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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Quanto accadde il 2 ottobre 2018 all'interno dell'ambasciata saudita di Istanbul ha dell'incredibile, e se non si avessero le prove che le cose si svolsero esattamente come viene qui ben spiegato, non ci si crederebbe: il giornalista arabo del Washington Post Jamal Khashoggi entra nell'edificio da solo per ritirare i documenti necessari al suo matrimonio con Hatice Cengiz e viene lì ucciso in un agguato, quindi letteralmente smembrato seduta stante per esser poi fatto sparire senza lasciare tracce. Hatice, che lo aspettava fuori dall'ambasciata, non lo vede uscire e resta lì fino a notte inoltrata inutilmente, capendo infine come da lì Jamal non sarebbe uscito più. Khashoggi, fuggito dal suo paese...Leggi tutto a causa di chiari indizi che portavano in direzione di un suo arresto (nella migliore delle ipotesi), aveva scelto di vivere negli Stati Uniti e di continuare da dissidente la sua battaglia contro la monarchia di Mohammad Bin Salman, a suo giudizio responsabile della situazione di arretratezza culturale del Paese nonché delle evidenti limitazioni riguardanti la libertà di pensiero e di stampa. Un nemico dello Stato, di fatto, dallo Stato brutalmente eliminato con chiara premeditazione: dimostrato che il team selezionato per ucciderlo convenne lì con ordini precisi e voli governativi, è sufficiente ascoltare le agghiaccianti, grottesche registrazioni audio "in diretta" di quanto avvenuto, trascritte in pagine che grondano sangue e testimoniano di uno smembramento selvaggio degno di NON APRITE QUELLA PORTA, per capire quanto accadde. Di fronte a prove tanto evidenti (che in America il solo Trump ha avuto l'ardire di confutare per non compromettere le buone relazioni economiche con l'Arabia Saudita) non si è riusciti comunque a fare pressoché nulla, e questo è quanto il documentario di Bryan Fogel sembra voler sottolineare primariamente. Dell'attività giornalistica di Khasshoggi il film se ne occupa solo molto marginalmente, dando per assodato che i suoi fossero articoli decisamente "scomodi" per il Principe saudita e i suoi accoliti. Si racconta invece il modo con cui l'Arabia intervenne hackerando i dispositivi dei dissidenti e negando recisamente ogni coinvolgimento nel delitto senza portare nessuna prova a discolpa a fronte di elementi lampanti che dimostravano fin da subito il contrario. Permettendosi anzi, 19 giorni dopo l'omicidio, di precisare che Khasshoggi era morto all'interno dell'ambasciata in seguito a una rissa (!). Forse due ore sono troppe per ripetere concetti tutto sommato facilmente sintetizzabili, le interviste non sono sempre interessanti e lo è solo parzialmente la testimonianza del dissidente di Montreal che funge da “narratore indiretto”. Ciononostante va lodata la chiarezza espositiva e definita necessaria l'operazione in sé, tesa a non permettere che si dimentichi un delitto "di stato" emblematico nella sua realizzazione e nella condanna in Arabia dei colpevoli (un processo condotto non si sa come producendo arresti di non si sa bene chi, con i chiarissimi responsabili graziati). Ci fa bella figura Erdogan, l'unico a detta di Hatice Cenzig ad averla sostenuta mostrando di aver voluto ricostruire fin da principio con precisione l'accaduto. Se si esclude l'intervista più lunga, “dinamica” e articolata con l'amico di Jamal, che da Montreal lottava a distanza come lui contro Bin Saman, il resto sono testimonianze della moglie, di chi Jamal conosceva o filmati di repertorio con lui stesso a spiegare il proprio punto di vista. Un uomo solo a combattere in prima linea, morto sul campo nel modo più assurdo immaginabile. Nessuna ricostruzione particolare, solo testimonianze video (anche del 2 ottobre, naturalmente) e una buona capacità di illustrare il piano dei killer e le reazioni internazionali (blande), con l'imbarazzo di chi non sa (neanche alle Nazioni Unite) come affrontare una situazione tanto paradossale. Semplice, immediato, un po' prolisso, qua e là acuto, ottimo compendio di un momento altamente significativo nella storia contemporanea. Come associare il termine civiltà a quanto ci viene mostrato, non solo sul versante arabo?
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/06/21 DAL DAVINOTTI

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