DISCUSSIONE GENERALE di The road (2009)

DISCUSSIONE GENERALE

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  • Undying • 7/05/10 17:36
    Scrivano - 7616 interventi
    The road approda nelle sale italiane a partire dal 28 maggio.

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    Ultima modifica: 7/05/10 17:37 da Undying
  • Buiomega71 • 5/10/13 10:43
    Pianificazione e progetti - 22878 interventi
    Insieme al Tempo Dei Lupi di Haneke, il post-apocalittico più raggelante, plumbeo, mortifero e disperato mai girato. Con la sola differenza che in Haneke un piccolo, sparuto senso di umanità rimaneva, in Hillcoat tutto e allo stato brado, animalesco, bestiale, vero e proprio inferno sulla terra. Uomo mangia uomo, procacciare selvaggina umana per mangiare (gli animali non esistono più), se non adirittura come riserva di cibo.

    Una terra alla deriva, tra cieli sempre più grigi, alberi che si sradicano da soli, devastazione ovunque:nelle case abbandonate, per le strade, nelle città, un accumolo di ossa umane, relitti, fuochi che divampano, sporcizia e carcasse d'auto

    In questo scenario davvero da depressione, Hillcoat stà tra il cinema pessimistico romeriano (il cannibalismo, gli uomini ridotti a belve sanguinarie, i soldi che svolazzano per strada e gli edifici corrosi come l'inizio del Giorno Degli Zombi) e la cupa e opprimente atmosfera tarkovskjiana (mi venivano alla mente le ambientazioni "fognarie" di Stalker), dimostrandosi (dopo il bellissimo La Proposta) narratore di razza e regista sopraffino.

    "Ci violenteranno e poi ci mangeranno", dice la Theron a Mortensen ormai votata al sucidio. La cappa opprimente di una civiltà che torna al medioevo o all'età della pietra, intiepidita da frammenti di amore coniugale che paiono dei sogni ormai lontani

    Sparuti predatori che viaggiano su camioncini da rottamare (che fan sembrare quelli di Mad Max degli scolaretti), schegge di horror viscerale quasi fulciano (la villa dei cannibali, con le sequenze dello scantinato-e del bagno mattatoio- che sono un pugno allo stomaco), dolorosi e toccanti flashback (la figura di Charlize Theron resta nella memoria a vita, sia quando perde le acque, sia nella bellissima e enigmatica sequenza in cui decide di abbandonare il marito e il figlio per perdersi nel buio della notte gelida: "La sua fredezza e l'ultima cosa che mi ha lasciato", dirà poi Mortensen. Diventerà poi una specie di fantasma nella mente dell'uomo-a questo proposito bellissima la scena in cui Mortensen getta la foto della donna dal ponte, o quando nel bunker Mortensen odora il fermacapelli della moglie-)

    Il pessimismo radicale e nichilista non da tregua (anche se attraversato da barlumi di serenità che durano un soffio di vento: la lattina di Coca Cola nel distributore, il conforto di un bunker zeppo di viveri), tra agguati con frecce, gruppi di uomini che braccano ragazze nei boschi, case in via di putrefazione che pare un Non Aprite Quella Porta dopo l'armageddon, ladri denudati, vecchi ciechi che ormai hanno perso ogni speranza

    Stride un pò il messaggio cristologico (il ragazzino che porta dentro "il fuoco", il suo preoccuparsi per tutti, quasi da evento messianico), ma e poca cosa, e il finale arriva come un tuffo al cuore, che emoziona e ti strugge. Una fioca luce di speranza in mezzo a tanto orrore (speranza non tanto di una (imp)possibile terra promessa, ma di un piccolo barlume di umanità, di una riconciliazione famigliare forse utopica, ma che scalda il cuore)

    Sottrazione dei colori ( per questo delicata la sequenza dell'arcobaleno alla cascata) dell'immensa fotografia di Javier Aguirresarobe, come e minimale e penetrante la musica di Nick Cave

    Cruda , ma al contempo da brividi, la scena in cui Mortensen spara in testa ad un cannibale nei boschi, per poi pulire il figlio piangente da pezzi di cervello rimastale addosso, nonchè il continuo pensare al suicidio (gli impiccati nel granaio), nei momenti più disperati

    Film che penetra nella pelle, nel cuore e nell'anima che resta dentro anche dopo i titoli di coda (emblematici i dialoghi appena percettibili e il cinguettare degli uccellini su questi ultimi, che pare la serenità prima dell'ecatombe)

    Doloroso e pessimista, ma necessario.

    Per riflettere sulle nostre certezze
    Ultima modifica: 17/10/18 22:55 da Buiomega71