su un intreccio giallo interessante che produrrà un bel "doppio" colpo di scena finale, dal quale coerentemente – e in modo sorprendente - ci si riaggancerà a quanto visto nell'incipit. Se non fosse quindi per alcuni difetti evidenti - in parte giustificabili dall'epoca e da una localizzazione un po' ai margini rispetto a quella delle grandi produzioni - i motivi per dichiararsi soddisfatti non mancherebbero, anche per la buona interpretazione che Helmut Qualtinger dà del suo buffo ispettore, particolarmente avverso agli spinaci e a suo modo ironico, mai banale nell'approccio. Va un po' peggio per il resto del cast, che offre personaggi anonimi pur garantendo professionalità nell'interpretazione. La rigidità tipicamente mitteleuropea della messa in scena, che la regia modesta di Arthur Maria Rabenalt non scioglie ma accentua, è la spina nel fianco di un film che comunque, specie se si avrà la costanza di seguirne anche le false piste (con relative, inevitabili forzature), non dovrebbe deludere le aspettative degli amanti del giallo più classico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 12/05/21 DAL DAVINOTTI
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Fauno 12/05/21 23:57 - 1997 commenti

I gusti di Fauno

Per nulla bello, anche perché soporifero nelle indagini, con un commissario schifato dagli spinaci e amante dei pediluvi e con un branco di personaggi isterici e ossessionati dai segreti di Pulcinella e dai giudizi di una titolare che tratta i dipendenti come sudditi. In mezzo a questa baraonda inconcludente, condita perfino da coroner ingessati da camici, da eminenze grigie (ma di competenza sottozero), da sveglie scariche o mezze scassate e da giocatori di scacchi con l'aria da camera mortuaria, a un certo punto si capisce che il tempo è scaduto e si fa cadere l'assassino dall'alto.
MEMORABILE: L'allusione a Balzac; Le comparazioni fra Austria e Germania, come prezzi e come tempistica di indagini.

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