Il posto

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Anno: 1961
Genere: drammatico
Numero commenti presenti: 17

LE LOCATION

I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 26/06/08 DAL BENEMERITO AMMIRAGLIO
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Ammiraglio 26/06/08 16:24 - 150 commenti

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Ah! Il posto fisso! Quanto mai attuale nella sua antichità risulta essere questo film. Domenico, giovane abitante di un paese alle porte di Milano, ha un sogno: avere un lavoro da impiegato in una grande ditta milanese. Lavoro sicuro, tranquillo, senza particolari problemi. E come lui tanti altri si presenteranno il giorno della selezione (imbarazzante il bamboccio con la madre). Avrà il suo posto, certo, e con esso una vita assicurata con contorno di noia e mediocrità.

Pigro 18/07/08 09:47 - 7664 commenti

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Nei primi anni del boom un ragazzo arriva in città per lavorare in un’azienda. L’incontro con il mondo della città e del lavoro è visto attraverso gli occhi di un giovane assetato di vita, che si trova di fronte ai prodromi di un’alienazione che sarà più palpabile negli anni a venire. Olmi è straordinario nel rappresentare con piccoli tocchi il mondo interiore del ragazzo e quello esteriore urbano e professionale. La festa di capodanno è di rara emozione. Una cura magistrale che pone al centro la dignità della persona. Imperdibile.

Manulele81 8/09/08 14:37 - 83 commenti

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Forte dramma ironico di Olmi che racconta - con 40 anni di anticipo - il posto fisso, la sicurezza economica, le piccole certezze stantie che rendono mediocre la vita. Scegliendo un tono tetro e quasi funebre, reso leggero dallo sguardo indagatore e dal tono divertito (nella consapevolezza), Olmi racconta un'Italia che molto è cambiata ed è rimasta la stessa, costruisce lo script attraverso blocchi di situazioni (anticipando di fatto Fantozzi) e regala una regia perfetta nel trasmettere sensazioni. Che gli attori non professionisti rendono palpabili.

Homesick 14/09/08 17:12 - 5737 commenti

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Lieve di mano, ma vigorosissimo nel risultato. Olmi analizza il mondo del lavoro aziendale della piccola borghesia milanese utilizzando il percorso di un giovane neoassunto: l’esame, il colloquio, il raccomandato, le gerarchie, l’avanzamento, i rapporti con i vari colleghi, il dopo lavoro, la routine… Colpisce in particolare l’acutezza di alcune descrizioni – dall’ansia per l’esame alle caratteristiche psicofisiche dei vari impiegati – che, pur risalenti a quasi cinquant’anni fa, sono tuttora valide: il mondo è cambiato poco. Purtroppo.
MEMORABILE: Il colloquio in cui il capo parla e scrive senza neppure degnare di uno sguardo il neoassunto: ieri come oggi...

Stefania 16/01/10 03:37 - 1600 commenti

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Tra documentario e film di finzione, con attori non professionisti. L'iniziazione alla realtà lavorativa del giovanissimo Domenico coincide con il suo ingresso nella vita degli adulti, della quale scopre le ambiguità, le durezze, le microscopiche felicità. Il cappotto nuovo "non sporchevole", le scarpe buone, il pranzo in mensa, il caffé in piedi, il veglioncino di Capodanno con Antonietta che non arriva: nessuna scena madre, tante pennellate leggere per un ritratto antropologico e sociologico di incredibile potenza espressiva.

Renato 8/01/10 13:34 - 1495 commenti

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Davvero bellissimo. Olmi racconta con ammirevole delicatezza la storia del giovane Domenico e del suo ingresso nel mondo del lavoro; anche se la trama non sembrerebbe offrire spunti particolari, in realtà riesce persino ad essere emozionante (nella scena del veglione di capodanno, ad esempio: riusciranno i due ragazzi ad incontrarsi?). C'è anche Guido Spadea, giovane e già senza capelli. Un autentico film milanese.

