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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Fantascienza d'azione alla giapponese, con un gran numero di effetti speciali in gran parte rozzi ma che di tanto in tanto ci azzeccano. La trama sarebbe piuttosto semplice, ma spiegata confusamente diventa in certi frangenti piuttosto incomprensibile. Iria (Moriyama) e Bob sono una coppia aliena singolare: cacciatori interstellari, vengono contattati per catturare il pericoloso Zeiram, un mutante che nel prologo vediamo evadere dalla sua prigione (così pare perché poco si capisce, sono scene mute e caotiche in una sorta di bianco e nero che vorrebbe essere arty). Lei è una ragazza dai tratti orientali che parla la nostra lingua (insomma, una giapponese come tante spacciata per extraterrestre), lui un computer dalle...Leggi tutto idee chiare che pretende di dirigere da solo le operazioni per la cattura e ha approntato, per effettuare la stessa, una "zona", sorta di quartiere giapponese simulato in una dimensione parallela entro cui poter catturare Zeiram quando vi cadrà dentro dal cielo con la sua capsula. Un passaggio piuttosto fumoso, ma quel che si capisce è che, per errore, nella “zona” ci finiscono due elettricisti del luogo, Teppei (Ida) e Kamiya (Hotaru), catapultati quindi in un mondo che sembra il loro ma non lo è, alle prese con un mostro che gli si para davanti minacciosamente. In loro soccorso arriva Iria naturalmente, che comincia a esibirsi in voli multipli sfoggiando armature che gli compaiono all'istante sul corpo. Spara potenti raggi laser da armi assai ingombranti, ma la lotta contro Zeiram è ardua e proseguirà per tutto il film. Teppei e Kamiya, tipici esemplari di giapponesi da film di questo genere, di quelli che gridano e si comportano da semideficienti per metà del tempo, non aiutano granché la guerriera, sempre in contatto col suo Bob e costretta a capire il comportamento di un mostro che nemmeno sanno bene come possa agire. Si accorgono ad esempio che chi lo governa è una piccola testa appiccicata a un tentacolo che esce da quello che pare un enorme cappello. Si ciba di organismi viventi e può compiere una serie di prodezze che impareremo a conoscere (incredibile quando fa colare in terra un liquido dal quale spunta fuori una lamentevole sagoma umana), tipico esponente di una fantasia creativa che a livello visivo non è facile riscontrare nei prodotti occidentali. Al di là di questo però, e di un'idea che poteva anche essere interessante, per com'era articolata, il film si riduce presto a una variante povera e ovviamente meno virtuosistica di HARDWARE (dell'anno precedente), col mostro semi indistruttibile che si autorigenera, muta e la combattente indomita che gli spara addosso mentre i due incapaci osservano e provano come possono a dare una mano. Al solito sceneggiatura e recitazione diventano un optional non richiesto, totalmente subordinati al dispiego di effetti speciali e al tentativo di creare un'atmosfera che monta a fatica attraverso qualche tappeto sonoro non disprezzabile e un discreto gioco di luci e ombre. Nel finale si punta decisi a un happy ending scontato che si trascina senza motivo evidenziando i grandi limiti di sceneggiatura e regia. Qualcosa di buono s'intravede, ma la confezione è modesta e il film dedicato a chi sa già in parte cosa attendersi...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/07/20 DAL DAVINOTTI

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