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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Scalcinatissima produzione ai limiti prossimi dell'amatorialità, tira dentro gli squali per garantirsi la curiosità degli appassionati(ssimi) mettendone da subito a dura prova la resistenza. Il virus in questione è chiamato SH-VID 1 (giusto per mescolare elementarmente shark e covid 19) e, diffusosi in seguito a un morso di pescecane in Australia, sta contagiando il mondo intero con esiti tragici. La solita truppa di scienziati-per-modo-di-dire viene così spedita in una base subacquea a forma di grosso sturalavandini per studiare gli squali contaminati (confrontandoli con alcuni sani) e trovare l'antidoto al virus (nientemeno). La narratrice è un'esperta di squali, Kristi Parks (Morgan), che lavora...Leggi tutto insieme a una biologa (Natalie Himmelberger) e a un epidemiologo dall'aria un po' losca (Titus Himmelberger, marito di Natalie) in costante contatto con la sua collega in superficie (Duterte); con loro anche il designer/costruttore/meccanico/tuttofare della stazione (Diasparra) nonché l'uomo della sicurezza (Van Sant), una specie di wrestler con le armi sempre in mano ma che spara (uno dei milioni di bloopers del film) senza premere il grilletto... Insieme dovranno fronteggiare non tanto gli squali che si aggirano nei pressi quanto una specie di panetto gelatinoso fuoriuscito da un cadavere contaminato e che dovrebbe rappresentare... il virus in persona! Una specie di blob rossastro che ti salta in faccia come Alien ma che ricorda piuttosto uno scherzo di carnevale. Un po' come tutti gli altri effetti speciali d'altronde, realizzati digitalmente con un budget probabilmente inferiore a un panino al prosciutto e che non riescono a renderizzare decentemente nemmeno gli squali (non parliamo di quelli contaminati). In realtà è tutto talmente malfatto che il film ha l'aria di una sonora presa in giro del genere, con quel trash ricercato a bellaposta che proprio per questo nemmeno muove al sorriso. Ogni elemento (tranne forse le musiche) è di bassa qualità tale da far sorgere più di un sospetto sugli intenti originari: l'antidoto cacciato in una bottiglietta di plastica che manco al discount, il sangue rosso annacquatissimo, le pustole del virus disegnate in faccia, i predoni conciati peggio che a Viareggio sui carri... Manca poco che i fucili facciano pum pum invece di sparare! Shark attacks, poi, neanche a parlarne (tranne una specie di muso spuntato dal nulla che azzanna un poveraccio sulla terraferma quasi fuori campo), la biologa che si trasforma in zombi dopo che il panetto killer le si è stampato in faccia, soggettive sfocate dello stesso da terra e, una volta in superficie, una lunga, agghiacciante rilettura del postatomico alla Mad Max di una povertà che non si può nemmeno immaginare. Si potrebbe facilmente definire come il peggior film di squali di ogni tempo se non andasse necessariamente comparato con troppe aberrazioni similari, difficilmente presenti in altri generi e che ormai stan sempre più infestando il (sotto)genere trasformandolo in qualcosa di scherzoso, infantile e terribilmente scadente...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/05/21 DAL DAVINOTTI

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