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Dal saggio "L'Estraneo dietro lo schermo" di Stefano Mazza, in Studi Lovecraftiani n.4 (2007):
Fin [dal racconto] The colour out of space, Lovecraft rende invece il tema dell’invasione qualcosa di completamente inspiegabile: l’alieno che giunge dagli spazi siderali ha proprietà incomprensibili per l’uomo, così come incomprensibili restano le sue finalità. Ciò che contagia la fattoria di Nahum Gardner nel famoso racconto è difatti qualcosa che non ha nemmeno gli attributi di un essere vivente e viene chiamato semplicemente ‘colore’. Questo tema dell’angosciosa intrusione da parte di una realtà ignota è particolarmente adatto a sublimare la paura della Minaccia Rossa nell’America repubblicana di Eisenhower: siamo negli anni dei ragni giganti, degli alieni che vogliono far strage dell’umanità e dei cosiddetti BEM, acronimo che sta per “Bug Eyed Monster”, ovvero mostro dagli occhi sporgenti, da insetto, tipici di fumetti e dei film di fantascienza di questo periodo. Un tipico BEM è l’orrendo alieno diThe beast with a million eyes, un film decisamente di serie B uscito nel 1955 e diretto da David Kramarsky e Lou Place, coadiuvati anche dal produttore Roger Corman. Anche in questo caso è difficile capire quanto ci sia di Lovecraft, però la trama è piuttosto originale e in qualche modo affascinante, tanto da sembrare quasi un girato preliminare per un film migliore. La volontà dell’alieno di conquistare la Terra assumendo il controllo degli esseri viventi e degli uomini deboli di mente ricorda da vicino The colour out of spacee The Whisperer in darkness, tuttavia è più probabile vedere nel mostro, data l’epoca e l’allegorico finale, una metafora della minaccia comunista.
POI DAVINOTTATO IL GIORNO 20/07/15
Bergelmir
Digital, Marcel M.J. Davinotti jr.