L'ultimo anello della follia

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Stephen King e Rob Reiner, assieme a Kathy Bates e James Caan, hanno fissato con MISERY le coordinate di riferimento di un preciso schema nel rapporto vittima/carnefice, quindi non c'è da stupirsi se ci si trova di fronte a uno straight to video che dieci anni dopo cerca di riprendere l'idea mescolandola con altri elementi per nascondere la diretta discendenza. La nuova Annie Wilkes si chiama Helen e ha le fattezze della meno inquietante Jennifer Tilly, ossessionata dall'idea di avere un figlio dopo aver perso quello proprio. Per questo, assieme al marito Frank (Gallo) e approfittando del fatto che lui lavora...Leggi tutto in ospedale nel reparto giusto, decide di rapire una donna incinta (Hannah) alla quale Frank avrebbe dovuto impiantare (ma non l'ha fatto) gli ovuli di sua moglie. L'obiettivo è tenere la poveretta segregata per i necessari nove mesi e farla poi fuori a gravidanza conclusa per sottrarle il bambino. Anne viene così condannata alla prigionia domiciliare dopo che a suo marito (Greenwood) si è fatto credere che abbia avuto un incidente stradale nel quale è morta carbonizzata. Di fatto ciò che conta è che la donna sta lì, legata, per dare modo a Helen di liberare la sua myserevole follia. E con l'uomo di famiglia defilato, di fatto schiavo delle mattane della moglie, è quasi da subito evidente che il film lo animeranno le due signore, la prima a infierire con amorevole inconsapevolezza sulla seconda. A Jennifer Tilly il compito non facile di ripercorrere il percorso di Kathy Bates (che per il ruolo vinse l'Oscar!), mostrandosi quando possibile comprensiva salvo poi dare sfogo a una prevedibile, lucida ferocia nel momento in cui s'accorge delle reticenze della prigioniera. Preoccupata che suo figlio cresca nel miglior dei modi, Helen è continuamente combattuta sull'atteggiamento da tenere, ma frenare gli sfoghi di improvvisa follia, che dovrebbero essere il sale del film, non le riesce. Il grande problema, in casi così, è l'estrema ripetitività a cui si va incontro, dovendo portare avanti il medesimo rapporto tra i protagonisti dall'inizio alla fine in una condizione che non offre quasi mai sostanziali varianti. Si punta allora (con un bel gusto) alle ambientazioni, soprattutto quando arriva la neve (toh, c'era pure in MISERY). Belle riprese in campo lungo tra tramonti suggestivi e una fotografia di alto livello inusuale per un prodotto straight to video, ma le interpretazioni non sono sufficientemente buone (anche per colpa di una sceneggiatura insulsa, va detto) per reggere una durata inspiegabilmente più vicina alle due ore che all'ora e mezza. Gallo in ombra, Greenwood non ne parliamo, regia discreta, violenza contenuta.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/12/18 DAL DAVINOTTI
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Daniela 29/06/20 21:13 - 9210 commenti

I gusti di Daniela

Per far contenta la moglie che desidera avere un figlio, un infermiere rapisce una donna incinta mettendo poi in scena un finto incidente stradale... Tentativo di imitare Misery di qualche anno prima con esiti imbarazzanti: il problema non è tanto riproporre la stessa situazione con qualche variante, ma far impersonare la psicopatica ad una attrice che, eccedendo in smorfie, capricci e  crisi isteriche,  finisce per risultare ridicola invece di suscitare inquietudine. Modesto anche l'apporto del resto del cast, mentre la messa in scena è discreta per essere uno straight-to-video. 
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Raremirko • 10/12/19 22:48
    Addetto riparazione hardware - 3449 interventi
    Cast davvero buono, qualche dialogo che da fastidio (quello sul foie gras, con le povere anatre che scoppiano), colonna sonora molto buona (l'inizio è davvero ottimo, anche per merito dello score sonoro) in un film riguardo la quale la mano del buon Furie si sente eccome.

    C'è qualcosa di Kinghiano, la Tilly è una pazza discretamente interpretata ed il film trasmette abbastanza bene degrado e tristezza.


    Abbastanza riuscito.