L'uomo che uccise Don Chisciotte

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Dopo una genesi leggendaria, protrattasi per vent'anni e che diede origine a LOST IN LA MANCHA, curiosissimo docufilm su un'opera che non s'era più riuscita a realizzare, il Don Chisciotte di Terry Gilliam esce questa volta per davvero. In sostituzione di Jean Rochefort (nel frattempo deceduto) e di Johnny Depp ci sono ora rispettivamente Jonathan Pryce e Adam Driver, ma il soggetto è pressoché lo stesso di allora, con il giovane regista Toby Grisoni (Driver) in Spagna per girare uno short che vede protagonista Don Chisciotte. Grisoni è eccentrico, artistoide, e quando rientra casualmente in possesso del DVD di un cortometraggio che aveva girato con attori non professionisti lì...Leggi tutto in zona dieci anni prima (e sempre su don Chisciotte) si accendono i ricordi, flashback che spezzano la narrazione fin lì condotta al presente. Incuriosito, chiede che fine abbiano fatto i protagonisti di allora scoprendo che l'anziano calzolaio (Price) al tempo interprete dell'eroe di Cervantes non solo è ancora vivo, ma si è davvero convinto di essere Don Chisciotte. Toby lo va ad incontrare nella casupola in cui in costume vaneggia di giganti e mirabolanti sfide e viene subito scambiato dall'uomo (in pieno delirio) per Sancho Panza. Per una serie di strani accadimenti, però, Toby finirà con l'accompagnare davvero il pazzo nei panni di moderno Sancho Panza, assecondando quasi inconsciamente le mattane del suo "padrone". Ed è proprio il continuo confondere realtà e fantasia, il sovrapporsi della follia a una coincidente parte di realtà la base su cui il film fonda la sua genialità (mai assente quando dietro alla macchina da presa c'è Gilliam). Sulla carta l'operazione insomma funziona e la magnificenza scenografica garantita da un alto budget e dal gusto straordinariamente kitsch quanto affascinante dell'ex Monty Python sembrano non poterla accompagnare meglio. Benché ostacolato da qualche scena che divaga troppo senza un vero motivo (l'incontro con la bellissima Kurylenko, per esempio), da dialoghi ridondanti e più in generale da una verbosità eccessiva da sempre zavorra dei voli pindarici del regista, il film parte bene, intriga. Ma col passare dei minuti si sfalda, s'incaglia negli sciocchi eccessi di don Chisciotte e non trova in Driver l'interprete ideale per impersonare la pedina chiave, quella cui spetta di fare da tramite tra il piano della realtà a quello fantastico: poco credibile nella sua ricercata stravaganza, non convince mai fino in fondo. E la narrazione, come quasi sempre in Gilliam, si appesantisce via via, arricchendosi dal punto di vista visivo (ma di vere, indimenticabili invenzioni stavolta non v'è traccia) e lasciando che persino i dialoghi si trasformino in sottofondo, un chiacchiericcio che rischia di far precipitare l'attenzione dello spettatore sotto la soglia minima. Molto accadrà, poco di rilevante compresa la ricomparsa della protagonista femminile del film di allora, Angelica (Ribeiro), destinata a fare da spalla a Toby in molte occasioni. In definitiva un film in puro stile Gilliam, con straordinari alti e bassi e una noia diffusa che s'insinua presto liquidamente per concretizzarsi decisa nell'ultima parte. Si ammirano lo sfarzo di architetture e costumi, lo splendore di una fotografia solare e viva, ma era sicuramente più divertente e interessante LOST IN LA MANCHA, che avrebbe peraltro preservato la leggenda lasciando intravedere solo vaghi spunti, dell'autentico film. La realizzazione, ahinoi, non è all'altezza, spesso solo stanca maniera dietro la quale leggere in controluce tracce di un'idea che poteva essere straordinaria.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/09/18 DAL BENEMERITO KINODROP POI DAVINOTTATO IL GIORNO 17/08/19
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Fabbiu 1/10/18 19:32 - 1926 commenti

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Proprio come l'epopea di Gilliam (venticinque anni per realizzarla), il film narra di un regista che riprende in mano il suo Don Chisciotte per compiere, grazie a lui, un'avventura in cui (insieme allo spettatore) smarrisce completamente il senso del reale. L'effetto alienante, peraltro, è indiscutibile: quali sono i confini tra sogno, desiderio, fantasia, tempo e realtà? Tutto è relativo, poiché chi è a suo modo un visionario è anche un Don Chisciotte. Godibile la fotografia, qualche raffazzonatura narrativa si avverte, ma è un film originale.

