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• TESTIMONE OCULARE

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• Testimone oculare
Titolo originale:Circle of Friends
Dati:Anno: 2006Genere: giallo (colore)
Regia:Stefan Pleszczynski
Cast:Julie Benz, Chris Kramer, Venus Terzo, Paula Costain, Adrianne Richards, Kent McQuaid, Peter Michael Dillon, Leif Anderson, Randy Thomas, Nicolas Wright, Catherine Lipscombe, Andrew Simms, Robert Naylor, Derick Legares, Anana Rydvald
Note:Aka "Tracce di un delitto".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/3/20 DAL DAVINOTTI
Gialletto televisivo di scarsa consistenza che come quasi sempre capita aggancia una delle idee tipiche alla base dei plot di genere per svilupparlo senza fantasia confidando nella validità originaria dello spunto; che in questo caso è quello di una serie di morti violente legate alle ex frequentatrici di una stessa classe di liceo. Ritrovatesi in quattro al funerale di una ex compagna che avevamo visto accoppare in mezzo al bosco nel prologo, si raccontano le diverse, personali esperienze di vita rammentando poi immancabilmente i bei tempi andati. Tra di loro chi seguiamo di più è Maggie (Benz), diventata stilista di successo e trasferitasi a New York ma che lì alla sua città natale ha lasciato bei ricordi anche nel fratello (Kramer) di una delle altre, suo primo amore che tenta subito di riavvicinarla. Nel frattempo, però, più cocciuta delle amiche (anche perché toccata in prima persona dalla furia del presunto killer, che è convinta le abbia ucciso il marito trovato morto nella propria auto dopo un incidente), Maggie decide di indagare sulle troppe vittime che negli ultimi otto mesi sono legate allo stesso gruppo di studenti. Le tre amiche le fanno notare che tanta ossessione è ingiustificata, il detective della polizia (Dillon) al quale si rivolge (e che al tempo con lei ci aveva provato) insiste col dire che non ci sono prove di alcun delitto e che vanno tutte considerate semplici coincidenze. Eppure Maggie è certa di avere in mano la foto chiave: è stata scattata negli anni del liceo e vi compaiono quasi tutte le vittime. Cosa le lega? E chi è lo strano individuo che ritaglia singole lettere dai giornali per comporre minacciosi fogli ricattatori ("So cosa le hai fatto") che poi quasi sempre brucia? Forse è in quest'ultimo, marginale personaggio, che si può ravvisare l'unico spiraglio di novità rispetto a una trama per il resto limitata al solito anonimo rimasticamento dell'indagine basata su di un delitto antecedente (visibile in un paio di fugaci, insulsi flashback la cui protagonista è una misteriosa ragazza seguita dal killer in soggettiva). Insomma, un plot abusato che tuttavia, se potessero conta su di un'atmosfera più angosciante, un minimo più cupa o su interpretazioni più sentite avrebbe anche potuto reggere. Perché in fondo la storia gira e la curiosità di scoprire chi sia l'assassino è quella immancabile nei classici whodunit, che ci accompagna fino a uno svelamento finale tutto sommato meno prevedibile del previsto dal momento che non cede alla tentazione di infilare la solita valanga di sciocchi colpi di scena. Lo svolgimento è lineare, accettabile e persino godibile, se ci si mette in testa di aver a che fare con un prodotto tv confezionato in fretta per soddisfare un pubblico preciso. Peccato che la fotografia piatta, l'eccessiva solarità degli ambienti e la sceneggiatura dozzinale affidata a un cast che certo non brilla derubrichi il tutto a thrillerino usa e getta monotono e scipito. Nella norma di un genere che quando viene filtrato dalle regole del piccolo schermo è come se producesse film generati da un'unica catena di montaggio che li incasella e li modella spegnendone ogni ambizione. Vedibile quanto nel contempo assolutamente superfluo.
il DAVINOTTI