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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Ormai basta un po' d'acqua, di qualsiasi natura, per infilarci dentro uno squalo: si era capito fin dai tempi di SHARK IN VENICE che la sola presenza di un canale o di un fiume non potesse riparare le città d'arte dal loro destino. E così adesso tocca alla Senna finire infestata, in questo caso da squali in fuga dall'oceano addirittura spintisi (anche se almeno inizialmente sarebbe bene usare il singolare) fin nella Ville Lumière.

Il pescione in questione dovrebbe essere un mako, ma è di dimensioni tre volte superiori a quelle d'ordinanza ed è monitorato da tempo. L'avevamo...Leggi tutto visto infatti nel prologo muoversi in un mare devastato dai rifiuti plastici, dove un gruppo di studiosi guidato dalla bella Sophia (Bejo) gli si era avvicinato un po' troppo confidando nelle proprie conoscenze in tema. Errore: già il fatto che fosse cresciuto esageratamente doveva far loro intuire che qualcosa non quadrava; e infatti la strage è inevitabile, con Sophia che si salva non si capisce bene come (sta sott'acqua senza bombole per un'infinità di tempo trascinata verso il fondo per poi risalire). La ritroviamo un anno dopo a Parigi, dove viene in contatto con una ragazza (Léviant) che già la conosce, un'attivista animalista che subito la accompagna nel laboratorio dove lavora con un gruppo a difesa degli squali inseguiti dagli umani cattivoni. Individuano i sistemi di tracciamento e li annientano da remoto per consentire ai loro beniamini di sfuggire, e dicono di aver identificato (a Parigi!) proprio il supposto mako di Sophia. Mirabile, ma il fatto che una bestia simile se ne stia allegramente a bivaccare nella Senna non è una buona notizia, per chi lì abita, tanto più che presto salta fuori la solta sindaca decerebrata (Marivin) la quale, dovendo assolutamente ospitare la gara di triathlon prevista nella Senna di lì a breve, non vuol sentir ragioni: c'è uno squalo? Se ne occupi l'esercito e ce ne liberi in fretta perché di rimandare l'evento non se ne parla...

Si recuperano insomma i tanti topoi del genere per confezionare uno shark-movie che cerchi di sfruttare il fascino della Ville Lumière e le acque torbide del fiume per variare un po' sul tema. Il problema è che, superato un prologo in cui la cosa più interessante è la distesa di plastica che affiora sul mare e in cui gli attacchi sono realizzati al risparmio, tocca aspettare una vita, prima che il mako si rifaccia vivo. La presenza si avverte, il tracker ci dice sempre dov'è, ma al di là di una pinna che spunta e di un unico caso in cui un po' di acque frullano col sangue di malcapitati mossisi con la speranza di un contatto pacifico col mako, il film è una lagna. L'attivista che fa di tutto per rendersi odiosa, Sophia che non si decide ad agire con un senso, la polizia che si mette in caccia svogliatamente poco convinta di aver a che fare con un vero pericolo...

Nemmeno Parigi fa gran mostra di sé, quindi si resta tutti in attesa di capire quando finalmente lo squalo attaccherà. Dopo quasi un'ora, eccolo: prima la solita pinna, poi un gran caos sui fondali della Senna montato furiosamente e nel quale poco si vede, ma almeno un po' di tensione si avverte e salta fuori pure qualche arto tranciato. Ma è ovvio che il clou sarà la gara di triathlon, con decine di nuotatori in massa nel fiume a fare da vittime designate. A questi si aggiunga che sono state rinvenute proprio sul medesimo fondale, in quei giorni, centinaia di granate inesplose, pronte a farlo quando meno te l'aspetti per un finale pirotecnico che, superata una fase di confusione totale in cui si pasticcia con l'operazione "bomba libera tutti", oltrepassa ogni soglia di ridicolaggine innestando elementi da catastrofico puro. A quel punto qualcosa di spassoso si vede, per quanto in un'orgia di rozza computergrafica a tratti degna degli Z-movie del genere, ma è troppo tardi. Berenice Bejo ha uno sguardo magnetico e intenso ma non va oltre una performance di routine, che gli altri comunque nemmeno avvicinano restando nel più puro anonimato. Ci voleva più azione, e pure un po' più di fantasia, magari evitando di far vedere squali che sfrecciano sovente col turbo. Per certi versi, con la comparsa di centinaia di cuccioli di squalo e il fiume a fare da scenario insolito, par di stare più dalle parti di PIRANHA che nel filone di riferimento...

