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PUGILI

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 2
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/9/16 DAL BENEMERITO LUCIUS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 15/1/17
Tre episodi in bianco e nero per raccontare altrettante parentesi di vita nel quotidiano di pugili che non hanno mai conosciuto il vero successo, per gettare un po' di luce su un mondo che anche in Italia ha una sua tradizione radicata, fatta di sacrifici e lotte. A portarci subito dentro quel mondo colui che di fatto funge quasi da narratore, che apre il film raccontando della propria esperienza per poi aggiungere notazioni spesso interessanti nelle pause tra i diversi episodi: è Tiberio Mitri, gloria del nostro pugilato Anni Cinquanta che vinse il titolo europeo arrivando a sfidare Jake La Motta per quello mondiale e resistendo in piedi col campione tutte le 15 riprese. Sono riempiti dai primi piani di Mitri gli unici interventi a colori, monologhi come frammenti d'intervista che s'interpongono fino a chiudere il film nel ricordo di quei due storici incontri, che riviviamo nelle immagini d'epoca. Con sincera spontaneità (non dimentichiamo che Mitri ebbe anche una breve carriera d'attore), racconta di come ci si sente alla vigilia di un match importante, di quanto la mancanza di grinta nel momento giusto possa tradursi in una drammatica débâcle... E mentre lo fa comincia il primo episodio, dove due giovani amici, cresciuti insieme, si ritroveranno inevitabilmente a combattere sul ring l'uno contro l'altro. Il Capolicchio regista ricerca dichiaratamente il ritratto pasoliniano, ma non ha la stessa autenticità e naturalezza che furono componente necessaria e inscindibile del neorealismo. Così la storia tende a cedere senza troppo coinvolgere, per quanto impreziosita da belle riprese in location meridionali affascinanti valorizzate da un'ottima fotografia. Va meglio nel secondo episodio, dove un giovanissimo Pierfrancesco Favino interpreta un pugile che in una stanza d'albergo inglese attende di combattere con un campione scozzese chiamato "il killer". Riceve la visita del suo manager, poi di un amico d'infanzia e infine di un intervistatore, ai quali risponde spesso con mezze parole, sempre più attanagliato dal terrore di fallire l'obiettivo più importante della propria carriera. Era già un bel volto, quello di Favino: espressivo, intenso, comunica anche senza dover troppo parlare in un frammento quasi interamente ambientato in un'unica stanza. Segue il segmento forse più indecifrabile, in cui un pugile vive dapprima attraverso i ricordi di chi l'aveva conosciuto da ragazzino quindi sul ring, dove affronta un avversario particolarmente duro (Rhodes). O era solo un film? Perché dopo il match ritrovaiamo lo stesso protagonista addormentato sulle poltroncine di un cinema, dove una ragazza (che poco prima s'era intrattenuta con Capolicchio in "partecipazione straordinaria") va a svegliarlo. Curiosa l'autocitazione: fuori dalla sala è appesa una locandina della CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO. Torna infine Mitri per raccontare parte della propria carriera ricordando i due suoi più celebri incontri (che vediamo scorrere sullo schermo), l'amore per la vita spensierata e per Fulvia Franco, l'ex miss Italia con cui ebbe una relazione. Non l'ideale sposare così bianco e nero e colore, le indecisioni nella regia sono evidenti ma il film ha indubbiamente qualche buon momento, soprattutto nei primi due episodi (il terzo lascia abbastanza sconcertati e sembra diretto con meno convinzione). Nel primo si nota una bella cura nella messa in scena, nel secondo una buona direzione degli attori. Non si va molto oltre però, nonostante ambizioni molto alte che si pagano in termini di ritmo e, talvolta, nell'intelligibilità dei dialoghi, spesso sussurrati e penalizzati da un sonoro non certo perfetto.
il DAVINOTTI

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Cotola 24/5/19 22:30 - 6888 commenti

Piccola e gradevolmente sorprendente pellicola sul pugilato firmata da un Capolicchio esordiente dietro la mdp. Tre "racconti", tre segmenti di vita di chi ha deciso di dedicare la sua vita alla nobile arte con risultati ben poco trionfali . Le storie sono accomunate da una profonda amarezza di fondo che impregna tutto. Nel cast si segnala un giovanissimo ma già bravo Favino. Buone ed eleganti le immagini virate in seppia. Tra i film invisibili del nostro cinema è uno di quelli che merita di essere recuperato.
I gusti di Cotola (Drammatico - Gangster - Giallo)

Lucius  28/9/16 1:52 - 2715 commenti

Ci sono attori che quando passano alla regia sanno sorprendere (penso a Mel Gibson o a Ben Affleck ad esempio). in Italia lo ha fatto Capolicchio con questo buon esordio cinematografico lontano anni luce dalla saga di Stallone. La delicatezza della regia affronta il dietro le quinte del mondo del pugilato con immagini che richiamano alla memoria il cinema pasoliniano e venature poetiche innestate in tagli di regia di rara bellezza. Completa il quadro una ost eccellente e un bianco e nero ardesia che risalta la virilità degli interpreti.
I gusti di Lucius (Erotico - Giallo - Thriller)