Cerca per genere
Attori/registi più presenti

VICE - L'UOMO NELL'OMBRA

All'interno del forum, per questo film:
Vice - L'uomo nell'ombra
Titolo originale:Vice
Dati:Anno: 2018Genere: biografico (colore)
Regia:Adam McKay
Cast:Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell, Sam Rockwell, Alison Pill, Eddie Marsan, Justin Kirk, LisaGay Hamilton, Jesse Plemons, Bill Camp, Don McManus, Lily Rabe, Shea Whigham, Stephen Adly Guirgis, Tyler Perry
Note:Parte della vita di Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti durante gi anni di Bush jr.
Visite:620
Filmati:
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 5
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/1/19 DAL DAVINOTTI
Ennesima incursione cinematografica nelle stanze del potere, il film di McKay prova a raccontare parte della storia di Dick Cheney, chiamato a ricoprire con ampi poteri - dopo i primi passi all'interno dell'entourage governativo - il ruolo di vicepresidente negli anni di Bush jr. Dopo qualche scena ambientata nei Sessanta in cui lo seguiamo condurre una vita semplice e bagnata dall'alcol, Cheney (Bale) comincia a seguire i consigli della moglie (Adams) acquistando lentamente importanza nella scala gerarchica dello scacchiere politico repubblicano. Il gradino più alto viene raggiunto con l'accettazione dell'apparentemente poco lusinghiera carica di vicepresidente durante l'amministrazione di Bush jr. (quindi dal 2001 in poi), pretendendo tuttavia di comandare ben più di quanto fosse stato concesso ai suoi predecessori. McKay, dopo i buoni risultati ottenuti con LA GRANDE SCOMMESSA, continua la strada che l'ha allontanato dalle commedie demenziali con Ferrell (qui co-produttore, assieme a Brad Pitt e molti altri) proseguendo nel progetto di piegare storie in apparenza non troppo interessanti a film in cui la forma e la ricercatezza diventano l'autentica cifra stilistica. Tutta la prima parte, in cui le implicazioni conseguenti all'attacco dell'11 settembre sono ancora solo suggerite da flash anticipatori, ci fa capire come le cose da raccontare siano meno di quanto ci si aspetterebbe. All'apparire dei falsi titoli di coda, verso metà film (uno dei tanti espedienti grafici inseriti senza un vero perché), si ha il tempo di riflettere sulla relativa inconsistenza di ciò a cui si ha assistito. Fortunatamente le cose cambieranno quando, conseguentemente all'attacco alle Torri Gemelle, si avrà la necessità di rispondere efficacemente all'attacco elaborando una strategia difficile, inevitabile bersaglio di critiche. Finalmente il film subisce l'attesa accelerazione, perché fin lì la figura di Cheney (ottimamente reso da un Bale a tratti irriconoscibile) non era emersa quanto sperato, confusa sullo sfondo e sovente chiusa in un mutismo la cui significanza è spesso difficile cogliere. Perché esattamente come in LA GRANDE SCOMMESSA McKay sembra appassionarsi molto di più al come si racconta più che al cosa; e se nell'opera precedente il turbinio frenetico degli accadimenti distoglieva l'attenzione dalla modestia della sceneggiatura, qui i difetti salgono a galla lasciandoci un forte senso di scetticismo per come si è scelto di raccontare le vicende di un personaggio la cui centralità nella politica americana si fatica inizialmente a comprendere. Con l'entrata in scena di Bush jr., egregiamente reso da un Sam Rockwell perfetto nel rendere le espressioni scherzose e il carattere di subalternità dell'uomo, si entra nel vivo, ma alcune forzature nei dialoghi (specialmente nel rapporto con la moglie) continuano a confermare l'artificiosità del progetto, la volontà di stupire più col montaggio, gli stacchi, le inquadrature insolite (notevole quella del piede irrequieto di Bush sotto la scrivania) e gli interventi sull'immagine (i nuovi incarichi degli uomini di Bush visualizzati con pedine appoggiate sui pavimenti delle stanze o i plastici del Pentagono) che con la ficcante incisività solitamente patrimonio delle migliori biografie storiche. Debole ad esempio la caratterizzazione dell'amico Donald Rumsfeld assegnata a uno Steve Carell piuttosto spento, senza grandi picchi quella – ben più importante – di Amy Adams. Per un uomo che ha cambiato la storia politica del suo tempo con ripercussioni ancor oggi tangibili, per un atto d'accusa che ne condanna tanto apertamente le scelte era lecito attendersi maggiore chiarezza, tensione, efficacia. E magari anche un'ironia superiore, considerati i trascorsi del regista.
il DAVINOTTI

Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione

ORDINA COMMENTI PER:

Tarabas 24/1/19 15:07 - 1569 commenti

Alzi la mano chi (fuori dagli USA) si ricorda Dick Cheney, anima nera della presidenza Bush Jr. Pochi, probabilmente. Infatti era un uomo d'apparato, vecchio arnese repubblicano recuperato alla politica mentre dirigeva una grande azienda. Il film ne racconta la storia con molti, forse troppi vezzi metacinematografici. Alcuni molto riusciti (il finto finale), altri meno (il dialogo shakespeariano). Nel complesso, la potenza del racconto ne risulta intaccata e il film è spesso squilibrato tra farsa e tragedia. Comunque, più che interessante.
I gusti di Tarabas (Commedia - Gangster - Western)

Rambo90 24/1/19 23:50 - 5545 commenti

Uno sguardo ironico ma anche penetrante sulla figura (nell'ombra come dice il titolo italiano) di Cheney, quasi del tutto sconosciuta per uno spettatore medio europeo. Il film è ben girato, ritmato ottimamente dal montaggio e da una narrazione veloce e coinvolgente. Forse McKay va un po' troppo in là con alcune provocazioni narrative (i titoli di coda a metà) e non riesce a smarcarsi del tutto dalle sue origini "demenziali", ma è un buon passo avanti rispetto alla denuncia de La grande scommessa. Immenso Bale.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

Bubobubo 19/1/19 18:25 - 693 commenti

Se si cerca la sostanza narrativa di un biopic tradizionale si è destinati a rimanere delusi: d'altro canto - per autoironica ammissione degli stessi autori - Cheney è imperscrutabile, sta dietro le quinte e non si lascia scappare una parola di troppo. Quando scorrono i (geniali) finti titoli di coda comincia di fatto un altro film: il carrierista lascia posto al manovratore, il self made man al repubblicano guerrafondaio e difensore del Patriot Act. La cesura è però troppo severa, lo svolgimento appena abbozzato. Ci si aspettava di più.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I finti titoli di coda; Il complesso di leggi del Patriot Act come sfizioso menù di gala; La morte del donatore.
I gusti di Bubobubo (Drammatico - Horror - Thriller)

Noncha17 10/1/19 19:20 - 75 commenti

S'intuisce già da quel "cazzo" posto alla fine della didascalia iniziale il tono con cui verrà narrata la storia del fu vice del Bush piccolo (interpretato sagacemente da Sam Rockwell). Sorvoliamo anche sul ruolo "fantasma" di Cheney e sulla sua località di provenienza? Casper! Anche se non complicato come La grande scommessa, lo stile (come parte del team) rimane quello: Bale riesce a creare un altro dei suoi personaggi e il sarcasmo contagioso di Steve Carell fa il resto. Le ricostruzioni più che veritiere non fugano comunque del tutto una certa ilarità tipica del liberalismo americano.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I titoli di testa ritardati; "Di che schieramento è lui?"; I "finti" titoli di coda; Shakespeare a letto; L'assegnamento dei ruoli; La rissa nel post.
I gusti di Noncha17 (Azione - Fantascienza - Giallo)

Vice 12/1/19 18:54 - 12 commenti

Grande delusione. La prima parte è un pastrocchio in cui difficilmente si capisce dove Mckay volesse andare a parare, l'assenza di carne al fuoco viene "bilanciata" dalla reiterante voce-off, da trovate discutibili e un'ironia perlopiù banale. Resta una buona seconda parte, molto più lineare e coinvolgente, un grande lavoro su montaggio e casting, come le interpretazioni di Bale e Adams. Un film che analizza una personalità così sfuggevole non può essere approcciato in modo così superficiale e incomprensibile. Era lecito aspettarsi molto di più.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La metafora dell'amo.
I gusti di Vice (Comico - Giallo - Western)