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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Aperta e chiusa - come dice la voce narrante - sulle rive del lago svizzero di Morat, a due passi da Berna, la vicenda ruota intorno al ritrovamento di un cadavere. Il fatto che la voce narrante appartenga a quest'ultimo, già in partenza senza vita e nell'acqua, scomoda inevitabilmente il paragone con Wilder, ma i toni qui sono decisamente più farseschi. Andando semmai ad avvicinare l'approccio da black comedy della ben più raffinata CONGIURA DEGLI INNOCENTI hitchcockiana, il film si lancia ben presto in una confusa girandola di situazioni paradossali che sfruttano il casuale passaggio...Leggi tutto da un personaggio all'altro del cadavere d'un ricco orologiaio di origini partenopee, Jean-Louis Preminger, come filo conduttore. A rinvenirlo per primo è Paul Erzner (De Funès): mentre pesca nel lago, convinto di aver preso un luccio lo issa a bordo; la sorpresa sarebbe anche postiva, per lui, dal momento che all'uomo deve un bel po' di denaro, ma il fatto di ritrovarsi con un morto in barca lo terrorizza e lo porta a rigettarlo in acqua. Giunto a riva, il corpo senza vita viene allora scoperto dalla moglie, in quel momento appartatasi proprio lì con l'amante (pure socio della vittima). Anche per loro una lieta sorpresa, si direbbe, ma di nuovo manca il coraggio di avvertire la polizia. Da qui in avanti si procederà nascondendo, cercando, ritrovando e rinascondendo il cadavere, la cui voce sentiamo ovviamente solo noi e che avrebbe il compito - attraverso notazioni umoristiche sdrammatizzanti - di rendere ancor più comica la situazione. L'approccio è quindi corale, con un gran numero di diversi personaggi che vengono in contatto col cadavere “itinerante” e di volta in volta devono decidere cosa fare per sbarazzarsene. La polizia interverrà solo in un secondo tempo, azzardando teorie proprie prive di riscontri. Seguire le peripezie del silente (ma pensante) protagonista si fa tuttavia presto complicato per il gran numero di coincidenze, equivoci, scambi di persona e via dicendo; inoltre una volta capita l'antifona è facile che l'attenzione scemi presto dal momento che la qualità del film si rintraccia giusto nella discreta prova degli attori (fa una breve parte anche una simpatica conoscenza del nostro cinema come Jacques Dufilho) e nella soave bellezza degli scenari naturali svizzeri. La sceneggiatura è invece assai modesta e la comicità si limita all'irrequieto nervosismo del solito De Funès, solo uno dei tanti partecipanti affiancato sul set da Marthe Mercadier nei panni di sua moglie, convinta di essere la vera responsabile della morte di Preminger. Desolanti le figure della consorte della vittima e del suo amante, segni di un approccio ormai datato che cerca anche nel grottesco qualche risorsa per suscitare (vanamente) la risata. Volti preoccupati, spaventati in fuga fanno da contraltare alle sornione analisi del defunto, che commenta ironicamente i turbamenti di chi lo sposta, lo infila in una cesta, lo nasconde e lo ritrova girandogli intorno come una falena impazzita. Purtroppo il grande affannarsi del cast non è sufficiente a rendere godibile un film confezionato sì decentemente ma che di rado azzecca la battuta simpatica.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/05/21 DAL DAVINOTTI

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