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IL RAGAZZO DELLA GIUDECCA

All'interno del forum, per questo film:
Il ragazzo della Giudecca
Dati:Anno: 2016Genere: drammatico (colore)
Regia:Alfonso Bergamo
Cast:Carmelo Zappulla, Luigi Diberti, Tony Sperandeo, Franco Nero, Giancarlo Giannini, Chiara Iezzi, Mario Donatone, Cristian Stelluti, Pietro Delle Piane, Claudia Samaras, Domenico Cucinotta, Enrica Pintore, Mario Paradiso Jr., Jacopo Francesco Cavallaro, Barbara Bacci
Note:Ricostruzione della reale vicenda occorsa al cantante neomelodico Carmelo Zappulla, autore del romanzo "Quel ragazzo della Giudecca. Un artista alla sbarra" da cui è tratto il film.
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 21/11/19 DAL DAVINOTTI
Tratto dal libro "Quel ragazzo della Giudecca - Un artista alla sbarra" scritto dallo stesso Carmelo Zappulla, che nacque nel quartiere della Giudecca a Siracusa e si trasferì a Napoli all'età di 24 anni raggiungendo lì un grande successo come cantante neomelodico, il film porta alla luce una storia di ordinaria malagiustizia dando meritoriamente visibilità al dramma di chi si vide costretto ingiustamente a scontare qualche tempo in carcere. Capitò infatti davvero che Zappulla, nel 1993, venne accusato da un pentito di essere il mandante dell'omicidio di un giovane meccanico. La vittima, che si diceva fosse l'amante della madre di Carmelo, frequentava in realtà la madre di un boss della camorra (o almeno questo è quanto si desume da un foglietto che in una scena due investigatori si scambiano). Nel film il procuratore che si occupa delle indagini (Sperandeo) cerca in ogni modo di indirizzare quanto più possibile le stesse contro Zampulla, reo a suo dire di aver abbandonato la loro terra (la Sicilia) per inseguire il successo a Napoli. Un personaggio piuttosto curioso, quello del procuratore, tratteggiato in modo decisamente negativo da un sempre bravo Sperandeo che, se anche calca un po' troppo la mano, sa far valere la sua verve e il piglio da perfetto villain. Gli si contrappone un anziano avvocato (Diberti) - voluto ad ogni costo da Zappulla come difensore - che conosce da anni sia il procuratore che il giudice (Giannini) chiamato a occuparsi del caso. Con un deciso salto temporale si passa poi dal periodo in carcere a quello in cui, esaurita la custodia cautelare, Carmelo torna provvisoriamente in libertà e si prepara a partire per una tournée. Ma ci saranno presto nuovi problemi: un secondo pentito farà il suo nome costringendo il cantante a cambiare i piani e a fuggire per darsi alla latitanza (durata tre anni!). Un periodo amaro che il film restituisce non senza alcuni impacci che si avvertono fin dall'inizio. Il montaggio e la costruzione della vicenda sono infatti in generale difficoltosi, si mescolano a filmati in flashback del cantante sul palco (in 4:3 bianco e nero) che sembrano innestati senza troppa attenzione in un tessuto narrativo caotico. Zappulla, che recita nella parte di se stesso con l'aria di chi soffre ma non ha perso il sorriso sincero, è virtualmente il protagonista, ma poi la scena se la prendono Diberti e soprattutto Sperandeo, mentre qualche spazio viene lasciato anche ai relativi collaboratori dei due e ai familiari di Zappulla (la figlia e il fratello in particolar modo, vicini col cuore a Carmelo). In aggiunta qualche sparuto intervento da parte di Franco Nero (il bibliotecario ergastolano che unico pare stringere amicizia con Zappulla in prigione) e del già citato Giancarlo Giannini, con Mario Donatone che compare nell'officina della vittima per un paio di minuti senza lasciare vera traccia di sé. Girato in una Napoli su cui troneggia imponente il Vesuvio, più volte inquadrato, il film appare sfilacciato, scarsamente coinvolgente, zeppo di suggestioni lasciate cadere (il maxiprocesso, le ingerenze camorriste), con un paio di scene di sesso fuori luogo e più in generale una complicata gestione della sceneggiatura. Il vero dramma sperimentato da Zappulla quasi non si percepisce come tale, mentre il processo con la requisitoria dell'avvocato è tirato via e fallisce nel regalarci quello che avrebbe dovuto essere il vero climax e che invece manca di ogni minima tensione. Peccato perché la presenza di Sperandeo (lasciato a briglia sciolta, caricaturale ed eccessivo ma verace nel suo istrionismo), Diberti, Giannini e anche di Nero eleva a tratti il film con qualche valida scena che, se presa singolarmente, dà una sensazione ben diversa da quello che è il risultato finale. Ci voleva però più attenzione al montaggio e alla ricostruzione della vicenda, perché i gravi buchi nel racconto dissestano un'operazione interessante, indubbiamente sentita, romanzata ma malinconicamente vicina alla realtà.
il DAVINOTTI