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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

L'incipit parafelliniano in spiaggia, tra colore e bianco e nero, incubo ricorrente di Sara (Catania) che soffre di crisi di panico, non sembrava proprio promettere bene. E nemmeno nei primi minuti, con la donna a scegliere insieme alle amiche l'abito da sposa per il matrimonio con Andrea (Branciamore), le cose sembravano migliorare. Poi invece, lentamente e con l'entrata in scena di Nicola (Vaporidis), suo collega insegnante in una scuola elementare di Taranto, il film comincia a prendere una sua forma. Andrea, superato ingiustamente in campo ospedaliero dal figlio del primario (uno spunto buttato là che non si capisce cosa c'entri col resto), decide di lasciare Sara e lei si concentra sul lavoro, inaugurando un programma di "educazione emotiva"...Leggi tutto per cercare di uscire dagli schemi rigidi e conquistare una classe che pare del tutto refrattaria alle lezioni tradizionali. Siamo in zona ATTIMO FUGGENTE ovviamente, ma per fortuna le fasi legate all'insegnamento sono minoritarie rispetto a quelle in cui Sara comincia a frequentare Nicola permettendogli di guadagnarsi il proprio spazio. Vedovo di una moglie amatissima morta sei anni prima in un incidente stradale, vive con il suocero (De Silva) condividendo con lui una malinconia ineludibile. La frequentazione con Sara aiuterà entrambi, per quanto lei cerchi una valvola di sfogo nei social finendo col conoscere un pornodivo (Sakara) ossessionato dall'idea di rilanciarsi come attore a tuttotondo. Sono tutte parti piuttosto slegate, tra loro, che trovano nella protagonista l'unico anello di congiunzione ma che nell'insieme restituiscono l'impressione di un'opera piuttosto sgangherata, che affastella idee di diverso genere senza una vera logica, mescolando registri narrativi diversi con scarsa armonia: le fasi a scuola hanno toni drammatico educativi, quelle legate alle amiche, agli strampalati genitori o al pornodivo guardano invece con maggiore decisione alla commedia. Salva per fortuna l'operazione una valida direzione del cast e attori che si calano bene nei rispettivi ruoli. Vaporidis, specialmente quando affiancato da Da Silva, conferma buone qualità, la Catania sa essere spigliata al punto giusto in molti dei momenti che di per sé non convincerebbero affatto. La regia di Bonelli fatica a tenere insieme una sceneggiatura (cui ha collaborato) abborracciata ma è sufficientemente agile e riprende bene Taranto (con visibile predilezione per la riva di fronte al Castello aragonese). Così in definitiva, senza che ci si possa dire esattamente soddisfatti e nonostante i troppi passaggi a vuoto, gli ammiccamenti al politically correct, le deboli scene con gli alunni (e i genitori degli stessi), il film trova se non altro una sua strada.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/05/20 DAL DAVINOTTI

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