Spionaggio al vertice

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Man on a String
Anno: 1960
Genere: spionaggio (bianco e nero)
Note: Tratto liberamente dal libro di Boris Morros e Charles Samuels “My Ten Years as a Counterspy” (1959).
Numero commenti presenti: 2
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Girato appena un anno prima che s'avviasse la costruzione del Muro di Berlino, il film di De Toth può contare su suggestivi scorci della capitale tedesca all'epoca ovviamente già simbolo della divisione del mondo in due blocchi. Siamo in piena Guerra Fredda, in America, dove lo spionaggio del C.B.I. (che riunisce sotto una sigla le tante ramificazioni dello stesso) tiene d'occhio e pensa di utilizzare per i suoi scopi Boris Mitrov (Borgnine), un russo che ha fatto fortuna come produttore cinematografico a Los Angeles e che in qualche modo collabora col nemico, grazie al quale ha appena fatto giungere lì suo padre. Riuscito a ottenere una sorta di sua affiliazione, il C.B.I. gli offre di diventare agente segreto e di recarsi a Berlino per...Leggi tutto girare una serie di cortometraggi: un'operazione di facciata grazie alla quale dovrà farsi agganciare dal KGB per introdursi nell'ambiente e carpire quante più informazioni possibile. Spionaggio e controspionaggio pullulano in una città all'epoca covo per eccellenza degli stessi. Da lì Mitrov partirà per Mosca in un crescendo di tensione mirabile che fa dimenticare una prima parte americana piuttosto debole per mettere in scena un thriller a suo modo spettacolare, che ha il pregio di mostrare le Berlino e Mosca d'oltrecortina attraverso riprese di sapore talvolta sì documentaristico ma che si sposano al meglio con il film: la frenesia delle popolazioni, lo splendore della Piazza Rossa e delle architetture moscovite, la Porta di Brandeburgo e i severi palazzi berlinesi, spesso ancora in rovina... Colpisce vedere come il passaggio tra le due diverse parti della capitale tedesca fosse allora operazione da compiersi anche semplicemente in taxi. Un eccellente bianco e nero dà vita quindi a insoliti sfondi sui quali i personaggi si muovono. Non è facile orientarsi, specialmente all'inizio, all'interno di una trama che prevede cimici, controlli, spie che si moltiplicano, istruzioni delle agenzie investigative, doppi giochi... ma una volta compreso il quadro d'insieme, dall'arrivo a Berlino in avanti tutto si fa più chiaro e godibile, con belle caratterizzazioni dei leader delle forze in campo (ottimo Joloff a capo del KGB) e un Ernest Borgnine perfetto nel ruolo dell'uomo comune coinvolto in un gioco più grande di lui (gli forniscono anche un perfetto gadget da 007 del quale ha ribrezzo): mai troppo sicuro delle proprie decisioni, Mitrov viene rimbalzato da una fazione all'altra sapendo di doversi sempre dimostrare all'altezza di ogni compito. Fallire significa rimetterci la vita. Eccellente la fase finale con più di una invenzione registica che nobilita gli ultimi sviluppi (il cecchino con vista sulle finestre) e un'ottima capacità nel saper rendere credibile quella che in fondo è una storia realmente accaduta, tratta (pur liberamente) dal libro autobiografico di Boris Morros “My Ten Years as a Counterspy”.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 31/05/20 DAL DAVINOTTI
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Fauno 5/06/20 02:24 - 1928 commenti

I gusti di Fauno

La bravura di Borgnine dà più smalto al film ma sicuramente fa riflettere il rinnovamento delle tattiche spionistiche russe, tese a dominare il mondo non più con la guerra ma con l'infiltrazione di personale minuziosamente addestrato nel tessuto sociale europeo e americano. Fra l'altro potevano incantare certe decisioni del regime, quali il pagare gli studenti migliori affinché diventassero una loro risorsa una volta laureati o il contributo dei giovani come forza lavoro nell'edilizia, visto che se non si aveva una casa non ci si poteva sposare, ma alla fine era sempre una dittatura. 
MEMORABILE: "Noi non perdoniamo il tradimento ma nemmeno l'inefficienza" ;   "Nel nostro lavoro si dimentica tutto tranne l'amor di patria"; La scuola del KGB

Daniela 16/10/20 08:26 - 9522 commenti

I gusti di Daniela

Per ottenere che l'anziano padre possa raggiungerlo negli USA, un produttore cinematografico di origini russe inizia a collaborare col KGB. Scoperto, è costretto a diventare un agente dell'FBI... Film piuttosto goffo per la retorica propagandistica nella prima parte da simil-documentario, ma avvincente in quella ambientata all'estero, grazie alla buona messa in scena e all'interpretazione di Borgnine, perfetto nel ruolo di uomo comune che per amore della famiglia si trova impelagato in un pericoloso doppiogioco. Efficace anche il resto del cast, di pregio la fotografia. 
MEMORABILE: L'anziano padre si stupisce che nella enorme villa del figlio abiti una sola famiglia; L'imbarazzo di fronte all'accendino/pistola. 
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Daniela • 16/10/20 01:36
    Consigliere massimo - 5225 interventi
    Le vicende narrate nel film sono ispirate all'attività di Boris Morros, produttore della Paramount Pictures nato in Russia nel 1891 e nel 1922 emigrato con la famiglia negli USA.
    Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Morros, entrato a far parte del Partito Comunica Americano, fece il doppiogioco: svolgeva operazioni di spionaggio per l'URSS fornendo poi informazioni all'FBI. 
    Boris Morris scrisse in seguito insieme a Charles Samuels un libro di memorie dal titolo "My Ten Years as a Counterspy", pubblicato nel 1959, che fornì il soggetto del film.

    Ulteriori notizie qui (lingua inglese).