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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Come noto non è richiesto molto, a questi thriller televisivi che per le storie si rifanno a canovacci consunti limitandosi a riproporli con la correttezza minima necessaria a intrattenere un pubblico che non ha logicamente grandi aspettative. A volte però, vuoi per l'interprete giusto, per un lavoro superiore alla media in regia o per qualche elemento che riesce a fare la differenza, il risultato si rivela perfettamente in linea con le aspettative (che come detto non sono quelle di chi si siede di fronte al gran film). Prendiamo ad esempio questo TIME OF DEATH: c'è il solito serial killer che qui fa fuori le sue vittime individuandole tutte all'interno della stessa azienda: il primo a cadere è il proprietario...Leggi tutto e amministratore delegato, al quale poco dopo segue il figlio che ne avrebbe dovuto ereditare il posto. La particolarità, sottolineata da entrambi i titoli (il nostro e quello originale) è che l'ora scelta per i delitti è sempre la stessa: le 22:44. Perché? A indagare, vista l'importanza dell'azienda coinvolta, arriva da Washington un'agente dell'FBI, la bella Jordan Price (Robertson), alla quale il capo della polizia locale affianca un giovane detective al suo primo caso di omicidio (Larken). Naturale la diffidenza di lei, che sembra preludere a frequenti scintille. Inizialmente è così, infatti, ma dopo poco (e centrando dialoghi sorprendentemente azzeccati, vista la destinazione televisiva), i due instaurano un bel rapporto che si segnala tra i punti di forza del film: lui è simpatico, moderatamente brillante, lei se ne accorge e sta al gioco senza tuttavia mai apparire innaturale. In questo è brava la Robertson, che riesce a individuare il registro giusto per dare una grinta mai invadente o eccessiva alla sua Jordan. E' decisa, naturalmente, ma mostra anche bei risvolti umani che riescono a farne un personaggio più credibile della media del genere. Alle prese con un caso che prevede l'immancabile antefatto risalente a molti anni prima, ci aggiunge persino qualche punta d'ironia assistita da un Larken che sembra davvero il ragazzetto della porta accanto. Al centro resta comunque l'indagine, che ci offre una prima soluzione in anticipo sul previsto palesando anche qui l'evidente tentativo di affrancarsi dagli schematismi e dai cliché pur sapendo di dover scontare una vicenda di base assai prevedibile. La regia non pare delle più incisive a dire il vero, se si eccettua una notevole direzione del cast, ma la bontà della sceneggiatura e la confezione di tutto rispetto (valida la fotografia, piacevoli le musiche) permettono al film di rendersi più accattivante di quanto non ci si attenda, privo di inutili momenti melodrammatici, di azione esagitata, di falsi spettacolarismi che spesso hanno l'unico risultato di deludere in pieno. Ambientato a Montreal (spacciata per una metropoli degli States), si lascia vedere senza rimpianti e in questi casi è già un buon risultato.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/07/20 DAL DAVINOTTI

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