Alice e il sindaco

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

C'è qualcosa che suona distorto, nell'orchestra condotta con apparente, impeccabile grazia da Nicolas Parisier: la sua protagonista, l'Alice del titolo (Demoustier), assunta per fornire al sindaco Paul Théraneau (Luchini) quelle idee che la sua mente ormai logorata da troppi anni di politica "passiva" non ha più, non ne tira fuori una che sia una, stando a quanto ci viene mostrato. Eppure fa carriera, si fa amare, conquista la stima del suo datore di lavoro e non solo sua. In che modo? Forse solo con la grazia e il portamento, con la capacità di elaborare al meglio le frasi senza dire nulla o quasi, girando attorno ai problemi e proponendo ovvietà condite da una proprietà di linguaggio...Leggi tutto che le fanno giustamente guadagnare l'appellativo di intellettualoide persso i colleghi. E' questo l'obiettivo del film? Portare alla luce il vuoto della politica riflesso nelle parole di chi apparentemente ne avversa l'inconcludenza? Più semplicemente pare che interesse di Pansier sia confezionare un'opera che in superficie riesca a mostrare una patina di grande raffinatezza sotto la quale poco importa cosa vi stia: ricamando sui dialoghi, puntando sulla grande qualità recitativa di Luchini, sulla sua capacità di infondere credibilità e spessore al suo personaggio al di là di quello che gli si può mettere in bocca; e sull'indubbia comunicativa della Demoustier, cui basta l'espressività non travolgente ma calda per inquadrare il personaggio, per dargli comunque dignità e una dimensione ben precisa. Non sta infatti certo negli attori il limite di ALICE E IL SINDACO, ambientato in una Lione solare che si ritrova in una bella fotografia e in un parco ma intelligente uso degli esterni. Il punto è che per buona parte della durata vien da chiedersi dove voglia andare a parare Pansier. E' come se si attendesse finalmente l'avvio di un film che invece resta per l'intera durata in stand-by, lì sul punto d'ingranare per poi invece preferire il galeggiamento in terre sofisticate dove la sostanza è data dall'inconsistenza, dove le scene più ficcanti (per modo di dire) si mescolano ad altre molto più tradizionali in cui l'assistente personale (Simaga) del sindaco la costringe ad intervenire a comando, ad abbreviare i tempi, a mettersi al servizio di chi serve senza fare troppe domande, a incontrare chi nemmeno conosce né sa come affrontare. Eppure Alice ne esce sempre vincente, non si sa ben come, acquisendo maggiormente, giorno dopo giorno, la stima di Théraneau che sembra sul punto di muoversi come un pupazzo al suo servizio, uomo di potere sedotto dal fascino della cultura (spicciola), dalla semplicità e dalla sincerità di chi ha appena finito gli studi e conserva ancora il candore della ribellione di sinistra (l'area cui appartiene lo stesso Théraneau naturalmente), l'ansia di cambiare davvero il mondo. Interventi esterni non sempre centrati (l'ex fidanzato ad esempio è figura ben poco incisiva) ed epilogo artificiosamente spiazzante che in verità comunica meno di quanto vorrebbe. E a titoli di coda conclusi ci si chiede cosa si sia visto, se cioè tanti discorsi che non vanno da nessuna parte, se uniti e messi in sequenza, possano davvero dare un senso all'insieme. Non facile sostenerlo, ma non c'è da dubitare che nell'esercizio si cimenteranno volentieri in molti (senza che si possa poi dar loro gran torto).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/02/20 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 4/01/21
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Cotola 17/02/20 15:36 - 7703 commenti

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Un sindaco in crisi di idee fa assumere una ragazza affinché gli dia nuovi stimoli: le conseguenze non mancheranno. Raffinato film francese che cita, tra gli altri, Bloch, Rousseau e Orwell ma non lo fa snobisticamente ma in modo funzionale alla trama, per portare avanti i suoi punti di vista. Ma lungi dall'affermarne uno ed uno soltanto, ha il merito di suscitare domande e dubbi senza voler dare risposte esaustive ed apodittiche ma aprendo sempre al confronto. E l'amaro finale è un'altra freccia all'arco di un bel film. Verboso sì, ma con intelligenza e per necessità.

