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THE QUAKE - IL TERREMOTO DEL SECOLO

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/8/19 DAL BENEMERITO DIGITAL POI DAVINOTTATO IL GIORNO 11/8/19
Tre anni dopo il successo di THE WAVE torna al completo la poco allegra famigliola norvegese il cui padre, Kristian (Joner), ebbe un ruolo fondamentale nel salvataggio precedente, al fiordo di Geiranger. Ossessionato (giustificatamente) dai terremoti e dalla probabilitÓ che se ne verifichi uno ancor pi¨ potente, preda di una depressione che lo attanaglia al punto da non essere nemmeno in grado di sostenere in casa la presenza della figlioletta Julia (Haagenrud-Sande) giunta fin lý a trovarlo, l'uomo viene a sapere perdipi¨ della morte in una galleria, durante un'ispezione, di un suo amico e collega. Cos'aveva scoperto? Tanti piccoli indizi lasciano presagire che in Norvegia di nuovo la terra tremerÓ, c'Ŕ solo da capire quando. Dopo aver convinto la figlia (Johansen) dello sfortunato collega a dargli una mano per scoprire cosa stesse studiando cosý approfonditamente suo padre prima di morire, Kristian va a trovare la moglie (Torp) e incontra a Oslo pure il figlio (Oftebro). Un breve ritorno in famiglia dominato per˛, ancora una volta, dal terrore di un nuovo terremoto. Il gioco Ŕ quello di sempre: l'esperto sa, intuisce, avverte il pericolo ma tutti coloro a cui confessa i propri timori lo considerano un mezzo matto, a cominciare dai ricercatori del centro sismico. Il vero problema Ŕ che tutta questa fase preparatoria non finisce pi¨, e se si considerano le difficoltÓ del protagonista di esprimersi, il suo costante senso di smarrimento, una regia non certo esente da difetti a cominciare da un attendismo eccessivo, c'Ŕ poco da star allegri (come per Joner, che non accenna a un sorriso nemmeno per sbaglio). Le situazioni in cui si vengono a trovare i protagonisti sono a dire il vero del tutto simili a quelle che siamo abituati a sorbirci nei catastrofici americani, ma almeno qui non c'Ŕ il palestrato patriottico di turno che salva il mondo da solo. La cosa, unita ai ritmi lenti, ai silenzi e all'unicitÓ dei paesaggi svedesi, con qualche splendida ripresa dall'alto dei fiordi e una fotografia cupa di un certo fascino (il regista nasce come direttore della fotografia), concedono al film di staccarsi di netto dai routinari catastrofici a stelle e strisce tentando una via alternativa; visivamente meno spettacolare (crolli e sommovimenti del terreno si risolvono presto), concentra gli effetti speciali nella fase centrale senza brillare particolarmente ma riesce a farci vivere tre o quattro scene di grande impatto e di suspense notevole all'interno del grattacielo sull'orlo del collasso. Meno sentimentalismo a buon mercato, pi¨ maturo l'approccio ma non basta, per rendere attanagliante e coinvolgente un prodotto che dovrebbe al contrario nascere per esserlo.
il DAVINOTTI

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Digital 9/8/19 11:09 - 996 commenti

Catastrofico norvegese che non presenta molte novitÓ, adagiandosi ai classici t˛poi del genere, tra il geologo che strilla a mezzo mondo lĺimminente disastro (allerta puntualmente ignorata), i problemi familiari dello stesso (tanto per acuire il dramma) e la figura dellĺinnocente da salvare a ogni costo (in questo caso una bambina). Niente di inesplorato, per˛, rispetto agli omologhi americani, il film di Andrsen presenta una sensibilitÓ tutta scandinava, il che lo rende meno incline al divertissement fine a se stesso. Molto bravo Joner.
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