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È ARRIVATO L'ACCORDATORE

All'interno del forum, per questo film:
È arrivato l'accordatore
Dati:Anno: 1952Genere: commedia (bianco e nero)
Regia:Duilio Coletti
Cast:Nino Taranto, Alberto Sordi, Ave Ninchi, Virgilio Riento, Antonella Lualdi, Tamara Lees, Fanfulla, Galeazzo Benti, Carlo Delle Piane, Carletto Esposito, Sophia Loren
Note:Aka "Zero in amore".
Visite:869
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 3
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
Commedia d'altri tempi particolarmente insulsa e costruita su di un soggetto (da una commedia di Paolo Riccora) di scarso interesse. Il protagonista è Nino Taranto in una performance da morto di fame che sarebbe stata meglio resa da Totò. Spacciandosi per un accordatore di pianoforti, Taranto ci introduce in una villa dove la padrona di casa (Ave Ninchi) sta finendo i preparativi per un pranzo di gala allestito per far avvicinare la figlia (Antonella Lualdi) a un ricco avvocato (Alberto Sordi). Dal momento che a causa dell'assenza di uno tra i convitati il pranzo diventerebbe per tredici, Taranto viene invitato (con sua immensa gioia) a parteciparvi. Il divertimento principale del film dovrebbe essere costituito dal fatto che Taranto viene continuamente allontanato dalla tavola e richiamato per evitare di restarvi in tredici. Al pranzo partecipano molti attori brillanti dell'epoca (Galeazzo Benti, Fanfulla, Virgilio Riento, Alberto Sorrentino...) che dovrebbero vivacizzare la situazione; ma, ad esempio, Alberto Sordi (che riprende il personaggio petulante e bamboccesco di MAMMA MIA, CHE IMPRESSIONE!) si ritrova alle prese con una figura che poco gli permette di esibire il proprio talento comico, ridotto in pratica a qualche scontato intercalare, qualche versaccio, un gesticolare privo dell'invadenza necessaria a dargli un senso. Appare anche abbastanza spesso, ma si ripete senza mai brillare. E Nino Taranto, perfetto come spalla ma talvolta inadeguato quando gli tocca un ruolo centrale, ha solo un paio di momenti felici (uno è sicuramente quando spinge un uomo al suicidio al fine di appropriarsi degli abiti richiestigli per partecipare al pranzo). Canta due volte la canzone che dà il titolo al film e, nella seconda parte, è vittima di un rapimento che, prolungandosi, cambia in peggio il film.
il DAVINOTTI

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Pigro 11/4/12 10:05 - 7378 commenti

Un morto di fame viene invitato a un ricco pranzo per fare il 14esimo a tavola, ma tra equivoci e imprevisti il tanto sospirato cibo diventa imprendibile. La commediola è quel che è, ma alcune situazioni farsesche (la signora con la camera stipata di amanti in ogni angolo, o l’escalation di aspiranti suicidi) e alcune battute (soprattutto sulla fame) riescono ancor oggi a far sorridere. Taranto è simpatico, anche se il personaggio sarebbe stato perfetto per Totò, che avrebbe saputo aggiungere quella lunare ironia in più che qui purtroppo manca.
I gusti di Pigro (Drammatico - Fantascienza - Musicale)

Rufus68 3/9/18 22:05 - 2704 commenti

Commediola esilissima che scorre via senza farsi ricordare nemmeno per una trovata. L'equivoco alla base è pura acqua fresca e la meccanicità del comico nel personaggio di Taranto (l'eterno affamato) parecchio scoraggiante (il bravo caratterista pare, inoltre, poco adatto a reggere il peso da protagonista). A salvare dal giudizio più severo rimane la simpatia dell'insieme dei vari attori: dalla Ninchi al Sordi petulante e infantile, risaputo, ma efficace.
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Minitina80 12/11/19 15:57 - 2072 commenti

Il perno centrale è rappresentato dalla fame, un fattore che in quel tempo aveva una valenza differente e sulla quale ha avuto un senso costruire la commedia. Uno scritto vero e proprio, però, non esiste e il ruolo di Taranto si limita a girare attorno ai morsi della fame che non vengono saziati. Forse anche per questo il film appare un po’ invecchiato, mentre la patina leggera e disimpegnata che lo caratterizza potrebbe non essere gradita a qualcuno. Tuttavia sarebbe ingiusto definirlo un fallimento completo, perché qualche momento ilare non manca.
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