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ÇöL (TURKISH JAWS)

All'interno del forum, per questo film:
Çöl (turkish Jaws)
Titolo originale:Çöl
Dati:Anno: 1983Genere: action (colore)
Regia:Çetin Inanç
Cast:Cüneyt Arkin, Emel Tümer, Salih Kirmizi, Hüseyin Peyda, Nejat Gürçen, Baykal Kent, Ibrahim Kurt, Yilmaz Kurt, Turgut Borali, Sönmez Yikilmaz
Note:Aka "Lo squalo turco". Remake solo nominale dello "Squalo" di Spielberg (c'è un'unica scena con uno squalo in tutto il film).
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Approfondimenti:1) TUTTI GLI SQUALI AL CINEMA E IN TV
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/9/17 DAL DAVINOTTI
Stretta di mano a chi ha avuto il coraggio di intitolare “turkish Jaws” (vale a dire “Lo squalo turco”) un film in cui l'unica volta in cui uno squalo compare lo fa sottoforma di giocattolo meccanico grigio cui qualcuno ha appiccicato dei triangolini di plastica bianca per simulare i denti; attacca il protagonista in mare mentre questi galleggia con le braccia legate a un'asse di legno e vien da pensare che anche il più imbranato degli squali se lo divorerebbe in un attimo. Questo no. Il nostro eroe si libera un braccio, stacca un pezzo dell'asse e lo pianta nel muso della cosa grigia debellando la minaccia. E' passato un minuto. Di squali non ne parlerà più nessuno, così come nessuno fin lì aveva fatto. Come un minuto di lotta contro una cosa grigia che probabilmente apre le fauci dopo il rilascio della chiavetta della carica possa aver fatto guadagnare un titolo così altisonante al film è un mistero. Il resto del film è pressoché incomprensibile. Kemal (Arkin) è il prototipo dell'eroe buono ma dal passato con qualche ombra che prende a calci e pugni i cattivi appena può (a doppia velocità e con risultati esilaranti, visto il costante ricorso alla fast motion), inseguito dalla polizia e da non specificati nemici. Si sposta di solito su una moto e prende alloggio su una grande nave merci che staziona di fronte a una baia da dove due ragazze in bikini lo vedono scrutare da lontano l'orizzonte e se ne innamorano (!), decidendo di raggiungere a nuoto l'imbarcazione (!!) e di salirci (!!!). Raggiunto il ponte, vengono imprigionate da una rete lanciata non si sa da chi da cui Kemal e il suo “figlioccio” (un amico che ha sempre visto Kemal come un fratello maggiore o persino un padre) le liberano. La più bella delle due s'innamora perdutamente del ruvido Kemal, la meno attraente ripiega sull'amico arrivando presto al dunque. Nel frattempo Kemal è ossessionato da flashback di ogni tipo: di suo padre, di gente che lo schiaffeggia accusandolo di aver sottratto del denaro e addirittura dei tempi in cui stava all'orfanotrofio dalle suore col suo inseparabile cagnolino! Gli stacchi tra passato e presente son conditi da zoom impazziti (che si sprecano anche in altre occasioni) e mdp lanciata dove capita. Arrivare a comprendere anche solo parte della trama è una sfida, perché tra montaggio casuale e intreccio esistito probabilmente solo per un paio di minuti nella testa di chi l'ha ideato c'è da abbandonare il tentativo già dopo le prime tre scene. Ci si può allora concentrare sui meravigliosi dialoghi - con sentenze deliranti del protagonista e la bella che dichiara il suo amore utilizzando le frasi più banali che si possano immaginare - o su un insistito tentativo di stupro bloccato dall'arrivo sul posto di Kemal e del suo figlioccio i quali, pistole puntate contro, mettono in fuga i due violentatori solo con la forza dello sguardo (roba che Giucas Casella è un dilettante)! O ancora sulla colonna sonora, che parte con una “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin arricchita da interpolazioni di flauto e continua inserendo ripetutamente l'originale “Eye of the Tiger” nei frangenti più impensati (pure quando una ragazza telefona da una cabina!). Sorprendenti invece certe parentesi splatter: l'estrazione di una pallottola dalla spalla tra grumi di sangue e carne rappresi e una lotta finale con pali piantati nel collo (inutile sottolineare la povertà degli effetti). Tra inseguimenti e il buon Arkin che lancia occhiate da Rodolfo Valentino per l'intera durata seducendo le fan, il tipico esempio di exploitation turca è servito. E dimentichiamoci Spielberg, per pietà...
il DAVINOTTI

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Schramm 7/11/18 16:56 - 2163 commenti

Deserto: mai titolo fu più fortuitamente centrato, ché questo è cinema che esclude dal proprio orizzonte se stesso, e proprio perciò da non luogo si fa luogo, capottando ogni legge sintattico-grammatical-ortografica con un’apologia del nevrastenico ghirigoro tra spot tv locale e porno 70’s che Eisenstein fatti sotto. A individuare il plot, sparso in coriandoli ora da Merola ora da Jackie Chan, fallirebbero ecoscandagli drones e detector di tutto il globo, ma chissene: qui si fa la Scoria del cinema, rischiando l’ictus dal gran ridere a ogni frame. Più che film, una secchiata d'olio d'hashish.
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