Daniela 1/12/18 06:43 - 9106 commenti

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Forse il talento è davvero evaporato nella maniera come facevano temere le ultime regie e certo vent'anni di attesa hanno alimentato aspettative eccessive, resta il fatto che la realtà non è all'altezza della leggenda e l'opera infin realizzata risulta meno intrigante del documentario sulla sua mancata realizzazione: l'espediente del film nel film è logoro, la sceneggiatura faticosa, i tiramolla amorosi fra Toby e Angelica tediano. Apprezzati tagli e ritagli di un immaginario barocco di lussuosa cenciosità, resta il rammarico per lo spreco dell'interpretazione di Pryce, ottimo Don Quixote.

Kinodrop 28/09/18 20:57 - 1427 commenti

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Dopo la prima esperienza fallimentare, Gilliam riprova a portare sullo schermo l’epopea di Don Chisciotte mescolando passato e presente in un set scalcinato di una Spagna assolata e barocca. Ma la difficoltà di attualizzare il delirio dell’eroe cavalleresco anche questa volta rimane in toto e non bastano l’escamotage del film nel film e della sovrapposizione del reale al fantastico. Alla fine si ha la sensazione di una forzatura velleitaria e si rimpiange la freschezza di Lost in La Mancha. La “maledizione” di Don Chisciotte persiste ancora?
MEMORABILE: La grande prova attoriale di Jonathan Pryce; La baroccata nel castello; La lunga divagazione amorosa tra Toby e Angelica.

Xamini 4/10/18 00:11 - 993 commenti

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A suo modo autobiografica, questa declinazione moderna della follia visionaria di Cervantes. Gilliam racconta di sé e del Don Chisciotte, cogliendo in pieno lo spirito del primo romanzo moderno e producendo una meta opera la cui quota di surreale supera qualsiasi soglia. Realtà e finzione non fanno che mescolarsi rendendone difficile la visione, se condotta con un approccio razionale. Ma L'uomo che uccise Don Chisciotte comunica piuttosto su altri canali, in cui la materia filmica eccelle e idealmente passa il testimone del cavaliere errante e sognatore allo spettatore che sa accoglierlo.

Il ferrini 8/05/19 18:32 - 1647 commenti

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Solo il tempo ci confermerà se siamo di fronte a un capolavoro, l'impressione però è decisamente quella. Praticamente impossibile trovare difetti formali: regia, montaggio, fotografia, trucco, costumi, scenografie, tutto è assolutamente perfetto. Lo script è geniale, sempre in bilico fra il reale e l'onirico, fra il passato e il presente, eppure con una coerenza narrativa impeccabile. Arduo catalogarlo in un genere, dall'avventuroso al fantastico, dalla commedia al dramma; dopo 20 anni Gilliam ci ha regalato il suo figlio più cercato.
MEMORABILE: "Ho una faccia interessante, di quelle che si usano per vendere assicurazioni".

Atticus81 24/07/19 18:13 - 10 commenti

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Terry Gilliam sembra essere tornato ai vecchi tempi. Immaginazione e realtà. Vivere nel mezzo comporta delle trasformazioni interiori non di poca importanza. E questo è il messaggio che molto spesso ci vuole trasmettere il regista, anche se in questo caso non vuol essere del tutto morbido e quietante sulla sorte dei protagonisti. Gli attori sono bravissimi, su tutti Jonathan Pryce.

Enzus79 27/04/20 21:37 - 1736 commenti

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Rilettura del Don Chisciotte di Cervantes: la surreale avventura di un regista in Spagna durante le riprese del personaggio spagnolo. Storia che alterna il reale al fantastico con momenti divertenti e briosi, supportata da un'ottima fotografia. La durata di due ore e più, pur sembrando eccessiva, non "pesa". Nel finale si cade, ma forse era inevitabile, nella solita americanata che la storia non meritava.
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