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• GREAT WHITE

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Titolo originale:Great White
Dati:Anno: 1998Genere: animali assassini (colore)
Regia:Zac Reeder
Cast:Richard Keats, Terry Arrowsmith, Stephanie Rose Allen, R.J. Collins, Stephanie Allen, Michael Main, C.J. Morrow, Drew Wood
Note:Aka "Shark", "Jurassic Shark 2". Liberamente ispirato alla vicenda dello squalo che attaccò il New Jersey nel 1916.
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Approfondimenti:1) TUTTI GLI SQUALI AL CINEMA E IN TV
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/10/19 DAL DAVINOTTI
Quando ancora l'attuale abuso di CGI era un miraggio, chi non aveva i mezzi si arrangiava come poteva, limitando il digitale (con risultati spesso patetici) al minimo indispensabile; nel caso specifico all'esplosione finale, tirata via in un paio di secondi per ovvie ragioni di decenza. Produzione poco più che amatoriale, girata in Sony Betacam e in qualche modo artefatta per restituirle un vago appeal cinematografico, l'opera di Zac Reeder si presenta come uno dei più scalcinati shark-movie di ogni tempo. Anche volendo chiudere un occhio sulla fotografia da filmino delle vacanze, il resto sembra scritto alla meno peggio nonostante si debba – per forza di cose – contare più sui dialoghi che sugli effetti “speciali”. Questi ultimi, che non vedono una sola volta interagire nella stessa inquadratura i personaggi con i loro killer, si limitano a qualche filmato di repertorio al quale si fan subito seguire scene di imbarcazioni che si spostano perché colpite con gente che cade in acqua e si lascia affondare (senza manco un po' di sangue in superficie); il tutto condito da confuse riprese di fauci che si aprono tra mille bollicine e una miriade di inquadrature della pinna che solca il fiume. Già, fiume, perché la storia è quella – reale – dello squalo che nel 1916 attaccò il New Jersey e che verrà ripresa più degnamente anni dopo ne IL FIUME DEL TERRORE. Qui a dire il vero siamo in Nevada e nulla si fa per nasconderlo, mentre altri agganci alla realtà sembrano non esistere. Al centro della vicenda un biologo marino, Steven Miller (Keats), che già nelle prime sequenze perde un suo studente (o è suo figlio, o un parente? Non lo specifica nessuno!) recatosi da solo a pescare in una baia. Sicuro che la causa della morte sia l'attacco di uno squalo, Miller cerca di far capire la cosa allo sceriffo, il quale però preferisce giocare a golf mostrando chiaro disinteresse. Al nostro eroe non resta che parlarne a casa con la moglie e preoccuparsi per il figlio (questa volta quello vero, senza dubbio), che ama trascorrere le serate con la sua ragazza perdendosi in dialoghi verbosi e superflui. Pare odi l'acqua, tra l'altro, quindi grandi pericoli non dovrebbe correrne. Dopo essersi confidato con la moglie (c'è anche un ridicolo flashback di gioventù), con gli amici e persino con un ubriaco conosciuto di notte su una banchina del porto che gli tira su un pistolotto interminabile sulle sue esperienze da tiratore scelto al luna park e nemico giurato degli squali, Miller si abbandona a riflessioni mute (sulle note di “Truth” dei Peace Corpse guarda l'orizzonte, oppure brancola stordito sulla spiaggia). Nel frattempo il pescione si dedica ad accoppare - soprattutto gente che si diverte sulle moto d'acqua - con la solita tecnica: testata, caduta, pranzo. Keats a dire il vero non se la cava nemmeno così male, nonostante la povertà della sceneggiatura, la regia fa quel che può senza evidenziare carenze particolari ma l'impressione del film da tesi di laurea resta. E poi come commentare positivamente attacchi risolti con una pinna che compare da dietro e la vittima in primo piano appoggiata alla barca che sputa due gocce d'amarena dalla bocca?
il DAVINOTTI