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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Contrariamente a quanto suggeriscono certe locandine estere immerse nel rosso con la nostra attrice in primissimo piano, la Red siren del titolo non è affatto Asia Argento ma una ragazzina dall'aria intelligente, Alice (Negrão), che alla detective Anita Staro (Argento) si rivolge per consegnarle, nel suo ufficio, un dischetto scottante: contiene uno snuff movie girato dalla madre della piccola, la ricchissima Eva (Barber), ripresa mentre sevizia brutalmente e uccide la balia. Questo almeno è quanto sostiene Alice, lì proprio per denunciare apertamente mammà, ma l'unica circostanza che possa confermare le sue parole è l'effettiva scomparsa dalla circolazione della balia, che l'accusata...Leggi tutto sostiene essersene semplicemente tornata al suo paese. Tutto questo è però, diciamolo chiaramente, uno spudorato pretesto atto a presentarci la ragazzina che presto, in fuga dalla stazione di polizia dove la vogliono riconsegnare alla madre, chiederà aiuto a un uomo trovato per la via, Cornelius (Barr), ex combattente distrutto dai rimorsi per aver incidentalmente ucciso un bimbo durante un'operazione di guerriglia. Ora lavora per un'organizzazione oscura e si prende cura di Alice incaricandosi di accompagnarla dalla Francia (dove è girata la prima parte) in Portogallo, dal padre, colui che amabilmente la chiama appunto Red Siren. Quindi: film francese nel quale un mezzo Rambo se ne va in giro con una bimba mentre tutti sparano. Ricorda qualcosa? Legittimo: se Besson ha raggiunto il grande successo così perché non provare a riproporre la stessa formula? Forse perché i personaggi non hanno nulla del carisma degli originali, si potrebbe obiettare. E siccome anche la storia (pur incredibilmente tratta da un romanzo di Maurice Dantec) è quanto di più stantio, povero e scialbo si possa immaginare, quel che ne risulta è un pessimo action-noir che relega la povera Asia Argento, il cui nome è strillato in testa agli altri, a un insipido ruolo secondario in cui la stessa appare svogliata (in Italia è pure doppiata) e lontana dai ruoli da dark lady che meglio al cinema l'hanno rappresentata. Insegue Alice anche lei, come tutti, ma lo fa senza il carico di armi utilizzato dagli sgherri di Eva, la perfida mamma che paga e pretende. Come si può immaginare, tuttavia, pure per i professionisti non è facile metter sotto un osso duro come Cornelius, avvezzo a guerre personali che neanche Rambo, con la povera Alice costretta a schivare gragnole di proiettili (ma non dovevano assicurarsi di prenderla viva?!) che sibilano da tutte le parti (l'unica scena che però ha uno suo vago perché in questo senso è l'assedio nella semioscurità di un hotel). Le solite facce da duro si perdono in una fotografia plumbea di scarsissimo fascino, tra location mal sfruttate, tensione a zero, ridicole libidini da violenza che in qualche modo riportano alla mente un altro Argento, quello maggiore, che su un tema simile (sempre legato a una supposta, viziosa ereditarietà tra madre e figlia) aveva imbastito il movente di un suo thriller. Qui però non c'è ombra di stile, le musiche dicono poco o niente, certi flash d'immagini sono privi di significato e montati davvero male (tremendo il modo sgangherato con cui ci vengono propinati brandelli di snuff movie) e la recitazione generale non si può proprio dire che lasci il segno. Anonimo nella migliore delle ipotesi, in realtà ci accompagna verso un'ultima parte in cui il ritmo scema via via ancor più dell'interesse, ai minimi termini da ormai metà film.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/04/21 DAL DAVINOTTI

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