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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Inizialmente la domanda che ci si pone è perché, con uno squalo tanto enorme in locandina, il titolo non riporti la parola “shark”, che da sempre è la chiave di volta per fregare gli appassionati del genere. Perché non “Amityville Shark”? La risposta risiede forse in quel minimo di pudore che ogni essere umano dovrebbe avere. A tutto c'è un limite, insomma: l'unico squalo presente nel film è un rigidissimo, aberrante disegno in computergrafica (pare un pezzo di cartone blu ritagliato) che sale verso un motoscafo e ne divora il pilota (il “come” resta quasi tutto appannaggio della fantasia dello spettatore): un minuto esatto che non c'entra assolutamente...Leggi tutto nulla col resto della storia, realizzato con una qualità che definire amatoriale è quasi un eufemismo. La stessa dell'intero film d'altronde, imbastito come peggio non si potrebbe partendo da un aggancio del tutto pretestuoso alla saga di Amityville. Kelly Jo (Morgan) va ad abitare in quella che vagamente richiama la casa maledetta (per le solite finestre, null'altro) finendo con l'ammazzare – come tradizione vuole - i propri quattro figli: sequenze scioccanti (per il modo in cui sono girate) che rivediamo in flashback affollati di zombi, gente in tenuta da disinfestazione e un tizio con la maschera rossa da demone. Non ci si capisce niente, tranne che Kelly Jo a causa di quel putiferio finisce nel braccio della morte d'un carcere dal quale, insieme a Renata (Donahue), altra condannata, viene trasportata in un'isola dove sedicenti scienziati stanno conducendo esperimenti sulla fertilità. La trama di fatto si esaurisce qui, perché il prosieguo è un semplice sfuggire delle nostre eroine dalle grinfie del mad doctor (Kirkendall) e del suo assistente, con Kelly Jo perennemente in bambola (a proposito, in una scena salta fuori pure una bambola maledetta, tanto per gradire) e Renata che se la trascina dietro tra i corridoi della clinica-prigione, dove in realtà si sta studiando una nuova razza di soldati (???). Insomma, il regista Mark Polonia (specialista in shark movies di serie Z che al confronto ci fan la figura di grandi capolavori del genere) si rende conto di non avere i mezzi per far nulla e svacca di proposito, tentando maldestramente la strada del trash con una farcitura di effetti speciali improponibili che fanno rabbrividire dal disgusto, a cominciare dagli occhi della Morgan che di tanto in tanto s'illuminano di rosso portandola a grugnire (ah, c'è pure un orso vero, il cui ruglio viene doppiato con tutta evidenza da umani in vena di verseggiare). Recitazione che va di conseguenza (l'unica a crederci vagamente pare la Donahue), scenografie di squallore indicibile: nulla più che un filmetto tra amici la cui unica attrattiva resta la locandina, con lo squalo gigante dagli occhi rossi (effettivamente presenti nel succitato shark attack di un minuto) a suggerire misteriosi agganci demoniaci in realtà del tutto assenti. A meno che non si voglia per forza trovare un senso al santone colla maschera rossa che chiude il film e che ogni tanto fa capolino nei flashback; ma è arduo...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/07/20 DAL DAVINOTTI

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