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LA TERRA DELL'ABBASTANZA

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 3
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/6/18 DAL DAVINOTTI
Certo ci provano, i due fratelli D'Innocenzo, a raccontare le stesse cose da una prospettiva diversa, ad affrontare le stesse tematiche variandone i contenuti etici, l'approccio e il messaggio, ma alla fine ciò che vediamo, ciò che soprattutto sentiamo, è ancora una volta la Roma coatta delle periferie, della microcriminalità diffusa, delle prostitute e delle armi. E' diverso lo stile, meno rifinito e con la macchina da presa che si getta addosso ai due protagonisti stringendoli d'assedio, braccandoli, avvicinandoli in primissimi piani che sottolineano la rabbia schizofrenica di Mirko (Olivetti) e la placidità irridente di Manolo (Carpenzano). Nemmeno il tempo di cominciare e han già investito con l'auto un uomo, senza accorgersene. "Va avanti!", e la scelta è presa: l'uomo resta lì, riverso sulla strada, senza vita. I due chiedono consiglio al padre (Tortora) di Manolo e quello predica la calma, impone il silenzio. Nessuno deve sapere. Poi però si scopre che la vittima era un odiato pentito che si nascondeva nella zona e la famiglia dei Pantano sa essere riconoscente: Manolo, su consiglio del padre che capisce di aver finalmente "svoltato", si fa assumere per lavori di bassa manovalanza criminale mentre Mirko, che vive con la madre (Mancini) e la sorellina, viene introdotto dall'amico nell'ambiente poco più tardi, quando arriva il primo incarico "serio": far fuori un marocchino. Nessun problema: i due ragazzi non sembrano avere una coscienza, eseguono senza fiatare; ed è qui che il film comincia finalmente a indagare nelle loro psicologie, a inquadrarne i caratteri. Con l'occhio sempre puntato sulla desolazione del contesto ambientale, su una Roma abbandonata a se stessa e al suo degrado, i fratelli D'Innocenzo aggiungono alla lunga lista di romanzi criminali la loro personale visione del fenomeno (cinematografico prima ancora che sociale, considerata la quantità di titoli in tema). Mostrano una competenza tecnica non indifferente, una direzione d'attori notevole aiutati dalle facce giuste dei due giovani protagonisti, da un Max Tortora che riesce mirabilmente a calarsi nel dramma senza perdere l'anima grottesca, profondamente romana di chi guarda prima di tutto al proprio meschino interesse e da una Milena Mancini quasi sulle tracce di Frances McDormand, rassegnata e insieme battagliera. Poi però i due registi (e sceneggiatori) giocano troppo a fare gli autori e rallentano il film, talvolta lo inchiodano su ritmi affannosi, si compiacciono di trovate che ormai non hanno niente più di originale (l'omicidio tra le baracche inquadrato con camera fissa dall'alto) e piazzano in mezzo uno Zingaretti che dispiace veder comparire giusto in un paio d'occasioni per dire quattro battute. Poi il focus sugli errori di sempre, per i giovani delinquenti: hai i soldi e li esibisci goffamente credendoti superiore perché guadagni, tratti la fidanzata come fosse una donnaccia di quelle a cui consegni preservativi sulle strade. Inevitabile abuso di volgarità in romanesco, adulti che osservano depressi e disillusi (la madre di Mirko) o ingenuamente speranzosi (il padre di Manolo), luci come flash sfocati di allucinazioni pronte a rivestire di gelido anonimato l'edilizia popolare. Amici prima, uno contro l'altro per qualche momento, nella stessa barca poi, inseparabili Cip & Ciop (c'è chi così li chiama) che corrono dimentichi incontro al loro destino. Con scambi di frasi smozzicate che rimbombano, costantemente s'interrompono come se pretendessero da noi una riflessione per ogni concetto espresso: ciò che ascoltiamo non è solo cinema, è lo sguardo impietoso su una generazione che rischia troppo spesso di perdersi, senza una morale o punti di riferimento, un'escursione impietosa nel vuoto, riflesso e contaminato dal nulla che lo circonda.
il DAVINOTTI

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Markus 10/6/18 10:11 - 2597 commenti

Due ragazzi di periferia romana, figli di povertà e pressapochismo, a causa di un fattaccio entrano in un brutto giro di delinquenza. L'esordio alla regia dei fratelli D'Innocenzo, con pregi e difetti, abbraccia a piene mani l'ormai collaudato filone di "Roma criminale". La buona interpretazione - quasi empatica - dei protagonisti è ciò che salva decisamente un film che, ahimè, si scontra con un déjà vu abbastanza lampante dettato dalla prevedibilità delle situazioni. Il disagio giovanile in ogni caso è ben rappresentato. Convincente Tortora.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Di fronte alla notizia della morte del figlio Tortora si pettina i capelli.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)

Thedude94 13/6/18 12:20 - 270 commenti

Ritratto reale e crudo di una periferia romana degradata, che i fratelli D'Innocenzo ci mostrano con primissimi piani intensissimi e un occhio sempre fisso sul cibo, che rappresenta ciò a cui allude il titolo e che serve per poter campare. I due protagonisti sono molto bravi (Carpenzano e Olivetti); importanti anche i loro genitori, tra cui Tortora e un' ottima Mancini. Per il resto qualche difetto dovuto alla ripetitività delle tematiche c'è, ma per essere un'opera prima merita davvero tutte le attenzioni del caso. Ottimo lavoro.
I gusti di Thedude94 (Drammatico - Gangster - Sentimentale)

Kaciaro 10/7/18 0:06 - 6 commenti

Dopo gli ottimi Romanzo criminale e Suburra seguiti dalle relative ottime serie tv si pensava che un nuovo film sulla criminalità di quartiere romana dovesse essere necessariamente un po' scontato oppure avesse poca presa mediatica tipo Et in terra pax o Il contagio, invece i due geniali gemelli romani dimostrano di avere molte cose da dire e di saperle elaborare con piglio personale. Azzeccano in pieno la scrittura e la scelta degli attori (specie Matteo Olivetti. al suo primo ciak in assoluto) e sfornano un film memorabile.
I gusti di Kaciaro (Erotico - Sentimentale - Western)