B. Legnani 15/08/10 23:06 - 4657 commenti

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Notevole. Film dalla trama non riassumibile, è perfetto nel descrivere piccoli momenti in àmbito domestico e in àmbito aziendale, con cose che sono ormai archeologìa (terrificante l'intervista Sì/No condotta da Tullio Kezich) e altre che sono restate quasi uguali. Suscita grande pietà l'uomo che - durante i test - non sa fare le proporzioni. L'impiegato che, morendo, lascia il suo posto al protagonista è l'inconfondibile Guido Spadea, presente in mille film milanesi.
MEMORABILE: Oltre al citato (quasi tragico) momento della selezione, il meccanismo di gesti figlio-madre-padre, in casa di Domenico, la sera del 31 Dicembre.

Cotola 19/12/10 19:06 - 7325 commenti

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Lo spunto di partenza è esile, eppure il film è di rara potenza. Merito di Olmi che dopo un inizio dal tono più "leggero", incupisce sempre di più il suo sguardo che si fa poi terribilmente lucido e spietato nell'analisi della vita impiegatizia pregna di mediocrità, piccinerie e speranze deluse. Anticipatore per certi versi, dispensa molti momenti emozionanti e tante scene memorabili tra cui l'agghiacciante festa di fine anno del dopolavoro (di una tristezza disarmante) e quella dell'uomo di mezza età che non sa risolvere il problema.
MEMORABILE: La selezione e il finale, un pò fantozziano (ma non solo quello), in cui gli altri impiegati cercano di accaparrarsi il posto del collega defunto.

Venticello 24/03/12 15:50 - 63 commenti

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Ottimo Olmi che, seppur nella sua consueta lentezza, riesce a creare un perfetto quadro d'epoca partendo da una storia piccola piccola. Situazioni grottesche ma tremendamente vere, Fantozzi nasceva lì in quegli angusti uffici. Ottimi i giovani interpreti e da milanese, lasciatemelo dire, sentire il nostro bellissimo dialetto in un film di livello internazionale, beh... riesce ad emozionarmi.

Mickes2 6/01/13 18:43 - 1657 commenti

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Autentico, straordinario affresco di un pezzo d’Italia che fu. Film semi-autobiografico che riflette la formazione lavorativa dei giovani che, dalle cittadine limitrofe si spostavano nella grande città, Milano, per la necessaria iniziazione al lavoro. La ricerca a quel posto tanto ambito, preparazione ad un futuro stabile, visto con gli occhi ancora imbambolati e sognanti di un ragazzino, che ineluttabilmente si scontreranno con l’amara realtà di un mondo nuovo, pessimista, vorace, spietatamente routinario e insidioso.
MEMORABILE: Le parole assolutamente pessimiste e il tono dimesso del fattorino; La festa di fine anno.

Fabiorossi 18/08/14 14:25 - 67 commenti

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Un capolavoro di cinematografia neorealista. Forse a torto lasciato troppo in disparte, l'opera rappresenta una vera e propria dimostrazione della tecnica zavattiniana sul pedinamento, con attori non professionisti in grado di tenere alto il ritmo di un film a metà strada tra la commedia drammatica e il documentario socio-storico. Non so se volutamente, come nel caso de La vita è meravigliosa di Capra, Olmi abbia scelto la tecnica del bianco e nero per enfatizzare il valore documentaristico del film, in ogni caso l'obiettivo è stato centrato.

Jurgen77 7/10/15 11:10 - 628 commenti

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Grandiosa rappresentazione del "sogno" italico del posto fisso nell'Italia del boom vista con gli occhi di un giovane provinciale. Ben rappresentate tutti le condizioni dell'impiegato "medio" con annesse nevrosi, paure, pettegolezzi e stereotipi. Un "prequel" fantozziano in versione seria. Una realistica e purtroppo grigia rapprensentazione del mondo impiegatizio italiota.

Trivex 23/09/16 08:38 - 1464 commenti

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Film che mi "coinvolge" personalmente poiché anche io faccio quotidianamente, da pendolare, il medesimo tragitto di viaggio del protagonista. Poi la pellicola non appartiene ai miei generi preferiti e ammetto che a tratti ho provato un po' di noia, durante la visione. Ma credo di capire il valore complessivo dell'opera e non posso che trarne le dovute conseguenze, analizzandone i contenuti e osservando come gli stessi vengono presentati. La Milano di allora è ricca di fascino e la gente tendenzialmente ottimista, escludendo i depressi e i disperati.
MEMORABILE: Le anacronistiche domande dell'esame psico-tecnico di ammissione al lavoro; La festa di fine anno; Il finale, con la consapevolezza del proprio destino.

