Il lungo viaggio verso la notte

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Titolo originale: Long Day's Journey Into Night
Anno: 1962
Genere: drammatico (bianco e nero)
Note: Tratto dall'omonima pièce teatrale di Eugene O'Neill.
Numero commenti presenti: 2

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/08/19 DAL BENEMERITO BUIOMEGA71
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Buiomega71 3/08/19 01:38 - 2263 commenti

I gusti di Buiomega71

Ferocissimo e spietato kammerspiel (quasi) tutto in interni, puro cinema teatrale: la straordinaria regia di Lumet risalta anche in un'opera puramente attoriale. Colpi bassi, cattiverie, crudeltà parentali rinfacciate senza troppi scrupoli in un gruppo di famiglia in un micro-inferno. Quasi tre ore di durata non scalfiscono l'intensa narrazione (si cede un po' nella noia quando si tira in ballo Shakespeare), in cui si respira un'atmosfera di putrida decadenza. Immensa la Hepburn, agghiacciante spettro materno di pazzia muliebre e morfinomane dannata.
MEMORABILE: La bellissima sequenza finale, dove Lumet allarga l'inquadratura fino a scorgere il set teatrale; La Hepburn che scende le scale come uno spettro.

Daniela 4/09/19 11:54 - 9399 commenti

I gusti di Daniela

Nell'arco di un solo giorno, strazi e tormenti all'interno di una famiglia con padre autoritario e taccagno, madre morfinomane sull'orlo della follia, figlio maggiore alcolizzato e minore tubercolotico... Trasposizione fedele della pièce di O'Neill diretta con grande cura formale (belli i chiaroscuri sui volti, ottima la gestione degli spazi ristretti), e con interpreti eccellenti. I limiti sono nel testo di partenza: un susseguirsi di scene madri che, mantenuto tal quale nel passaggio da palcoscenico allo schermo, dà la sensazione di una costipazione drammatica troppo sopra le righe.
MEMORABILE: La carrellata all'indietro nella sequenza finale che isola i quattro protagonisti, circondati dal buio
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Buiomega71 • 3/08/19 09:58
    Pianificazione e progetti - 21908 interventi
    Rassegna estiva: Melò d'agosto-Un'estate melodrammaticamente melodrammatica

    Intensissimo dramma teatrale (o teatro filmato), girato tutto nell'arco di un solo giorno e quasi tutto in interni (se si escludono le poche scene fuori dalla casa a inizio film), dove Lumet, con cipiglio spietato e feroce, ritrae un gruppo di famiglia in un micro inferno.

    Un film attoriale (mostruosi i quattro interpreti, ma la Hepburn ruba la scena a tutti) dove Lumet dà un saggio di straordinaria regia (fluidi e repentini movimenti di macchina e una chiusa finale da pelle d'oca, dove il regista di Serpico allarga l'immagine, con i quattro seduti al tavolo e la Hepburn ormai completamente impazzita, fino a mostrare il set teatrale, in una dimensione tra l'incubo e la finzione.

    Il nido familiare si trasforma in un covo di serpi, pronti a sputarsi in faccia cattiverie, crudeltà, spietati ricordi che affiorano prepotentemente, figli odiati e al contempo amati, genitori messi in croce, fallimenti e malattie, in un gioco al massacro di tagliente perfidia.

    La Hepburn regala un personaggio perduto e dannato, una morfinomane dai tratti spettrali, maschera grottesca di mater terribilis quasi incestuosa nella sua possessività, sorta di grandma da gran guignol, che delira di suntuosi abiti da sposa, di voti monacali, di figli morti e mai voluti, delirando, urlando, piangendo e ridendo, nella quintessenza del melodramma più viscerale, scendendo le scale come se fosse il fantasma di sè stessa, mostruoso ritratto della pazzia muliebre, quasi una versione casalinga della Gloria Swanson di Viale del tramonto.

    Tra padri taccagni, un pò troppo attaccati alla bottiglia, figli tubercolotici e falliti, madri drogate fino all'osso , il ritratto familiare lumetiano prende i tratti di un decadente e putrido horror dei sentimenti, dove la meschinità e la spregevolezza sono parte integrante di questo nucleo familiare assai disfunzionale.

    Nonostante sfiori le tre ore, il film tiene botta (si scade nel tedio quando si tira in ballo Shakespeare e i trascorsi attoriali del padre di famiglia) e quando è in scena la Hepburn si fanno faville.

    Da sottolineare la sequenza in cui, dopo un'ennesimo sproloquio indotto dalla morfina, la Hepburn si getta a terra sul tappetto, ai piedi della goffa governante, che si infila una terribile scarpetta nera bassa antistupro al piedino.

    Già dai titoli di testa (un sole cocente su sfondo bianco) Lumet dà già la dimensione del disagio e dell'atmosfera allucinata.

    La parola "puttana" viene ripetuta più volte (siamo nel 1962) e a sentire Lumet è una delle sue opere a cui è più legato.

    Certamente non il suo miglior film , ma un pregevole kammerspiel cinico e perfido, che terrà bene a mente (in contesti coniugali) Mike Nichols per Chi ha paura di Virginia Woolf?

    Inquietante e penetrante la partitura al pianoforte composta da André Previn.

    Nella minirecensione dell'Ovomaltin si affibbia alla Hepburn il ruolo di fumatrice di marijuana(!), in realtà è una morfinomane.
    Ultima modifica: 3/08/19 14:20 da Buiomega71
  • Homevideo Buiomega71 • 3/08/19 10:11
    Pianificazione e progetti - 21908 interventi
    Ottimo il dvd targato Sinister

    Formato: 1.78:1

    Audio: italiano, inglese (in alcune sequenze, nemmeno poche per la verità, il film passa dal'italiano all'inglese, sono sequenze inedite reintegrate e mai state doppiate, sottotitolate in italiano. Molto probabile che all'epoca, in italia, arrivò la versione drasticamente scorciata a 134')

    Sottotitoli: italiano

    Come extra galleria fotografica

    Durata effettiva: 2h, 43m e 23s



    Immagine al minuto 1.04.14. Uno dei tanti dolorosi e spietati confronti tra madre (Katharine Hepburn) e il figlio minore Edmund (Dean Stockwell).

    Ultima modifica: 3/08/19 11:58 da Buiomega71