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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Profondamente avatiano, un altro dei film del regista che si rifugia nel passato con un ritorno alla Bologna degli Anni Cinquanta. Gli intervalli con fugaci squarci del presente, popolati da pochi personaggi e una storia di sangue su cui quasi non ci si sofferma, appaiono pleonastici e davvero poco significativi, lasciando intendere come tutto ciò che vale la pena osservare appartenga a quei tempi andati, al solito ricreati con mirabile verismo e acutezza. Avvolti nella fotografia dai toni caldi e ocra del fido Cesare Bastelli, i porticati e gli interni prendono vita mentre sullo sfondo incessanti risuonano le canzonette di allora. Ancora un ritratto corale, che porta al centro un ragazzino sentimentalmente irrequieto (Modica) che seguiamo...Leggi tutto a scuola e in famiglia. Nel primo caso lasciando che la sua classe trovi il proprio spazio tra scolari scarsamente discipinati e professori accondiscendenti (Marescotti), nel secondo coinvolgendo nel quadro l'intera vita condominiale, attraverso la quale bene vengono descritte usanze dell'epoca e modi compiti della borghesia di allora. Stupisce semmai un ruolo tanto defilato e al limite della comparsa per Carlo Delle Piane, il "comandante" in disarmo, malfermo, che silente si limita a passare in scena di tanto in tanto quasi come omaggio a un altro cinema più d'attori, qui secondari rispetto a ciò che in fondo rappresentano all'interno della storia. Colpisce come sempre l'abilità nel saperli dirigere senza che mai sembrino fuori luogo, anche nel caso dei più giovani, ma non c'è qui chi emerge in virtù di una caratterizzazione singolare che spicchi, perché tutti rientrano in un disegno comune e delicato. E seppur in misura minore rispetto ad altri film, non manca nemmeno quella vena ironica che sa restituire gusto a molte scene altrimenti solo calligrafiche, spingendo al sorriso persino quando su tutto sembra incombere, fin dall'inizio, l'ombra della morte. I temi che si associano al film sono sempre gli stessi, arrivano a toccare le corde della commozione (il professore preso in giro dagli alunni che piange solitario in bagno) e mantengono un'aria malinconica che si staglia su tutta la vicenda, pronta ad approdare al grigiore (la fotografia segna uno stacco netto) del presente, con la ragazzina di allora che prende la fisionomia matura di Delia Boccardo e atteggiamenti "sessualmente disinvolti" che prima a dire il vero si intravedevano solo timidamente. Come spesso capita in Avati, un film che vale soprattutto come mirabile ricostruzione d'epoca, lasciando molte riserve su ciò che invece racconta.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/02/15 DAL BENEMERITO GABRIUS79 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 16/10/20
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Gabrius79 9/02/15 23:50 - 1199 commenti

I gusti di Gabrius79

Pupi Avati ha il dono di ricreare sapientemente ambienti e luoghi del passato e anche qui ci riesce in modo superbo, grazie all'aiuto di un'ottima fotografia e alla collaborazione di un cast simpatico in cui spiccano l'attore feticcio di Avati ossia Carlo Delle Piane, il giovane Alessio Modica e le brave Angiola Baggi e Delia Boccardo. Sorrisi ma anche qualche lacrimuccia sono ben miscelati. Sottovalutato e quindi da riscoprire.

Nando 23/09/17 10:30 - 3486 commenti

I gusti di Nando

Probabilmente un pellicola minore del maestro Avati, che ambienta le scene nel secondo dopoguerra con qualche salto alla realtà odierna. Un amore adolescenziale non corrisposto e tutto un contesto di famiglie proletarie e piccolo-borghesi in una Bologna lievemente plumbea. Cast non del tutto famoso, anche se la Boccardo spicca con certezza. Lievemente incompiuto.
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