Paulaster 24/02/17 10:01 - 2615 commenti

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Il lavoro come ricerca del posto fisso e per iniziare a dare stabilità esistenziale (e pensare anche all'amore). Neorealismo pre-industriale descrittivo di un periodo storico senza cadere in drammatizzazioni inutili. Anzi, nel colloquio e nell'esame vi sono soltanto punte di grottesco. Delicato nei momenti di coppia, ricorda leggerezze alla Truffaut. Le fasi di lavoro dei colleghi sono meno incisive, compensate da un veglione di rara mestizia.
MEMORABILE: Il pranzo in latteria; Il ritorno a casa cantando.

Alex75 20/02/18 13:29 - 653 commenti

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Attraverso gli occhi di un ragazzo e con distacco partecipe, Olmi ci mostra luci e ombre del mondo impiegatizio, tra la sicurezza del posto fisso e una mediocrità fatta di piccole meschinità e scarse motivazioni, che il regista lombardo osserva e registra, restituendone un ritratto vivido (anche se in bianco e nero), anche grazie alla naturalezza e alla dizione non ammaestrata degli attori non professionisti. Da notare l’attenzione all’impersonalità dei rapporti tra i colleghi.
MEMORABILE: La selezione; Il candidato accompagnato dalla madre; Il pranzo in latteria; Il veglione al CRAL; Il finale.

Rufus68 9/06/19 23:52 - 2983 commenti

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Sobria e spietata ricognizione dell'Italia del boom. Condotta con rigore antropologico (i dialetti, i piccoli impacci) e capace di trasformarsi in una tragedia del mal di vivere che soffoca lentamente ogni ambizione o creatività. Eccezionali, nella loro scarna sintesi, le sequenze della selezione degli impiegati, la deriva nella solitudine e l'alienazione, pur mai evidente poiché mediocre e piccolo borghese, sul posto di lavoro. Un quadro desolante e profetico di ciò che viviamo oggi. Fondamentale.

