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OUR GODFATHER - LA VERA STORIA DI TOMMASO BUSCETTA

All'interno del forum, per questo film:
Our godfather - La vera storia di Tommaso Buscetta
Titolo originale:Our Godfather
Dati:Anno: 2019Genere: documentario (colore)
Regia:Mark Franchetti, Andrew Meier
Cast:(n.d.)
Visite:62
Filmati:
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/10/19 DAL DAVINOTTI
Poco dopo l'uscita del TRADITORE, il film che Bellocchio ha tratto dalla vita di Buscetta, arriva da noi in televisione (via La7) questo OUR GODFATHER, il documentario che ripercorre la singolare storia del "boss dei due mondi", il primo grande pentito di mafia, colui che con le sue deposizioni al giudice Giovanni Falcone permise allo Stato di ricostruire per la prima volta la reale struttura della cupola mafiosa. La differenza col film è naturalmente abissale, in termini artistici, ma si tratta di due operazioni diverse e speculari, resa possibile questa dall'enorme mole di fotografie e filmati inediti relativi a Buscetta e ai suoi familiari messi a disposizione per l'occasione. Fondamentali i racconti diretti di Cristina, la terza moglie del boss, conosciuta a Rio De Janeiro negli Anni Settanta dove questi visse a lungo, e quelle di due degli otto figli (alcuni dei quali uccisi dalla mafia sanguinaria di Totò Riina); notevole la mescolanza, molto ben amalgamata, di filmati d'epoca, ricostruzioni, immagini ricavate dalle fonti più disparate (nonché dagli archivi televisivi di allora). In aggiunta interviste frammentate a uomini come Giuseppe Ayala, pubblico ministero al maxiprocesso di Palermo, momento chiave in cui converse il lavoro meticoloso di Falcone e che portò ad arresti epocali aprendo per la prima volta una breccia nel muro impenetrabile di Cosa Nostra. Un lavoro indubbiamente interessante e filologicamente accurato, che riesce bene a restituirci l'immagine di quest'uomo schivo, che testimoniò perché sentitosi lui tradito da una mafia che non riconosceva più, che gli aveva ammazzato figli e parenti operando scelte lontanissime dal codice d'onore fin lì sempre osservato. Sedici anni - dal 1984, quando decise di diventare collaboratore di giustizia, all'aprile del 2000, quando morì di cancro - trascorsi da uomo in fuga dalla morte, scortato 24 ore su 24 da guardie del corpo, nascosto negli Stati Uniti sotto falso nome, impossibilitato per ovvie ragioni a condurre - lui insieme a moglie e figli - una vita normale. La moglie spiega, intervenendo lungo tutto l'arco del film, come seppe amare un uomo che aveva perdonato e desiderava solo potesse cambiare, i figli ricordando qualche rara circostanza e i drammi nello scoprire sempre nuove ombre nel passato del padre. Registicamente solido quantunque non esattamente spettacolare, il film riesamina tuttavia solo alcune fasi della vita di Buscetta e dovrebbe potersi affiancare - per una corretta comprensione del personaggio - ad altre fonti che si occupino di raccontarne gli anni che anche il film di Bellocchio analizza solo di sfuggita: l'ascesa e gli anni del potere esercitato dal boss, ad esempio, così come le sue vicissitudini da “viveur”, sono sacrificati in favore di quelli in cui viene descritta la sua vita da pentito; anzi, del più importante pentito di Cosa Nostra di ogni tempo. Un accenno alla strage di Capaci, alla detenzione di Riina, alla malattia, ma è chiaro che il punto di forza sta nei documenti attraverso i quali abbiamo modo di vedere in faccia - non solo nei due o tre filmati regolarmente diffusi in tv - Tommaso Buscetta, ripreso e fotografato nel privato. Sta qui la vera forza del lavoro di Franchetti e Meier.
il DAVINOTTI