Se Georgia Moll è stata una strana tempra d'attrice, donna dal fascino aristocratico e quasi irraggiungibile, non altrettanto si può dire della sua Laura, svagata e superficiale figlia della buona borghesia che pare vagabondare da un uomo all'altro alla perenne ricerca della ragione stessa della sua vita, sino ad un epilogo tragico e assurdo. Film irrisolto, lento oltre ogni ragionevole misura si regge tutto sulla bellezza catatonica della Moll. Lascia un senso di fastidio tanto che alla fine resta solo da chiedersi perché mai Laura sia vissuta.
La giovane Laura è incerta e volubile, stretta fra i richiami del conformismo borghese suggellato da un matrimonio precoce e affrettato, e l'anelito alla propria libertà. All'epoca certamente arditi, i temi dell'adulterio e della crisi di coppia sono inseriti in una diegesi rapsodica - questo talora a discapito dell'impatto drammatico - ed esposti con una pacatezza da cinema francese; pacatezza riscontrabile anche nella recitazione di Giorgia Moll che, con l'aiuto del doppiaggio di Adriana Asti, ritrae un personaggio femminile "antonioniano", rassegnato alla noia e al "mal de vivre".
MEMORABILE: Le incertezze esistenziali di Laura; Il ricordo del tunnel.
Datatissimo ritratto femminile ad opera di un regista più attivo come sceneggiatore e documentarista. La protagonista, interpretata da Giorgia Moll e doppiata da Adriana Asti, non diventa mai interessante, limitandosi a vivacchiare sullo schermo tra uno sciocco flirt e l'altro. Il buon cast è sprecato: Garrone veste i panni - per lui abituali - del dongiovanni senza scrupoli, mentre Sbragia ha una scena sola. Anche il tema della provincia malevola ed ottusa - il film è girato a Verona - resta sullo sfondo.
Giorgia Moll è una Laura decisamente ispirata alle ragazze della Nouvelle Vague, insicura e al tempo stesso capace di prendere decisioni estreme. L'infedeltà coniugale è per lei un modo per sentirsi viva, ma non le basta. Tra gli uomini che la circondano spicca l'arroganza di Garrone e la compostezza di Tomas Milian, ma il vecchio Antonio Centa è un padre altrettanto insicuro e desideroso di piacere. Un film per l'epoca davvero sorprendente.
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secondo film di Ferrari (prima dell'inguardabile Mio Mao). censurato all'epoca e molto datato rivisto oggi ma non disprezzabile. Laura,viziata figlia della buona borghesia si sposa senza amore e poi vaga da un amante all'altro preda di un'inquietudine senza sbocchi. un po statico ma il quadro d'ambiente è efficace e il personaggio è ben delineato. parente, sebbene inferiore, di film come Un mondo nuovo o Una storia milanese. bella la musica di Trovajoli