Zampanò 14/05/20 17:08 - 68 commenti

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Il "posto" era piuttosto un sentirsi fuori posto e forse mai il cinema italiano ha espresso disagio e stupor mundi così bene. Da Sandro Panseri, attore non professionista, Olmi estrae ogni timidezza possibile, il sentimento più umano. Film tanto schietto quanto lirico, girato spesso a camera fissa senza suggerire patetismi di sorta. In un contesto da laboratorio, segna il mesto trionfo della prosa su una ormai glabra poesia rurale. Veglione impiegatizio da tunnel del divertimento, di ghiotto spunto per il maestro Canello di Fantozzi.
MEMORABILE: Antonietta: "Ma Domenico è un nome antico". E lui: "Ho anche un secondo nome... Trieste".
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Hal 9000 • 5/02/10 03:29
    Galoppino - 73 interventi
    Nel film compare un giovane Tullio Kezich. Qualche informazione su Tullio Kezich (da wikipedia): (Trieste, 17 settembre 1928 – Roma, 17 agosto 2009) è stato un critico cinematografico, commediografo e sceneggiatore italiano. La sua esperienza di critico cinematografico iniziò nel 1941, quando da adolescente intrattenne una fitta corrispondenza come lettore con le riviste Cinema e Film. L'esordio da giornalista avvenne il 2 agosto 1946, come recensore per l'emittente radiofonica Radio Trieste, con la quale collaborerà fino agli inizi degli anni cinquanta, occupandosi dal primo dopoguerra del Festival cinematografico di Venezia. Nel 1950 inizierà la collaborazione con la rivista Sipario, di cui divenne direttore dal 1971 al 1974. Nel corso della sua carriera collaborò con la Settimana Incom, con il settimanale Panorama, con il quotidiano La Repubblica e con il Corriere della Sera. Dalle recensioni inserite in Panorama trasse una serie di volumi dedicati al cinema, intitolati Mille film, da quelle scritte sul Corriere della Sera i volumi Cento film, editi da Laterza. Malato da tempo, Kezich si spegne a Roma un mese prima di compiere 81 anni: per sua volontà non si tengono funerali e la sua salma viene cremata.
  • Curiosità Hal 9000 • 5/02/10 03:42
    Galoppino - 73 interventi
    Loredana Detto, che nel film interpreta Antonietta, un anno dopo l'uscita del film sarebbe diventata la moglie di E. Olmi. Per Loredana Detto Il posto sarà il primo e l'ultimo film a cui parteciperà come attrice.
  • Curiosità B. Legnani • 15/08/10 23:15
    Consigliere - 13666 interventi
    * Il film originariamente durava 20' in più e si chiudeva col protagonista che andava al Monte Stella, dove si svolgeva una sfilata di modelle. Dopo aver visto il film in moviola, sia Olmi sia Kezich pensarono che era più opportuno chiuderlo come lo conosciamo. * Titolo originario "Due fermate a piedi", cocetto presente nel dialogo fra lui e lei il giorno della selezione. (fonte: Kezich, nel libretto che accompagna il DVD della serie BIANCO E NERO ALL'ITALIANA, a cura del Mereghetti).
  • Homevideo Edo • 23/07/11 23:40
    Galoppino - 680 interventi
    Disponibile in dvd dal 31/08/2011 Produttore: 01 Home Entertainment Distributore: Rai Cinema
  • Discussione Zender • 16/08/14 08:24
    Consigliere - 43740 interventi
    Fabiorossi, questo è un'insieme di curiosità e premi che vanno bene per le curiosità, ma nei commenti serve il parere personale sul film, che deve occupare come minimo metà dello spazio, mentre qui dici solo che è neorealista, da salvare e non fa rimpiangere ladri di biciclette. Chiaro esempio di cinematografia neorealista pura, il film di Ermanno Olmi del 61 venne presentato nello stesso anno alla mostra internazionale d'arte cinematografica meritandosi il premio della critica. Nel 62 riceve il David di Donatello come migliore regia e nello stesso anno viene premiato presso la Semana Internacional de Cine de Valladolid. Interpretato da attori non professionisti, non lascia assolutamente rimpiangere opere del calibro di Ladri di biciclette. Rientra nella graduatoria dei 100 film italiani da salvare. Da non perdere.
  • Discussione Fabiorossi • 18/08/14 14:07
    Galoppino - 15 interventi
    Hai ragione Zender, mi spiace ma mi sono fatto prendere la mano . Rifaccio tutto daccapo Un caro saluto Fabio
  • Discussione Zender • 18/08/14 20:36
    Consigliere - 43740 interventi
    Grazie e un saluto a te. Ora va benissimo!
  • Discussione Rufus68 • 18/06/19 21:34
    Gestione sicurezza - 193 interventi
    Solo una curiosità, magari mi sbaglio ... Nel film i due protagonisti affrontano, all'esame per il posto, tale problema: Problema Da un rotolo di filo di rame lungo metri 520 ne vengono tagliati i 3/4. Dalla rimanenza ne vengono tagliati ancora i 4/5. Quanti centimetri di filo di rame sono rimasti? Dopo poche sequenze i due si confidano il risultato del problema: per entrambi è 24. Per me, che so far male di conto: m. 520/4 x 3 = m. 390 m. 520 - m. 390 = m. 130 m. 130/5 X 4 = 104 m. 130 - m. 104 = m. 26 = cm. 2600 Magari mi sbaglio ...
  • Discussione Zender • 19/06/19 07:45
    Consigliere - 43740 interventi
    Mi paiono corretti i tuoi calcoli, in effetti... Non capisco però perché Olmi abbia voluto che si precisasse un risultato sbagliato... Non mi sembra un calcolo astruso. Forse non immaginava che qualcuno si sarebbe soffermato sulla cosa...
  • Discussione Caesars • 19/06/19 08:16
    Scrivano - 9953 interventi
    Molto curiosa questa cosa. Indubbiamente i calcoli di Rufus sono corretti, e il risultato giusto (2600) è ben diverso da quello trovato dai due protagonisti (24), anche come ordine di grandezza.