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• STUDIO SEX

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/10/19 DAL DAVINOTTI
Lo Studio Sex è un night ("locale porno", lo definisce il doppiaggio italiano) di Stoccolma dove lavorava come spogliarellista una bella diciannovenne trovata morta, nuda, al parco. A indagare sulla sua morte, oltre alla polizia, anche Annika Bengtzon (Crépin), una giornalista che entra subito in contatto con l'amica della defunta. Questa le svela qualche retroscena pretendendo però che non venga pubblicato. Ci penserà un collega al giornale a scoprire il mestiere della vittima e a dare la notizia in pasto ai lettori. Annika, per scusarsi con la ragazza convinta che la notizia sia stata diffusa da lei, le propone di fermarsi qualche giorno a dormire in casa sua in attesa di trovare una sistemazione. Nel frattempo si scopre che nell'omicidio sono coinvolti il proprietario dello Studio Sex, Joachim (Alfvén), e forse addirittura il ministro del commercio svedese, Lundgren (Terfelt), non si capisce bene a quale titolo. La matassa s'aggroviglia e non è che, va detto, venga sbrogliata con la necessaria armonia. Il film, prodotto direttamente per il mercato homevideo, avrebbe anche più di una freccia al suo arco, nel soggetto, ma finisce coll'organizzare male il materiale a disposizione senza rendere immediata la comprensione della storia; che comprende anche un rapporto parzialmente tormentato della protagonista col suo partner e soprattutto con quello precedente, deceduto in circostanze da chiarire (qualche flashback raffazzonato lo farà nel finale). L'ambientazione svedese poteva essere un punto d'originalità ma a ben vedere poco si percepisce la differenza rispetto agli analoghi prodotti americani. Si lavora infatti soprattutto in interni e si gioca - nel finale - con qualche ripresa “piccante” e con riprese allo Studio Sex dove anche la bella Annika entrerà in incognito infilando abitini sexy che ne metteranno in risalto lo statuario fisico. Detto di un poliziotto che resta sul fondo defilato e che, nonostante la conosca e ne sia amico, non fa nulla per aiutare Annika nelle sue ricerche, si dà uno sguardo anche a interessanti divagazioni governative, con le trattative segretissime tra lo Stato e i talebani per la liberazione di un ostaggio. Dal punto di vista dello scavo psicologico (molto blando) si lavora più sui rapporti tra Annika e l'amica della vittima, sulla figura del laido proprietario del night e davvero troppo superficialmente sulle relazioni tra la protagonista e i partner presenti e passati. Nel complesso l'approccio è insomma quello tradizionale del giallo-thriller paratelevisivo, con una confezione appena superiore comprendente una fotografia accettabile e un cast non certo straordinario ma diligente. Un paio di colpi di scena discretamente assestati ma curiosamente non nel finale, quando invece la soluzione arriva senza enfasi e sommariamente deludendo. Eliminando le originali implicazioni legate allo snodo internazionale e qualche bell'esterno saremmo nel pieno anonimato.
il DAVINOTTI