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PROGETTO 3001: DUPLICAZIONE CORPOREA

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/5/16 DAL DAVINOTTI
Un abbozzo di trama fantascientifica solo per dare il via alla lunga fuga del "clonato", ovvero del dottore (Greene) il cui duplicato ha preso il posto senza che lui abbia potuto impedirlo; anzi, da principio non riesce proprio a capire perché, dopo aver perso i sensi, chi incontra per via gli dice di averlo appena salutato quando invece lui non ricorda. Chi hanno visto, si domanda, se non ero io e se loro dicono di esser certi di aver visto me? La soluzione è per l'appunto semplicissima: c'è in giro il clone e l'originale (a quanto pare così ha deciso la CIA) dev'essere eliminato. E' così che comincia la fuga del dottor Appleby dai suoi persecutori, due agenti dei servizi segreti che sparano a vista (Sierra e Young). Allampanato, goffo nei movimenti (il che rende particolarmente ridicole le sue corse riprese al ralenti), Appleby scappa sui tetti, nel deserto, un po' ovunque... Il film in fondo è tutto qui, perché delle implicazioni scientifiche dell'esperimento relativo ai cloni poco o niente veniamo a sapere. Un film d'azione, in poche parole, che dalla fantascienza preleva giusto il pretesto. La riuscita è quindi totalmente nelle mani dei registi Lamar Card e Paul Hunt, che partendo da una sceneggiatura minimale hanno il compito di rendere interessante la fuga del povero Appleby. Operazione sostanzialmente fallita: troppo limitato il budget a disposizione (lo si capisce fin dai titoli di testa, costruiti graficamente in modo pessimo), modesto il cast nonostante un Greene accettabile, scialba la confezione... Non ci si crede un attimo che i due attrezzati agenti non riescano a braccare il fuggitivo, scappato da loro la prima volta già mostrando quanto poco credibile potesse risultare la sua fuga. Curiose invece le musiche: in piena epoca “progressive” tale Allen D. Allen assembla una soundtrack dai suoni vagamente pinkfloydiani che pare sposarsi male con le immagini ma ha qualche buon momento. Anche il finale al luna park deserto va detto che un suo fascino ce l'ha (notevole la scena del vagoncino delle montagne russe con cadavere a bordo), ma siamo sempre in un ambito low-low budget difficilmente apprezzabile da chi non si bei del clima puramente seventies in cui THE CLONES è immerso. E certo chi sperava in un oscuro fantafilm ove respirare un po' di quella fantascienza di qualche ambizione spesso presente anche nei più poveri film dell'epoca resterà deluso: in questo senso (e solo in questo) il film è molto simile alla fantascienza tutta azione di oggi.
il DAVINOTTI