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THE VELOCIPASTOR

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/1/20 DAL DAVINOTTI
Un prete che quando s'infuria si trasforma in dinosauro... L'idea è delirante, si combina al meglio con un titolo nato probabilmente anche prima per attirare i cultori di certo cinema e questo è tutto. Il resto è infatti accessorio, rimpastato come capita per giustificare un minimo ciò che lo spettatore s'aspetta. Con l'aggiunta di una lotta contro una squadra di ninja giusto per alzare la soglia demenziale quando si esaurisce la spinta propulsiva data dall'improbabile trasformazione. Trasformazione poi... Quando a padre Doug (Cohan) viene la faccia verde tipo Hulk assistendo alle minacce d'un briccone a una bella prostituta (Kempinski), ci si aspetterebbe di godersi il clou, ovvero il clamoroso mutarsi del prete in dinosauro. Ma il budget è miserevole e il passaggio successivo alla faccia verde è un dinosauro di pezza noleggiato dal vicino parco dei divertimenti: ruggisce, attacca e uccide in pochi secondi per poter chiudere la penosa parentesi quanto prima. Il tutto ambientato in un boschetto che pochi istanti prima era stata la foresta cinese (ma non è finita, sarà pure giungla vietnamita in un assurdo flashback successivo) nella quale il nostro pretino, rifugiatosi in Oriente dopo aver perso i genitori in un attentato, aveva incontrato una donna in fuga. Agonizzante causa freccia nel petto, la poveretta gli aveva ceduto la pietra magica che, a contatto col sangue (sbucciatura su un ramo), dà al religioso il potere di trasformarsi in dinosauro. Tornato a New York e frequentemente preda di incubi, questi si accorge che un simile “dono” può arrecare del bene al prossimo: che male c'è in fondo ad accoppare per esempio il magnaccia della sua amichetta prostituta venuto chissà perché in confessionale a dirgli di esser stato lui ad avergli ucciso i genitori? Al solo sentire la cosa le mani di Doug diventano zampe di velociraptor (sempre di pezza) e sgozzano l'uomo in chiesa. Comunque d'accordo, il nostro eroe agisce per il Bene (il film si chiuderà anzi con una bella citazione di Gandhi), Carol lo sostiene nella sua "violenta missione di pace" ma Padre Stewart (Steere), ex combattente in Vietnam, capisce che è il caso di portarlo a esorcizzare per curarlo. Niente da fare: genererà solo un disastro nella saletta dei tarocchi dov'erano stati condotti. E poi arrivano i ninja, capitanati da un cinese trafficante di droga e dal fratello un po' scemo (Turits) di Doug, che in terrificanti flashback familiari scopriremo come fosse ignorato dai genitori meditando vendetta. Un caos nel quale gli effetti speciali non esistono (l'attentato ai genitori di Doug si risolve con la dicitura “videoeffetto dell'auto incendiata” sovrapposta all'inquadratura della strada vuota); la lotta finale, ad esempio, vedrà il già citato dinosauretto di pezza combattere in campo aperto con ninja costretti a vere mosse “al contrario” per fingere di non riuscire a debellare questo mostriciattolo alto quanto un uomo (chissà perché), goffo e saltellante. L'unico momento veramente comico è quando nel flashback in Vietnam padre Stewart vede la sua adorata Adeline corrergli incontro ed esplodere su una mina a 30 centimetri di distanza da lui in un improvviso geyser di sangue. Inutile sottolineare l'approssimazione di regia, sceneggiatura, recitazione: è evidente quanto si tratti di produzione semiamatoriale che sceglie la via della facile parodia per non dover troppo giustificare la totale, ovvia assenza di suspense e horror. Come sempre più spesso capita si tratta unicamente di un buon titolo, specchietto per le allodole che con la suggestiva locandina propaganda un film talmente povero da ingenerare giusto qualche inevitabile, compassionevole risata. Poi però tocca sorbirsi i lunghi, tediosi dialoghi tra Doug e Carol (che almeno nel finale in lotta sfoggia un costumino aderente notevole), le inutili sciocchezze al campo ninja e molta altra fuffa.
il DAVINOTTI