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ALLA RICERCA DI TEDDY

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/1/20 DAL DAVINOTTI
Rappresenta un autentico filone, quello dei film nei quali il protagonista si mette in caccia di qualcosa di grande valore che ha perso (solitamente il biglietto vincente di una lotteria) scoprendo che rientrarne in possesso significa seguire una serie di indizi che lo portano da un anello all'altro di una catena imprevedibilmente lunga. Questo DOUDOU PERDU individua in un orsacchiotto di peluche (Teddy in Italia) l'obiettivo della caccia. Michel Barré (Merad), padre della bambina che l'ha perso, sa benissimo che quello non è un peluche qualsiasi e per ritrovarlo è disposto a sobbarcarsi tutti i costi dell'operazione di recupero. Comincia con una serie di affissioni nell'aeroporto parigino di Roissy dove l'oggetto è stato smarrito e incappa subito nel solito furbone, tale Alex (Bentalha), che prova a rifilargliene uno simile comprato in negozio. Ci vuol poco a capire che quello non è il vero Teddy, ma Michel accetta comunque di farsi affiancare dal ragazzo nella ricerca dell'orsacchiotto smarrito. E così, grazie a un video della sorveglianza, si risale a un gruppo di anziani di ritorno da Roma che alloggia in un ospizio. Ma siamo solo all'inizio e sappiamo bene che quando sembrerà di esser giunti alla fine della catena e di avere in mano il nome del possessore, ci troveremo di fronte a qualcun altro da contattare. Tutto già visto e già sentito; e senza una sceneggiatura all'altezza, che peraltro non sfrutta affatto l'idea che poteva esser simpatica di un oggetto apparentemente insignificante da ritrovare, non si ha nemmeno modo di sfruttare la riconosciuta bravura di un attore come Merad, già nel cast di numerose commedie di successo nonché unico vero richiamo del film. Bentalha, il giovane che gli si accompagna, è poco più che una spalla, utile giusto a introdurre qualche personaggio potenzialmente simpatico come il fanatico (Salles) che lancia in caccia il proprio cane addestratissimo (chiamato con nome femminile nonostante gli si inquadrino chiaramente i testicoli), mentre sono troppe le scene tirate inutilmente per le lunghe (una per tutte la conferenza in cui si spiega l'operazione peluche per i bambini poveri). Inefficace la regia, scarse le battute ad effetto nonostante qualche idea brillante si ravvisi qua e là (il grosso collega idiota che quando non capisce dice sempre "E quindi?" o il vecchietto che si fa installare internet per vedere i siti porno). Buoni sentimenti sparsi a piene mani in ogni direzione, appena dissimulati nella prima parte da dialoghi che si vorrebbero arguti tra Alex e la sua fidanzata, lasciata per paura di doversi impegnare. Soglia professionale garantita da una confezione di qualità, ma di fronte a copioni simili, condotti svogliatamente, si può solo sorridere di quando in quando e magari incuriosirsi nell'attesa di capire quale espediente si utilizzerà di volta in volta per far svanire all'ultimo momento l'orsetto che pareva raggiunto. Poco aggiungono gli abbozzati tentativi di dare spessore al tutto stabilendo una crescente complicità tra i due protagonisti, di generazioni diverse.
il DAVINOTTI