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In attesa di comparire nel box Ultimi commenti: Jandileida (16/07/24 12:02)
TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/06/24 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 6/06/24
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Herrkinski 6/06/24 04:35 - 8253 commenti

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All'alba del campionato di Triathlon mondiale, degli scienziati parigini scoprono che un enorme squalo si è spinto fino alle acque della Senna. Shark-movie che prende in egual misura dagli episodi più tamarri del franchise ispiratore (tipo il terzo) così come dalla miriade di film a tema degli ultimi vent'anni; tra il solito abuso di CGI, apparecchiature fantascientifiche varie, discussioni tra scienziati e Polizia e il massacro acquatico di rito, si svolge un film piuttosto fracassone ma altresì tedioso, anche a causa della durata eccessiva. Non male il finale apocalittico.
MEMORABILE: Le immagini aeree finali.

Daniela 8/06/24 01:34 - 12789 commenti

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Squalo mutante causa inquinamento finisce nella Senna e si appresta a far strage, complice l'imbecillità di giovani ambientalisti, la volenteriosa inefficienza della polizia fluviale e l'irresponsabilità dei politici locali... Niente di nuovo sotto la superficie, dato che, a livello di sciocchezze, siano dalle parti di Sharknado, tanto da proporre un epilogo catastrofico da lasciare a bocca aperta per la manifesta insensatezza. Però Sharknado almeno non ambiva a essere preso sul serio mentre questo "Under Paris" ci prova e fallisce miseramente anche sul piano dello spettacolo.

Galbo 8/06/24 10:02 - 12456 commenti

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Nel vasto filone degli "shark movies" mancava il capitolo dei bestioni che nuotano in un fiume che attraversa una metropoli, Parigi in questo caso. La produzione Netflix è "nobilitata" da una confezione di buon livello (fotografia, colonna sonora e una brava attrice protagonista), ma limitata da una storia che, come spesso accade alle produzioni del genere, supera i limiti dell'incredibile, con un'escalation finale che abbandona il genere "animali assassini" per abbracciare quello catastrofista tout court (inevitabile il sequel?). Buono per chi cerca un "popcorn movie".

Schramm 15/06/24 22:33 - 3580 commenti

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Dopo un felice rientro in carreggiata, per Gens va bene la squalunque, dove ogni salto è fin da subito permesso, con scampata embolia che fa cercare un gancio dove appendere l'incredulità il più in alto possibile. Si sa che per meglio annuvolare i cieli di iperwokista morale ecorevenge occorre dirigibilizzare (hinderburghizzare) il più possibile la favola: al che si forsenni l'assurdo con mutanti squali adattabili all'acqua dolce e della Senna di poi saran piene le fosse comuni e non comuni. Lo stesso 48 già combinato da Aja ma nella narcosi del CGI e scudocrociato Greenpeace. Blè.

Erfonsing. 23/06/24 15:45 - 29 commenti

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Gli ingredienti del classico film con squali ci sono tutti. C'è il cacciatore di squali, quello che non crede che gli squali ci siano, quello che non può chiudere la manifestazione/spiaggia/gara perché sarebbe un disastro enorme, e, naturalmente, c'è uno squalo enorme e vorace (ma quanto mangia, 'sto squalo?). Cos'ha di nuovo, di diverso, di originale, dunque, questo film? Nulla. Il fatto di ambientarlo a Parigi non è un valore aggiunto. Poteva essere Shanghai o Amsterdam, dove, peraltro, si è visto di meglio. Da evitare assolutamente.
MEMORABILE: Il tracker tipo Aliens (anche se Cameron è ovviamente tutt’altro).

Gabigol 13/07/24 16:51 - 606 commenti

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Che il filone "squalesco" sia malconcio sotto il profilo qualitativo è qualcosa di noto. Non fa eccezione questa variante d'acqua dolce, zavorrata da una CGI poco potabile e una sovraesposizione di cliché da protocollo - con persino una deriva d'attivismo thuberghiano che lascia attoniti. A gravare su tutto, se non bastassero i personaggi evanescenti e le reazioni umane piu sconclusionate del previsto, vi è anche un'atmosfera seriosa che funge da pietrone tombale. Interessante ma malamente sfruttata l'idea dell'invasione biologica per partenogenesi. Finale delirante.
MEMORABILE: Il buon incipit con le isole di plastica; La sindaca viscidona.

Jandileida Ieri 09:59 - 1585 commenti

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Gens butta nel calderone chiamato "animale assassino" di tutto e di più: lo squalone e gli squalini, la Senna, i giochi olimpici, le problematiche ambientali, i politici miopi, un finalone terribile. Ne esce fuori un minestrone anarchico in cui si capisce poco o nulla, animato com'è da personaggi senza spessore che sbucano all'improvviso proprio dove devono sbucare, dicendo proprio quello che devono dire e girato con un uso/abuso di CGI di qualità preindustriale. Non gode nemmeno del fascino scalcagnato delle produzioni di serie B.

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