Galbo 10/05/20 12:42 - 11522 commenti

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Una bella commedia politica, esempio di cinema volutamente anti commerciale, ma di notevole spessore, che si prende il lusso di affrontare temi seri, in modo non serioso. La politica e la filosofia nei dialoghi tra un sindaco disincantato e una giovane assistente che lo rimette in gioco. Magnifico come sempre Fabrice Luchini è affiancato dall' ottima Anaïs Demoustier, fresca e spontanea come il ruolo richiede. Da non perdere, un film come se ne fanno sempre meno.

Kinodrop 8/05/20 19:28 - 1674 commenti

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Il sindaco di Lione è rimasto senza idee (politiche) e una giovane laureata con interessi filosofici viene chiamata per "ravvivarne" lo spirito combattivo; ma la cosa è più ardua di quel che sembra, non tanto per ragioni personali quanto per le ferree leggi della politica e dell'economia. Lungo tutto il film viene sciorinata un'intera casistica dei problemi socio-amministrativi attraverso un profluvio di parole e di "quasi-comizi" con qualche citazioncella storico-filosofica, ma l'idea di fondo resta senz'altro artificiosa e intellettualoide.
MEMORABILE: La bella "philosophical-coach" per il sindaco progressista; Il flop di Lione 2500; La preparazione del discorso per la candidatura.

Daniela 9/05/20 11:57 - 9843 commenti

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Politico progressista di lungo corso, il sindaco di Lione sente di aver esaurito la propria carica ideale. I suoi collaboratori assumono allora una giovane studiosa come "stimolatrice" di idee e la cosa pare funzionare ma... Film "colto" per necessità, data l'abbondanza di richiami a filosofi e pensatori, ma anche denso di riferimenti fruibili ai meccanismi della politica, della burocrazia e degli apparati delle amministrazioni locali. Regia al servizio di una scrittura non manichea, pervasa di una fine ironia che sfuma nella realistica amarezza dell'epilogo, interpreti adeguati.

Bubobubo 10/08/20 11:59 - 1327 commenti

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Il sindaco di Lione è la perfetta cartina al tornasole della gauche transalpina: ex giovane di belle speranze convertitosi al globalismo liberal, in piena crisi di idee e identità nonostante un possibile approdo alla guida del partito socialista. La giovane filosofa Alice (Demoustier) viene assoldata per rigenerarne la perduta brillantezza retorica... Film di battute, rimandi, argute citazioni, un blob parlato in cui si agita la sostanza di un'irreversibile crisi comunicativa intergenerazionale. Bravi i protagonisti, ma la scrittura nella seconda metà mostra esplicitamente la corda.

Didda23 1/12/20 11:49 - 2305 commenti

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Gradevole opera francese che si contraddistingue per la grazia della sceneggiatura che amalgama alla perfezione dramma e commedia, con venature dotate di profonda ironia e un mood nostalgico che permea la vicenda. Un'opera forse inadatta a un pubblico generalista, per le tematiche adottate e per le citazioni dotte, ma portatrice di messaggi assimilabili a più livelli. Luchini è una garanzia e il suo personaggio ha la giusta profondità, ma è la semplicità e la spontaneità di una straordinaria Demoustier a lasciare quasi senza fiato. Di spessore il finale, come l'opera del resto.
MEMORABILE: L'incontro con il tipografo; Il nuovo ufficio; La parte conclusiva.

Markus 31/12/20 11:39 - 3366 commenti

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Una neo laureata ha il compito di ridare ispirazione al sindaco di Lione, che dichiara d'essere a corto d'idee. Si seguita per tutta la vicenda a pronunciare il termine “filosofia” senza che questa venga scalfita nemmeno per sbaglio. Ecco dunque nascere il dubbio se si è noi più colti o più verosimilmente si tratti di un film furbamente ben confezionato (cinema italiano, svegliati!). Anche la famosa idea della piacente Demoustier (coglie l'occasione per portarsi a letto un belloccio) data al bravo Luchini è... una frasetta di circostanza. L'uomo del bar si sentirà "filosofo".

Giùan 10/01/21 12:08 - 3135 commenti

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Alice, il sindaco e la (media)teca filososofale, per parafrasar una predittiva pellicola di Rohmer, autore cui il film ammicca e si ispira apertamente nel tentativo di farsi pascaliana commedia (u)morale. Sforzo che a Parisier riesce innegabilmente a livello di scrittura, capace di un richiamo parziale ma sincero e attuale a un sistema critico di valori e pensiero di "sinistra". Poi la sintesi è frettolosa (gli argomenti messi al fuoco fan pensare allo sviluppo in una serie tv), alcuni personaggi forzati, ma il giocondesco sorriso della Demoustier e la classe di Luchini incantano.

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