INCONTRO CON LUIGI LO CASCIO DOPO "LA CACCIA"

17 marzo 2008

Domenica 9 marzo 2008: incontro con l’attore dopo lo spettacolo.


Milano, Teatro Leonardo da Vinci, zona politecnico. Ore 17,40 circa. Finisce la piece (La caccia, di cui ho parlato nella scheda specifica), sfollano tutti. Che fare, alzare i tacchi o sperare di scambiare due chiacchiere con uno dei miei attori preferiti (e per il quale un sacco di amici mi hanno preso in giro per anni?). Opto per la seconda opzione. Rimane un piccolo gruppo compreso Pietro Rosa, il ragazzino che interagisce con il protagonista in scena. Mi avvicino e lo osservo: si tratta di una personcina sparuta con apparecchio ai denti, timidissima,ma innegabilmente lusingata dagli applausi a scena aperta ricevuti pochi minuti prima. Mi avvicino e scambio due parole con lui: oltre ad aver appreso che ha imparato la parte (abbastanza lunga e con inserti di greco antico ) tutta a memoria, scopro che ha 13 anni. A questo punto gli chiedo se questa full immersion nella tragedia greca gli è piaciuta e che scuola frequenterà dopo le medie. Mi risponde deciso: “Liceo scientifico!”. Per caso ho fatto una gaffe? Ahi….

Intorno a me intanto sono rimasti solo addetti allo spettacolo; scambio due parole prima con Desideria Rayner (addetta ai suoni e montaggio video, nonché moglie di Lo Cascio) e poi con un'altra ragazza che durante la messinscena spostava alcuni oggetti, e vengo a sapere che La caccia è stata allestita in tempi molto brevi rispetto a quanto preventivato, pertanto lo spettacolo è un work in progress ed anzi, ogni impressione di noi spettatori è ben accetta.
Dopo un quarto d’ora arriva Luigi Lo Cascio e qui la mia percezione subisce una decisa distorsione: tanto sulla scena appariva di normale costituzione e forte, quanto adesso risulta smagrito in viso e minuto quasi quanto il ragazzino, giuro (che scherzi fa il teatro), e inoltre è  molto provato dalla perfomance.
Parlotta per un po’ con un ragazzo a proposito del  microfono che non ha fatto completamente il proprio dovere, indi si siede all’inizio del  palco.

Mi faccio coraggio e tento un approccio: “Stanco?”. Mi risponde più a gesti che a parole: “Parecchio”. Mi avvicino anch’io al palco e, dopo i complimenti, faccio presente alcune sensazioni che avevo già esternato con le altre interlocutrici: “L’impressione che ho avuto e che si tratti di uno spettacolo di non facilissima fruibilità almeno all’inizio, con all’interno dei rimandi che non sono identificabili per chi è digiuno di mitologia greca… però i coroselli (brevi parodie filmate decisamente comiche che intervallano e chiudono lo spettacolo) aiutano ad alleggerire. Queste mie affermazioni sono corrette?”
Annuisce e inizia a spiegarmi, contento anche lui di tastare il polso del pubblico: “Guarda,è uno spettacolo complesso, ed è vero che chi conosce la mitologia greca coglie di più i rimandi  che ho seminato, però io volevo che ci fossero più interpretazioni, perchè è impossibile far comprendere a tutti ogni singolo termine della tragedia, e così anche chi si accosta al testo per la prima volta può vedere questo spettacolo.”

Mi faccio ancora più coraggio e, ancora una volta rimarcando che prima per percorso scolastico e poi per passione conosco la tragedia di Euripide, gli chiedo se la mia sensazione che Penteo fosse invasato sin dall’inizio dal dio che tentava di contrastare era giusta. Lui mi risponde che non è così, che il tipo di follia del protagonista è diversa, poi passiamo a parlare di  un corosello dove lui sembra adombrare un parallelo fra le baccanti e le ragazze che si dimenano sul cubo. Mi guarda un attimo stupito: “Vedo che sei stata molto attenta allo spettacolo… comunque, quella delle Baccanti era un’esperienza di conoscenza, mistica, queste ragazze si dimenano e si impasticcano per dilatare il proprio ego, ma non c’è conoscenza.”

Mentirei se dicessi che sto trascrivendo il dialogo letterale così come si è svolto: mentre Lo Cascio mi rivolgeva la parola ero affascinata dal suo modo di parlare, lento, non distaccato, ma con accenti che a volte mi risuonavano nelle orecchie come metallici (è l’unica parola che mi viene in mente),e poi gli occhi, che alla fin fine sono il suo particolare fisico che mi ha sempre colpito fin da I cento passi: occhi scuri, profondi, in una parola intensi; parla del suo spettacolo con evidente orgoglio, anche se trattenuto dalla stanchezza e dal fatto che si tratta pur sempre di un dialogo avviato con una perfetta sconosciuta.
È passato poco meno di un quarto d’ora, Lo Cascio è distrutto. Si scusa ma vuole andare via, non ce fa la più, non ha più voce. Lo ringrazio per la chiacchierata, e dopo avergli chiesto conferma dell’incontro di domani e averlo informato che inserirò la recensione dello spettacolo in un sito (abbozza una faccia tra lo stupito ed il contento), saluto tutti e me ne torno a casa.
 
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ARTICOLO INSERITO DALLA BENEMERITA GUGLY  

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