Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Una prima stagione composta da sei episodi, ma divisi nettamente in due casi tratti da altrettanti romanzi dello scrittore Alessandro Robecchi. Il protagonista è sempre lo stesso, Carlo Monterossi (Bentivoglio), autore televisivo di successo in crisi di coscienza che i produttori vorrebbero tornasse a scrivere per il programma da lui lanciato, "Crazy Love", l'amore come piace alle massaie (parole di Monterossi stesso). Una sera, però, viene quasi ucciso da un uomo in passamontagna intrufolatosi in casa sua. Salvatosi fortuitamente, Monterossi si rivolge alla polizia e, ottenendo risposte insoddisfacenti, decide di dedicarsi personalmente alla soluzione del caso aiutato dai...Leggi tutto chi in trasmissione collaborava con lui, Nadia (Sammarco) e Oscar (Nucera), giovani e molto svegli.

E' l'apertura di QUESTA NON E' UNA CANZONE D'AMORE, tre episodi di una quarantina di minuti ciascuno all'insegna del giallo classico, di ambientazione milanese. In men che non si dica il caso si complica e quel che è peggio si fatica a seguirlo per la quantità di informazioni e di nomi da immagazzinare, con una regia (di Roan Johnson, pisano di origini londinesi) che non fa nulla per porre rimedio a passaggi poco chiari e buchi di sceneggiatura che impediscono di godere appieno una storia che invece un proprio sviluppo ragionato e non peregrino l'avrebbe. Ma è evidente come la maggiore attenzione stia nella buona direzione di un cast ben scelto dominato da un Bentivoglio straordinario, che conferma versatilità e qualità non comuni. Lo spalleggiano comunque ottimamente anche coloro che lavorano alla polizia, a cominciare da Ghezzi (Ribon) e la Gregori (Schiros) per scendere ai sottoposti (Ragno e Occhionero). E così, per quanto un po' fumoso e tirato via quando è il momento di arrivare al dunque, il primo giallo si chiude regalando qualche soddisfazione a chi cerca se non altro buona recitazione e dialoghi meno sterili del consueto.

Dal quarto episodio si apre un secondo caso, tratto da DI RABBIA E DI VENTO: si comincia con l'omicidio di un concessionario di auto che le noleggiava soprattutto ai vip e si continua con un secondo delitto, quello di una escort che Monterossi aveva da poco conosciuto proprio al funerale della prima vittima e con cui aveva quasi trascorso la nottata. Inevitabile che di nuovo il nostro venga coinvolto nelle indagini. Pregi e difetti del primo caso, al quale si resta legati solo dalla presenza di alcuni personaggi (ad esempio la Signoris che interpreta la conduttrice di "Crazy love", i due collaboratori di Monterossi, il gruppo in Procura...), restano i medesimi. Di nuovo lo sviluppo è macchinoso e richiede molta attenzione, mentre s'introduce con decisione il personaggio della moglie (Finocchiaro) di Monterossi, a cui questi dimostra di essere ancora molto legato.

Ribon regala ulteriori sfumature di profonda umanità al suo Ghezzi, la Schiros regge con bravura il proprio personaggio di superiore irreprensibile e molto credibile mentre Bentivoglio è ancora una sublime maschera ironica, di grande espressività e palese carta vincente della serie. In ogni scena, pur non risultando sempre vivacissimo, sa con uno sguardo o un'intonazione comunicare mille cose: seguire la serie può valere la pena anche solo per goderne dell'assoluta centralità. L'ordinarietà delle trame gialle non depone troppo a favore del prodotto finale, ma l'acutezza di alcuni botta e risposta e la particolarità di certi personaggi (si pensi ai due bislacchi killer assunti per uccidere "Sergione" nel primo caso) ci permette di sorvolare su molte mancanze. La "Knocking on Heaven's Door" di Dylan apre e chiude con raffinatezza, la stessa che si legge nella bella fotografia di Federico Annicchiarico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/03/22 DAL BENEMERITO VICTORVEGA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 25/01/23
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Victorvega 9/03/22 16:51 - 471 commenti

I gusti di Victorvega

Sostanzialmente una delusione: ci si aspettavano grandi cose, in primo luogo da una produzione extra lusso e in secondo luogo da un cast nobilitato dalla presenza di Bentivoglio. Invece la confezione non salva una storia deliberatamente privata di tensione e in cui prevalgono noia e stanchezza. Le storie appaiono complicate, di difficile comprensione, ma ci si accorge che ciò è dato dal fatto che non ci si sforza di mantenere l'attenzione dello spettatore, destinato a perdere i dettagli. Anche Bentivoglio, grande, appare a tratti svogliato. Peccato.

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