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QUELLI CHE MAI DISPERANO

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Quelli che mai disperano
Titolo originale:White Corridors
Dati:Anno: 1951Genere: drammatico (bianco e nero)
Regia:Pat Jackson
Cast:James Donald, Googie Withers, Godfrey Tearle, Petula Clark Jean Anderson, Timothy Bateson, Deidre Doyle, Fabia Drake, Henry Edwards, Lyn Evans, Grace Gavin, Helen Harvey, Gerard Heinz, H.S. Hills, Mary Hinton
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Filmati:
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/10/19 DAL DAVINOTTI
Dramma ospedaliero inglese (ma la provenienza ce la danno i credits sui titoli di testa, perché gli esterni si limitano all'incipit e a pochissimo altro) ambientato tra i "corridoi bianchi" dell'immaginario Yeoman's Hospital di Wilchester, dove si muovono medici e infermiere in egual numero o quasi. Uno sguardo alla quotidianità del lavoro di chi si occupa di pazienti afflitti dalle patologie più diverse o di problemi d'ordinaria amministrazione. C'è ad esempio il dottor McDonald (Marriner) alle prese con cure sperimentali per le quali le sovvenzioni tardano ad arrivare; aiutato da una collega in gamba (Withers) innamorata di lui, deve nel frattempo dedicare le sue attenzioni a un bimbo refrattario alla penicillina: i germi hanno attaccato il sangue e salvarlo non sembra affatto facile. Lei oltretutto deve decidersi se andarsene a Londra per inseguire sogni di carriera o se rimanere a fianco di chi ama e che, tuttavia, pare non voler in alcun modo ostacolarne la trasferta. Detto di una bella infermiera (Clark) che con dolcezza cerca di rendersi utile offrendo sempre il massimo della disponibilità, si ritaglia il giusto spazio anche la figura del primario (Tearle), il cui figlio pare poco interessato al mestiere e molto di più agli affari di famiglia, al punto da sbagliare clamorosamente una diagnosi al pronto soccorso per la preoccupazione di arrivare in tempo a visitare una casa da acquistare. Qualche paziente in situazioni bizzarre (ce n'è uno completamente fasciato cui fan bere del the bollente), un'infermiera che si sente tradita dalla figlia del primario... Sopra ogni cosa però le questioni etiche relative a chi lavora nel campo, in più occasioni il perno attorno a cui ruotano i discorsi; d'altra parte è chiaro quanto l'interesse principale degli autori sia quello di affrontare temi legati alle conseguenze delle azioni di chi ha in mano la vita delle persone, il bene più prezioso che si conosca. Non siamo infatti – differentemente da quello che può sembrare - in un film a sfondo rosa, nonostante non manchino le relazioni sentimentali, e sono anzi apprezzabili la maturità dell'approccio nonché la capacità di mantenere alta - grazie anche a interpretazioni di livello - la plausibilità delle situazioni (pur nella talvolta inattesa drammatizzazione delle stesse che comporta come conseguenza qualche tocco involontariamente comico dovuto all'imbranataggine di alcuni personaggi). Certo, visto oggi il film appare fortemente ancorato al suo tempo e registicamente statico, penalizzato oltremodo da una pressoché totale assenza di musiche (dietro a quelle utilizzate nei titoli di testa e coda, non accreditato, c'è il nostro Nino Rota!) che si avverte, nei momenti chiave del film. Comunque una descrizione sincera di un mondo cambiato nel tempo più dal punto di vista della tecnologia applicata alle cure che non dei rapporti interpersonali, dal momento che già qui si nota l'onesto riconoscimento d'una seria paritarietà nel campo tra i due sessi. Non ci si preoccupa di spettacolarizzare alcunché e si chiude senza troppa gloria facendoci pensare agli E.R. o i DR. HOUSE dei nostri anni, più concitati e curati, nell'elaborazione di soggetti e sceneggiature. Ingenuo, semplice ma di discreta efficacia.
il DAVINOTTI